Capo di Stato: Abdullah Gül (subentrato a Ahmet Necdet Sezer ad agosto)
Capo del governo: Recep Tayyip Erdoğan
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 75,2 milioni
Speranza di vita: 71,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 47/37‰
Alfabetizzazione adulti: 87,4%
Il sentimento e la violenza nazionalisti sono aumentati sull'onda di un'accresciuta incertezza politica e degli interventi armati. La libertà di espressione ha continuato a essere limitata. Sono continuate a pervenire denunce di tortura e altri maltrattamenti e di eccessivo impiego della forza da parte delle forze dell'ordine. Le incriminazioni per violazioni dei diritti umani sono state inefficaci e insufficienti e non sono cessate le preoccupazioni per la mancanza di equità processuale. Sono stati violati i diritti di rifugiati e richiedenti asilo. Pochissimi progressi sono stati compiuti per la creazione di case protette per le vittime di violenza domestica.
In seguito all'uccisione, avvenuta in gennaio, del giornalista turco-armeno Hrant Dink si è diffusa un'atmosfera di intolleranza. Dal mese di maggio in poi, una marcata escalation di scontri armati tra l'esercito turco e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) ha provocato violazioni dei diritti umani. Nel mese di giugno tre dei distretti al confine con l'Iraq sono state dichiarate dall'esercito zone temporanee di sicurezza. Altri tre distretti lo sono diventati a dicembre.
Il parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo presidente e, a luglio, si è quindi fatto ricorso alle elezioni anticipate. Il governo uscente è stato rieletto e, ad agosto, il parlamento ha scelto Abdullah Gül quale nuovo presidente. Nel mese di settembre il governo ha nominato una commissione incaricata di redigere una bozza di riforma costituzionale. A novembre la Corte costituzionale ha avviato i procedimenti giudiziari per mettere al bando il partito filocurdo Società democratica (DTP).
Attentati compiuti da singoli o gruppi sconosciuti mirati a colpire i civili hanno ucciso e ferito decine di persone. A maggio e ottobre, due persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite in due attentati compiuti a Smirne. Un'altra bomba, sempre a maggio, nel distretto Ulus ad Ankara ha ucciso nove persone, ferendone più di 100. A settembre, l'attacco a un minibus nella provincia di Şırnak ha causato numerose vittime.
Nel mese di dicembre, le forze armate turche hanno effettuato operazioni militari nell'Iraq settentrionale, a maggioranza curda, avendo come obiettivo basi del PKK.
La libertà di esprimere la propria opinione in modo pacifico ha continuato a essere limitata di fatto e di diritto. Avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e altri sono statti vessati, minacciati, ingiustamente incriminati e aggrediti fisicamente. Nonostante l'opposizione interna e internazionale al suo impiego, è cresciuto il numero di incriminazioni ai sensi dell'art.301 del codice penale, che punisce la «denigrazione dell'identità turca».
*Il 19 gennaio è stato ucciso il giornalista e difensore dei diritti umani Hrant Dink. In precedenza era stato incriminato ai sensi dell'art.301. Il presunto assassino avrebbe dichiarato di aver sparato a Hrant Dink perché egli «denigrava l'identità turca». Con un atto di solidarietà senza precedenti, circa 100.000 persone hanno partecipato ai funerali del giornalista. Un'indagine della polizia ha portato in giudizio alcuni sospetti, ma non è stata presa in esame la colpevolezza dei servizi di sicurezza. A ottobre, il figlio di Hrant Dink, Arat Dink, e Sarkis Seropyan, rispettivamente vice direttore e proprietario del settimanale turco-armeno Agos, sono stati incriminati ai sensi dell'art.301 e condannati ciascuno a un anno di reclusione con sospensione della pena.
*Nel mese di aprile sono stati uccisi a Malatya due cittadini turchi e uno tedesco, dipendenti di una casa editrice cristiana. Secondo quanto riferito, i tre sono stati trovati con mani e piedi legati insieme e le gole tagliate. A novembre è iniziato il processo alle persone accusate degli omicidi.
L'art. 216 del codice penale, che punisce «l'incitamento all'inimicizia o all'odio tra la popolazione», è stato applicato in modo arbitrario e ultrarestrittivo.
*A novembre l'avvocata Eren Keskin è stata condannata a un anno di reclusione per aver pronunciato la parola "Kurdistan". In seguito la reclusione è stata commutata nel pagamento di una multa di 3.300 lire turche (circa 2.800 dollari USA).
Anche l'art.7(2) della legge antiterrorismo, che punisce la «propaganda per un'organizzazione terrorista o per i suoi obiettivi» è stato causa di numerosi procedimenti penali.
*Nel mese di novembre, Gülcihan Şimşek, membro del DTP e sindaco della città di Van, è stato condannato a un anno di reclusione per aver usato l'appellativo "Signor" parlando del leader del PKK Abdullah Öcalan.
Difensori dei diritti umani sono stati perseguiti a causa delle loro attività pacifiche.
*A gennaio, i conti correnti bancari di Amnesty International Turchia sono stati congelati su richiesta dell'ufficio del governatore di Istanbul per motivi di presunta «raccolta fondi illegale». Per lo stesso reato, a maggio il presidente dell'organizzazione è stato multato. Amnesty International Turchia ha presentato ricorso in appello per tali decisioni ma, alla fine dell'anno, la situazione non era cambiata.
*Nel mese di giugno, tre soci dell'organizzazione turca per i diritti umani İHD sono stati condannati a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno per aver criticato l'operazione "ritorno alla vita" compiuta nelle carceri dalle autorità statali nel 2000.
*Serpil Köksal, Murat Dünsen e İbrahim Kızartıcı sono stati incriminati per aver partecipato a una campagna contro il servizio militare obbligatorio. Nel mese di dicembre sono stati prosciolti.
*L'ufficio del governatore di Istanbul si è rivolto ai tribunali per far chiudere l'organizzazione Lambda Istanbul, che opera in favore di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, affermando che il nome e gli obiettivi del gruppo erano contrari «alla legge e alla morale».
Le indagini in merito a violazioni dei diritti umani commesse da agenti delle forze dell'ordine hanno continuato a essere carenti e il numero di incriminazioni è stato insufficiente. I meccanismi ufficiali di tutela dei diritti umani non hanno avuto efficacia. Nel mese di giugno il parlamento ha emendato la legge sui poteri e i doveri della polizia, assegnando alla polizia ulteriori poteri per impiegare forza letale grazie all'autorizzazione a sparare a sospetti in fuga che ignorino l'ordine di fermarsi.
*Ad aprile sono stati prosciolti i quattro agenti di polizia sotto processo per aver ucciso, davanti alla sua abitazione, Ahmet Kaymaz e il suo figlio dodicenne Uğur. Gli agenti hanno affermato che le uccisioni erano state provocate da uno scontro armato, ma i referti forensi hanno dimostrato che entrambe le vittime erano state colpite varie volte da distanza ravvicinata.
*È stata revocata la condanna di due agenti della polizia militare e di un loro informatore, in precedenza ritenuti colpevoli dell'attentato compiuto nel 2005 contro una libreria nella città sudorientale di Şemdinli, in cui una persona era morta e altre erano rimaste ferite. Il nuovo processo è stato celebrato da un tribunale militare. Alla prima udienza, in dicembre, i due agenti sono stati rilasciati perché riprendessero servizio.
*A novembre, 10 agenti di polizia sono stati scagionati dall'accusa di aver torturato due donne durante il fermo di polizia, avvenuto nel 2002 a Istanbul. Secondo la loro testimonianza, le due donne, "Y" e "C", erano state picchiate, spogliate e investite con getti d'acqua fredda pressurizzata. Inoltre avevano subito un tentativo di stupro. I verdetti di proscioglimento sono stati pronunciati dopo un nuovo esame medico, richiesto dagli imputati, il cui risultato non ha dimostrato «prove definitive che fosse stato commesso il reato di tortura».
Non sono cessate le preoccupazioni in materia di equità processuale, soprattutto per le persone processate ai sensi della legislazione anti-terrorismo. In procedimenti prolungati, sarebbe risultato che erano state ammesse come prova dichiarazioni estorte sotto tortura.
*Nel mese di giugno, Mehmet Desde è stato imprigionato dopo essere stato condannato, insieme ad altre sette persone, in quanto sostenitore o appartenente a una «organizzazione illegale» a causa dei suoi legami con il Partito bolscevico (del Kurdistan settentrionale/Turchia). Il Partito bolscevico non ha usato la violenza e neppure ne ha promosso l'uso e, inoltre, il collegamento tra il partito e le persone condannate non è stato provato. La condanna di Mehmet Desde è stata basata in larga misura su dichiarazioni a quanto pare estorte con la tortura.
*Selahattin Ökten ha trascorso l'intero anno in detenzione preventiva dopo essere arrestato per sospette attività in favore del PKK. L'accusa era basata sulle affermazioni di un unico testimone, presumibilmente estorte sotto tortura e, in seguito, ritrattate.
Non sono cessate le segnalazioni di sparatorie mortali da parte delle forze di sicurezza, la cui giustificazione, solitamente, era il mancato rispetto dell'ordine di fermarsi. Tuttavia, spesso tali episodi hanno visto un impiego sproporzionato della forza da parte degli agenti e alcune delle uccisioni potrebbero essere state in realtà esecuzioni extragiudiziali. In alcuni casi le indagini sono state compromesse dalla perdita delle prove da parte di funzionari delle forze dell'ordine.
*Ad agosto, il richiedente asilo nigeriano Festus Okey è morto per un colpo di arma da fuoco durante il fermo di polizia a Istanbul. Apparentemente, la polizia ha perso un reperto cruciale, la camicia che la vittima indossava il giorno della sparatoria. Un agente di polizia è stato incriminato per omicidio volontario.
*Nel mese di settembre, Bülent Karataş è stato ucciso dalla polizia militare nel distretto Hozat della provincia di Tunceli. Secondo Rıza Çiçek, anch'egli gravemente ferito durante l'episodio, prima di sparare la polizia militare ha costretto entrambi a togliersi gli abiti. Sul caso era in corso un'inchiesta riservata.
Sono continuate a pervenire segnalazioni di tortura, compiuta soprattutto al di fuori dei luoghi ufficiali di detenzione.
*A giugno, Mustafa Kükçe è morto dopo essere stato detenuto in diverse stazioni di polizia di Istanbul. Dopo l'identificazione del cadavere, i parenti hanno dichiarato che era evidente che fosse stato torturato prima di morire. Contro gli agenti di polizia non è stato istruito alcun procedimento.
*Secondo quanto segnalato, l'avvocato Muammer Öz è stato picchiato dalla polizia mentre prendeva il tè con la sua famiglia, nel distretto Moda di Istanbul. Un referto medico ufficiale non ha rilevato che durante l'aggressione gli era stato rotto il naso. Muammer Öz ha raccontato ad Amnesty International che gli agenti lo avevano colpito con manganelli e pugni e gli avevano detto che non sarebbero mai stati puniti. Due agenti sono stati incriminati ed erano in attesa di processo.
Anche durante il controllo delle manifestazioni membri delle forze di sicurezza hanno continuato a ricorrere a un uso eccessivo della forza.
*In alcuni cortei del 1° Maggio in varie parti del paese, la polizia ha usato manganelli e gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici. Nella sola Istanbul sono state arrestate più di 800 persone, ma non si conosce il numero totale degli arrestati.
Sono continuate le segnalazioni di punizioni severe e arbitrarie nelle carceri "di tipo F". Una circolare pubblicata a gennaio, con cui si concedevano ai detenuti maggiori diritti di trascorrere tempo in comune, è rimasta in pratica lettera morta. Alcuni prigionieri sono stati detenuti in isolamento totale o a piccoli gruppi. Ampie proteste hanno chiesto la fine dell'isolamento per il leader del PKK Abdullah Öcalan e un'inchiesta sul trattamento riservatogli.
Nel mese di maggio il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) ha visitato il carcere di Imralı, in cui Abdullah Öcalan è detenuto, per esaminare le condizioni della sua detenzione e il suo stato di salute. A fine anno il CPT non aveva ancora reso noti i risultati di tale visita.
L'obiezione di coscienza al servizio militare non è stata riconosciuta e non vi è stata la possibilità di svolgere un servizio civile alternativo.
*Il tenace obiettore di coscienza Osman Murat Ülke è stato nuovamente chiamato a scontare il resto del periodo di reclusione per essersi rifiutato di svolgere il servizio militare. Nel tentativo di punirlo, la Turchia ha continuato a non tener conto della sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti umani per il caso Ülke nel 2006, che ha richiesto alla Turchia di adottare una normativa che impedisca la continua persecuzione degli obiettori di coscienza.
Ai rifugiati ha continuato a essere negato l'accesso a una procedura equa ed efficace per la determinazione del diritto di asilo. In contravvenzione al diritto internazionale, le autorità turche hanno espulso con la forza rifugiati riconosciuti e richiedenti asilo verso paesi in cui erano a rischio di gravi violazioni dei diritti umani.
*Nel mese di ottobre, Ayoub Parniyani, un rifugiato riconosciuto dall'UNHCR, sua moglie Aysha Khaeirzade e il loro figlio Komas Parniyani, tutti cittadini iraniani, sono stati espulsi forzatamente nell'Iraq settentrionale. L'episodio ha fatto seguito al rimpatrio forzato in Iraq, nel mese di luglio, di 135 iracheni cui era stato negato il diritto di chiedere asilo.
Leggi e norme di tutela delle donne vittime di violenza domestica non sono state adeguatamente applicate. Il numero di case protette è rimasto ben al di sotto della cifra stabilita dalla legge sulle municipalità del 2004, che prevedeva una casa protetta in ogni insediamento con almeno 50.000 abitanti. A fine anno non era ancora stato costituito un numero verde per vittime di violenza domestica ordinato dal primo ministro nel luglio 2006.
Delegati di Amnesty International si sono recati in Turchia a maggio, luglio e settembre.
Turkey: Three dead in attack on freedom of expression and religion (EUR 44/006/2007)
Turkey: The entrenched culture of impunity must end (EUR 44/008/2007)
Turkey: Justice for Hrant Dink (EUR 44/012/2007)