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Giappone: il nuovo ministro della Giustizia ha dichiarato che le esecuzioni riprenderanno!

Data di pubblicazione dell'appello: 27.01.2012

Status dell'appello: chiuso

UA: 342/11 Index: ASA 22/ 001/2012

la cella di un condannato a morte © Amnesty International
la cella di un condannato a morte © Amnesty International

Grazie alle 3189 persone che si sono attivate contro la pena di morte in Giappone. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione della situazione.
 
Aggiornamento 27 gennaio 2012  
 Il nuovo ministro della Giustizia giapponese Ogawa Toshio, insediatosi il 13 gennaio, ha dichiarato che intende riprendere le esecuzioni. Nel 2011, per la prima volta in 19 anni, il Giappone non ha eseguito condanne a morte. Si stima che almeno 130 persone siano ora a elevato rischio di esecuzione.
 
Il 15 gennaio, il nuovo ministro ha pubblicamente dichiarato che intende riprendere le esecuzioni poiché ritiene che sia una responsabilità del suo lavoro. Il suo predecessore, Hiraoka Hideo, è stato sottoposto a forti pressioni per firmare gli ordini di esecuzione ma non lo ha mai fatto perché ha sempre sostenuto che l'applicazione della pena di morte debba essere riconsiderata con maggiore attenzione prima di riprendere qualsiasi esecuzione.
 
Sebbene tutti i prigionieri nei bracci della morte rischino l'esecuzione imminente, questo rischio è meno forte al momento per i membri della setta Aum Shinrikyo condannati a morte, incluso il leader Matsumoto Chizuo (conosciuto anche come Shoko Asahara), perché, il 31 dicembre 2011, un altro membro, Hirata Makoto, si è consegnato alla polizia e ora dovrà essere sottoposto a processo. Secondo l'articolo 475 del codice penale giapponese, infatti, le esecuzioni sono sospese fino a quando tutti gli imputati accusati dello stesso reato non sono stati condannati.
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Il 21 novembre scorso si è concluso il procedimento giudiziario a carico dell'ultimo membro della setta Aum Shinrikyo, Seiichi Endo. In Giappone, se i processi sono ancora in corso per i complici, le sentenze capitali degli altri, già condannati per lo stesso reato, non vengono eseguite. La conclusione del procedimento a carico di Seiichi Endo apre ora la strada alle esecuzioni degli altri membri della setta, già condannati a morte. Gli uomini sono stati ritenuti colpevoli per aver organizzato e compiuto l'attentato con il gas sarin del 1995 e condannati anche per i reati di omicidio, sequestro di persona e sperimentazione con armi chimiche e biologiche.

Per Chizuo Matsumoto (conosciuto anche come Shoko Asahara), il leader della setta rinchiuso nel braccio della morte dal 2006, è stato presentato un altro appello per un secondo processo in quanto si ritiene che l'uomo sia affetto da malattia mentale. Nel precedente appello del 2004, gli avvocati difensori chiesero una perizia psichiatrica. Sei psichiatri confermarono che il suo stato di salute mentale si era deteriorato a causa della permanenza nel braccio della morte. In seguito, la Corte d'appello di Tokyo respinse la perizia dichiarando che l'uomo stava simulando la malattia mentale. Una volta emessa la sentenza capitale, non esistono garanzie che questa non venga eseguita, persino quando sono in corso le richieste di appello per un nuovo processo.