
In Messico, le indagini e i processi a carico di militari accusati di violazioni dei diritti umani rientrano nella giurisdizione del sistema di giustizia militare. Chi ha subito abusi deve affrontare molti ostacoli per riuscire a ottenere giustizia. In primo luogo, la comprensibile paura di denunciare le violazioni subite allo stesso organo a cui appartengono i militari che le hanno commesse. Deve confrontarsi con un sistema che manca di indipendenza e imparzialità, che non garantisce giustizia alle vittime e che permette ai responsabili di non rispondere del loro operato. Il risultato è una diffusa impunità per le violazioni dei diritti umani commessi dall'esercito.
La Commissione nazionale dei diritti umani ha registrato più di 1600 denunce di abusi commessi da membri delle forze armate nel 2010. Dal 2006 ad oggi, Amnesty International è a conoscenza di una sola condanna di un funzionario dell'esercito.
Dal 2009, la Corte interamericana ha emesso quattro sentenze contro il Messico per gravi violazioni dei diritti umani commesse da soldati nello stato del Guerrero. I casi, particolarmente emblematici degli abusi da parte dell'esercito sono quelli di Valentina Rosendo Cantú e Inés Fernández Ortega, Rosendo Radilla Pacheco, Teodoro Cabrera García e Rodolfo Montiel Flores.
La Corte interamericana, riconoscendo la mancanza di imparzialità del sistema di giustizia militare messicano, ha ordinato che i casi fossero esclusi dalla giurisdizione dei tribunali militari. Ha ordinato, inoltre, la riforma dell'articolo 57 del codice di giustizia militare, che attribuisce alla giurisdizione militare tutti i casi di reati commessi dai militari anche quelli riguardanti violazioni dei diritti umani, chiedendo che questi possano rientrare nella competenza della giurisdizione civile.
Nell'ottobre 2010 il presidente Felipe Calderón ha presentato al senato messicano un progetto di legge per la riforma del codice di giustizia militare. Tuttavia, queste riforme non prevedono i cambiamenti sollecitati dalla Corte interamericana e così come formulata, la proposta avrebbe un impatto minimo, se non nullo, sull'attuazione della giustizia militare in Messico.
Amnesty International ricorda alle autorità che il Messico ha aderito alla Convenzione americana sui diritti umani e ha riconosciuto la giurisdizione della Corte interamericana: è, quindi, legalmente obbligato ad attuare pienamente le sentenze della Corte che, a loro volta, sono vincolati e non si possono impugnare. Il governo messicano, che ha formalmente accettato queste sentenze e che si è impegnato pubblicamente, ha fatto poco o nulla finora.
Amnesty International richiede la piena attuazione delle sentenze della Corte interamericana affinché siano garantiti alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e risarcimento. Le violazioni dei diritti umani commesse dai militari non possono più rimanere impunite.
Presidente Felipe de Jesús Calderón Hinojosa
Residencia Oficial de "Los Pinos"
Casa Miguel Alemán
Col. San Miguel Chapultepec
C.P. 11850, México D.F. - MÉXICO
in copia a:
Lic. José Francisco Blake Mora
Secretaría de Gobernación
Bucareli 99, 1er. piso, Col. Juárez
Delegación Cuauhtémoc
México D.F., C.P.06600 - MÉXICO
Signor presidente,
dal novembre 2009, la Corte interamericana dei diritti umani ha emesso quattro sentenze contro il Messico per gravi violazioni dei diritti umani commesse da membri delle forze armate.
La Corte ha ordinato alle autorità messicane di attuare diverse misure, quali indagini efficaci da parte delle autorità civili, il risarcimento delle vittime, la riforma del sistema di giustizia militare, affinché le denunce di violazioni di diritti umani a carico di militari siano sottratte alla giurisdizione militare e siano indagate con tempestività e imparzialità dal sistema giudiziario civile.
Le scrivo per ricordarle che il suo governo è obbligato ad adempiere pienamente a queste sentenze . Solo attuando completamente le sentenze della Corte, potrà inviare un chiaro messaggio che in Messico non si tollereranno ulteriormente le violazioni dei diritti umani da parte di membri delle forze armate. È ora di spezzare il circolo di impunità che da tanto tempo ha negato verità, giustizia e riparazione alle vittime e ai loro familiari.
La ringrazio per l'attenzione.