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Il venerdì santo del boia: tre impiccagioni in Malesia, due in Giappone

25 marzo 2016

© Amnesty International

Gunasegar Pitchaymuthu e i fratelli Ramesh e Sasivarnam Jayakumar sono stati impiccati all'alba del 25 marzo in Malesia.

I tre imputati erano stati giudicati colpevoli di omicidio, reato per il quale nel paese asiatico la pena di morte è prevista senza possibilità di discrezionalità da parte del giudice.

In Malesia le esecuzioni avvengono con regolarità ma le autorità non rendono quasi mai disponibili le informazioni. Prigionieri e familiari sono messi a conoscenza dell'imminente esecuzione solo all'ultimo minuto.

In Giappone, sono stati messi a morte Yasutoshi Kamata, 75 anni, nella prigione di Osaka, e Junko Yoshida, 56 anni, nella prigione di Fukuoka. Junko Yoshida è la prima donna messa a morte in Giappone dal 2012. I due prigionieri erano stati giudicati colpevoli di omicidio plurimo e condannati a morte rispettivamente nel 2005 e nel 2010. 

Con queste due impiccagioni, le prime del 2016, il totale delle esecuzioni sotto il governo del primo ministro Shinzo Abe è saluto a 16.

In Giappone le esecuzioni avvengono nel più totale segreto. Di norma, i prigionieri vengono informati poche ore prima dell'esecuzione e non è raro che non vi sia alcun preavviso. Familiari e avvocati vengono a saperlo solo a esecuzione avvenuta. 

Nel mondo, sono 140 i paesi che non ricorrono più alla pena di morte. Di questi, 102 l'hanno completamente abolita.