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Iran: Ayatollah in carcere per aver criticato le forze di sicurezza

Data di pubblicazione dell'appello: 28.01.2010

Status dell'appello: chiuso

AU 25 MDE 13/013/2010

Ayatollah Mohammad Taghi Khalaji ©Private
Ayatollah Mohammad Taghi Khalaji ©Private

2 febbraio 2010 - L'Ayatollah Mohammad Taghi Khalaji è stato rilasciato su cauzione il primo febbraio, dopo aver trascorso circa tre settimane nel carcere Evin di Teheran.  E' stato rilasciato dopo aver rinunciato alle sue attività nella sua abitazione di Qom. Il passaporto e gli effetti personali, che gli sono stati confiscati durante l'arresto, non gli sono stati restituiti. Grazie a quanti hanno firmato l'appello su questo sito!


L'Ayatollah Mohammad Taghi Khalaji, 61 anni, è stato arrestato nella sua abitazione a Qom, nord dell'Iran, il 12 gennaio. Era un sostenitore del grande Ayatollah Montazeri, che aveva criticato il governo iraniano. Prima del suo arresto, Khalaji aveva disapprovato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia contro i manifestanti pacifici. 
 
Il 20 dicembre, giorno dei funerali del grande Ayatollah Montazeri, e il 26 e 27 dicembre, i giorni sacri del Tasoa e dell'Ashura, si sono svolte diverse manifestazioni di protesta, represse violentemente dalle forze di sicurezza. Secondo la famiglia di Khalaji, dalle elezioni presidenziali del giugno 2009, l'Ayatollah ha più volte criticato il governo nei suoi discorsi. Nel suo ultimo discorso, tenuto prima delle celebrazioni dell'Ashura, ha chiesto una risoluzione pacifica delle tensioni tra opposizione e governo. Khalaji aveva già ricevuto avvertimenti dalle autorità iraniane per le sue affermazioni. Ora rischia di subire un processo davanti al Tribunale speciale per il clero, che è sottoposto all'autorità del Leader supremo.

 

I quattro ufficiali che hanno prelevato Khalaji dipendono dal ministero dell'Intelligence. Durante l'arresto, sono stati confiscati libri, lettere, un computer e i passaporti di tutti i membri della sua famiglia. Tutti i passaporti, eccetto quello di Khalaji, sono stati restituiti il 20 gennaio. La famiglia è stata ripetutamente minacciata di subire ritorsioni nel caso avesse protestato contro l'arresto. Gli agenti hanno fatto irruzione anche nell'abitazione della figlia, il 15 gennaio, sequestrando diversi effetti personali.