
Aggiornamento 23 settembre 2011
Decine di migliaia di persone sono in fuga dalle violenze e dalle persecuzione in Libia, in cerca di sicurezza nei paesi vicini. Rifugiati provenienti da molti paesi, tra cui Costa d'Avorio, Eritrea, Etiopia, Iraq, Somalia e Sudan, che vivevano in Libia o la stavano attraversando al momento dello scoppio del conflitto, sono stati costretti a fuggire ancora una volta. Molti hanno fatto tanta strada per arrivare al confine con la Tunisia o con l'Egitto, dove ora vivono in campi profughi o in campi di fortuna in condizioni estremamente difficili.
Spinto dalla disperazione, un numero sempre maggiore di rifugiati cerca di rientrare in Libia per poter partire via mare verso l'Europa, attraverso uno di quei viaggi pericolosi che hanno già causato la morte di tante persone dall'inizio del conflitto libico.
Gli stati dell'Unione europea non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire ai civili in fuga dalla Libia di mettersi in salvo, pur essendo la protezione dei civili la ragione dichiarata dell'intervento della Nato in Libia. Dall'inizio della rivolta in Libia, molte persone hanno dovuto affrontare viaggi pericolosi, a volte fatali, attraversando il Mar Mediterraneo verso le coste europee, in particolare l'Italia. Dal marzo 2011, si ritiene che almeno 1500 persone siano morte in mare.
In passato l'Italia ha giocato un ruolo fondamentale nella collaborazione con il governo del colonnello Gheddafi, cooperazione che ha contribuito a mettere in atto prassi abusive nei confronti di rifugiati e migranti. Recentemente, l'Italia ha siglato un memorandum con il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) che prevede un'assistenza reciproca e la cooperazione nella "lotta alla migrazione illegale", incluso il "rimpatrio di migranti illegali". La firma di questo memorandum, in totale assenza di adeguate garanzie per i diritti umani e per il diritto dei rifugiati, solleva una serie di preoccupazioni che, ancora una volta, i diritti umani di migranti e rifugiati vengano messi da parte dalle politiche europee verso la Libia.
E' fondamentale che la comunità internazionale - l'Europa e l'Italia, in particolare - si assuma le proprie responsabilità e avvii programmi di reinsediamento di emergenza dei rifugiati bloccati in Tunisia ed Egitto, favorendo cosi un accesso sicuro alla protezione.
APPELLO MOMENTANEAMENTE SOSPESO
Egregio Presidente del Consiglio,
Egregio Ministro degli affari esteri,
Le scrivo oggi perché credo che sia fondamentale che il nostro governo prenda una parte più attiva nella condivisione delle responsabilità per i rifugiati che sono stati costretti a fuggire dal conflitto in Libia. Decine di migliaia di persone sono fuggite dalla violenza e dalle persecuzioni in Libia e hanno cercato rifugio nei paesi vicini. Il governo italiano deve offrire urgentemente il suo sostegno ai rifugiati che sono bloccati in condizioni difficili in Tunisia ed Egitto.
Amnesty International chiede alla comunità internazionale, ed in particolare ai paesi dell'Unione Europea, di rispondere positivamente all'iniziativa di solidarietà di reinsediamento globale lanciata dal Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per la Libia. Ci sono circa 4.900 persone bloccate alle frontiere di Tunisia ed Egitto, che l' Unhcr considera bisognosi di un urgente reinsediamento.
In particolare, Amnesty International chiede all'Italia:
La ringrazio per l'attenzione.