1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. dona
  2. contattaci
  3. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  4. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Iran: condannato a morte per la seconda volta per un delitto commesso da minorenne

Data di pubblicazione dell'appello: 12.01.2016 UA: 296/15 Index: MDE 13/3122/2015 Iran

Status dell'appello: aperto Campagna Individui a rischio

Hamid Ahmadi©Archivio privato
Hamid Ahmadi©Archivio privato

Hamid Ahmadi, minorenne al momento del reato, rischia nuovamente di essere condannato a morte. Era stato dichiarato colpevole di aver ucciso a coltellate un  giovane durante una lite con altri cinque giovani, quando aveva 17 anni.

Hamid Ahmadi, già condannato a morte nel  2009 per aver ucciso a coltellate un giovane, è stato condannato per la seconda volta  alla pena capitale dal Tribunale penale della provinciale di Gilan. Il 17 dicembre ha ricevuto la notifica scritta della sentenza. Ha intenzione di ricorrere nuovamente in appello. Ad Hamir Ahmadi era stato concesso un nuovo processo nel giugno 2015 dopo che la 35a Sezione della Corte suprema aveva accettato "la sua richiesta di un nuovo processo" basato sulle nuove disposizioni relative alle condanne di minori contenute nel codice penale Islamico del 2013. Secondo queste disposizioni, ai giudici viene lasciata la discrezionalità di sostituire la pena di morte con una condanna alternativa se risulta loro che il giovane autore del reato non abbia compreso la natura del crimine  o delle sue conseguenze o ci siano dubbi "sullo sviluppo e sulla maturità mentale" al momento del reato.

Hamid Ahmadi è stato condannato a morte in prima istanza nell'agosto 2009; l'11a sezione della Corte penale provinciale della provincia di Gilan lo aveva accusato di omicidio. Nel novembre 2009 la Corte Suprema aveva annullato la sentenza per la sussistenza di dubbi sulla testimonianza di alcuni testimoni chiave, ma nel novembre 2010 ha confermato la sentenza.