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Myanmar: prigionieri a rischio di maltrattamenti

Data di pubblicazione dell'appello: 12.12.2011

Status dell'appello: chiuso

UA:322/11 Index: ASA 16/008/2011

©Third Party
©Third Party

Grazie a quanti hanno firmato l'appello. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione della situazione.
 
Aggiornamento I 15 uomini prigionieri politici, che avevano iniziato uno sciopero della fame nella prigione di Insein il 26 ottobre, hanno concluso la protesta il 7 novembre, senza raggiungere i loro obiettivi. A molti, durante questo periodo, è stata negata l'acqua potabile.
 
Il 10 novembre, sempre nel carcere di Insein, è iniziato un nuovo sciopero della fame, questa volta da parte di sei prigionieri politici che erano nell'ospedale della prigione. Chiedono una migliore assistenza medica e la riduzione della pena, che di solito viene concessa ai detenuti per reati comuni.
 
Non è noto se due di loro, che sono stati portati in ospedale il 1° novembre, siano stati autorizzati a bere acqua potabile. Gli otto in sciopero della fame che erano stati trasferiti nelle gabbie per cani il 28 ottobre sono ritornati tutti nelle loro celle il 7 novembre. 
 
Uno di coloro che stanno facendo lo sciopero della fame, Ko Aung Cho Oo (aka) Yunaut, aveva iniziato anche quello del 26 ottobre. Non è noto se è uno dei due che erano stati portati in ospedale prima.

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Quindici prigionieri politici stanno portando avanti uno sciopero della fame nel carcere di Insein, in Myanmar. Hanno subito torture e maltrattamenti. Secondo notizie provenienti dal Myanmar, è stata loro negata l'acqua potabile e otto di loro sono tenuti in gabbie per cani.
 
Il 26 ottobre, alle 12, nel carcere di Insein, 15 prigionieri politici hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la mancata riduzione della pena, che di solito viene concessa ai detenuti per reati comuni. Sarebbero stati privati di acqua potabile dal 27 ottobre al 2 novembre. Privando i prigionieri di acqua potabile, per punirli perché hanno iniziato uno sciopero della fame, le autorità carcerarie potrebbero rendersi responsabili di una loro rapida morte per disidratazione. Violerebbero così il diritto alla vita, in base al diritto internazionale, e la Dichiarazione universale dei diritti umani.
 
Inoltre, sarebbe violato l'articolo 21 (2) delle Norme minime dell'Onu sul trattamento dei prigionieri, in base al quale ciascun detenuto deve poter aver acqua potabile ogni volta che ne ha bisogno.
 
Il 29 ottobre, otto dei 15 uomini in sciopero della fame sono stati trasferiti in cellette destinate ai cani; la loro identità non è stata ancora confermata. Queste celle sono lunghe circa tre metri e larghe poco più di due, ma è impossibile stare in piedi. Non hanno finestre e sono poche ventilate; sono insonorizzate e generalmente non hanno letti o tappeti e mancano di strutture igieniche adeguate.
 
Amnesty International ha appreso l'1° novembre che due di loro sono stati portati in ospedale. Al momento non si conoscono i loro nomi né i dettagli della loro situazione clinica. 
 
Ai prigionieri in sciopero della fame è stato vietato di ricevere visite dei familiare e i pacchi che normalmente contengono medicine, cibo o lettere.