1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. contattaci
  2. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  3. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Pakistan: uomo condannato a morte per blasfemia

Data di pubblicazione dell'appello: 16.02.2012

Status dell'appello: chiuso

UA: 41/12 Index: ASA 33/001/2012

protesta per il cambio della legge sulla blasfemia © Demotix /rajput yasir
protesta per il cambio della legge sulla blasfemia © Demotix /rajput yasir

Grazie alle 2365 persone che hanno firmato l'appello. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione della situazione.
 
Un cittadino pakistano, Muhammad Ishaq, che vive nello stato di  New York, Stati Uniti, è stato condannato a morte per blasfemia nel suo paese di origine. 
 
Una corte distrettuale della provincia del Punjab ha confermato la condanna di morte per Muhammad Ishaq, emessa nel luglio del 2009 da una corte di Talagang, città natale dell'imputato. È  accusato di aver insultato il profeta Maometto (sezione 295-C del codice penale pakistano). Era stato condannato inoltre a 10 anni di carcere e al pagamento di una multa di 200.000 rupie (circa 3000 euro). Il suo avvocato sta cercando di presentare l'appello contro questa decisione all'Alta Corte di  Lahore. 
 
Muhammad Ishaq ha vissuto negli Stati uniti per circa 30 anni, ma è benefattore del santuario sufi di Pir Faisal, a Talagang. Era in visita nella città, quando un uomo, conosciuto col nome di Asadullah, lo ha accusato di aver affermato di essere un messaggero di Dio e di aver fatto in modo che le persone del posto lo venerassero. È stato immediatamente arrestato dalla polizia locale. 
 
Un capo commissario della polizia di Talagang, che ha indagato sul caso, si è rifiutato di presentare le accuse sostenendo che doveva conservare l'armonia tra le comunità religiosa della zona. La decisione è stata contestata davanti alla corte distrettuale di Chakwal, ma per paura che il verdetto causasse disordini nell'area, il caso è stato portato davanti alla corte del vicino distretto di Jhelum, che infine ha riconosciuto Muhammad Ishaq colpevole di blasfemia. Gli è stata rifiutata la libertà su cauzione dai tribunali che hanno giudicato successivamente il caso e anche dalla Corte suprema.  È in carcere da tre anni, da quando sono state presentate le accuse nei suoi confronti. Muhammad Ishaq nega le accuse di blasfemia, dice che non ha mai chiesto ai suoi seguaci di venerarlo né ha mai detto di essere un messaggero di Dio. Esiste un video che mostra persone del posto che toccano i suoi piedi, una pratica comune in molte aree del Pakistan. Per i praticanti sufi è un gesto che significa rispetto. Muhammad Ishaq sostiene che i responsabili di queste accuse nei suoi confronti siano i membri di una fazione rivale che mira ad assumere il controllo del santuario di  Pir Faisal Shah.