
Grazie alle 2647 persone che hanno firmato contro la pena di morte in Iran. Vi aggiorneremo sull'evoluzione di queste conedanne.
L'esecuzione di Ja'faz Kazemi e Mohammad Ali Haj Aghaei è avvenuta all'alba del 24 gennaio nella prigione di Evin, Teheran. Erano stati arrestati nel settembre 2009 e condannati per moharebeh (comportamento ostile a Dio), "propaganda contro il sistema" e contatti con un gruppo di opposizione fuorilegge, l'Organizzazione dei mojahedeen del popolo iraniano (Pmoi). Altre quattro persone con accuse legate alla stessa organizzazione sono state condannate a morte. Si ritiene che tutti i loro processi siano stati ingiusti.
Prima dell'arresto, Kazemi e Aghaei avevano visitato i loro parenti nel campo di Ashraf, in Iraq, dove vivono esiliati circa 3400 membri e sostenitori del Pmoi. Da mesi, i residenti del campo di Ashraf subiscono persecuzioni e pressioni da parte delle autorità irachene, che cercano di spingerli a lasciare il paese. Se tornassero in Iran, correrebbero forti rischi di subire violazioni dei diritti umani.
Come molti prigionieri messi a morte, Kazemi e Aghaei non hanno ricevuto un processo equo. Kazemi è stato torturato per mesi, anche affinché "confessasse" in televisione, cosa che ha sempre rifiutato di fare.
La condanna a morte di Ali Saremi (o Sarami), altro prigioniero, è stata eseguita il 28 dicembre 2010 nel carcere di Evin a Teheran. Era stato condannato a morte nel dicembre 2009 per "comportamenti ostili a Dio" per la sua presunta partecipazione ad un gruppo d'opposizione illegale, l'Organizzazione dei Mojahedeen del popolo iraniano (Pmoi).
Secondo quanto riportato dai mezzi di comunicazione, la condanna a morte di Farah (conosciuta anche come Elmira) Vazehan è stata capovolta e il suo caso è stato presentato al braccio 28 della corte rivoluzionaria per il riesame. Quattro uomini rimangono a rischio di esecuzione imminente: Abdolreza Ghanbari (o Qanbari), il padre e il fratello, Ahmad e Mohsen Daneshpour Moghaddam, e Javad Lari.