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Italia: introdurre il reato di tortura!

Data di pubblicazione dell'appello: 13.05.2014

Status dell'appello: chiuso

© Amnesty International

Con la legge n. 489 del 3 novembre 1988, l'Italia ha ratificato la Convenzione contro la tortura approvata dall'Onu nel 1984.
 
Nonostante l'impegno a perseguire penalmente gli atti di tortura delineati all'art.1 della Convenzione, nel codice penale italiano manca il reato di tortura.

A 13 anni dai terribili fatti del G8 di Genova del 2001, molti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani sono sfuggiti alla giustizia e l'Italia non ha strumenti idonei per prevenire e punire efficacemente simili violazioni. Intanto, molti altri casi che coinvolgono e chiamano in causa le forze di polizia sono emersi e, purtroppo, continuano a emergere.

Per fermare queste violazioni e a beneficio del ruolo centrale della polizia nel proteggere i cittadini, bisogna colmare le lacune esistenti. L'Italia deve avere norme efficaci e che soddisfino gli standard internazionali per prevenire e punire la tortura.

L'assenza di un reato specifico di tortura finora ha fatto sì che fattispecie qualificabili e qualificate come tortura fossero sanzionate con pene lievi e non applicabili per intervenuta prescrizione e ha nuociuto alla stessa credibilità dell'operato delle forze di polizia.

Il 5 marzo 2014, è stato approvato in Senato un testo unificato sul reato di tortura. Il testo introduce il reato specifico di tortura e non richiama il requisito della necessaria reiterazione di atti di violenza o minaccia perché si parli di tortura, qualificando il reato come comune, dunque imputabile a qualunque cittadino, pur prevedendo l'aggravante se commesso da pubblico ufficiale. Inoltre, non persegue le condotte omissive e manca dell'iniziale previsione di un fondo nazionale per le vittime della tortura.