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Sos Europa - Prima le persone, poi le frontiere

 
Leggi il rapporto "L'Europa affonda nella vergogna" (aprile 2015)




 

Ogni anno migliaia di migranti e rifugiati cercano di raggiungere l'Europa. Alcuni sono spinti dalla necessità di fuggire dalla povertà cronica, altri cercano una via di uscita da violenze, persecuzioni e conflitti.

La risposta dell'Europa si è concretizzata in politiche e prassi di controllo dell'immigrazione che mettono a rischio la vita di migliaia di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e li costringono a intraprendere percorsi pericolosi per arrivare in Europa; quando giungono sul territorio europeo, spesso subiscono violazioni dei diritti umani, trattamenti disumani e degradanti e sfruttamento lavorativo.

Sono almeno 23.000 le persone che, dal 2000, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa. Ad ottobre 2013, due naufragi al largo di Lampedusa hanno causato la morte di oltre 400 persone; pochi mesi dopo, a maggio, nelle stesse circostanze sono morte oltre 50 persone e centinaia sono disperse nel tratto di mare che separa l'Italia dalla Libia. Anche il mare Egeo, tra la Turchia e la Grecia, è diventato luogo di morte: da agosto 2012, almeno 210 persone, compresi bambini, la maggior parte in fuga dal conflitto in  Siria e Afghanistan, hanno perso la vita o sono disperse.

Questa considerevole perdita di vite umane attesta il fallimento delle politiche europee! 

Negli ultimi anni, l'Unione europea si è focalizzata sul controllo e la sicurezza delle frontiere chiudendo non considerando i diritti delle persone. Le recenti tragedie al largo di Lampedusa hanno spinto l'Italia a un maggiore impegno a salvare vite umane, con l'operazione Mare Nostrum, ma occorre fare di più.


Le politiche restrittive dell'Europa includono:

la gestione delle frontiere degli stati membri: operazioni di intercettazione o interdizione in mare o sulla terraferma che spesso non tengono conto delle necessità di protezione internazionale delle persone arrivate alle frontiere, costringendoli anche a tornare in paese dove potrebbero subire persecuzione o altre gravi violazioni dei diritti umani, in violazione del principio di non- refoulement. ll controllo e pattugliamento delle frontiere, anche attraverso il programma Frontex, così come le limitate offerte di reinsediamento e di ammissione umanitaria, hanno costretto le persone a intraprendere percorsi sempre più pericolosi per raggiungere l'Europa, con grave rischio per le loro vite.

- la gestione delle frontiere al di fuori del territorio degli stati membri: accordi e intese con paesi terzi sulla gestione delle frontiere e la riammissione che spesso non tengono conto delle violazioni dei diritti umani che avvengo all'interno di questi paesi. Queste intese spesso vengono fatte senza alcuna trasparenza e non sono rese pubbliche; inoltre, non includono adeguate tutele dei diritti umani, in violazione del trattati internazionali e del diritto internazionale dei migranti e rifugiati. 

- il trattamento riservato ai migranti sul territorio degli stati dell'Ue: un diffuso ricorso alla detenzione di richiedenti asilo e migranti irregolari, compresi gruppi vulnerabili come i minori, diventato  una prassi, uno strumento con cui l'Europa gestisce il fenomeno migratorio.

 

Amnesty International chiede all'Unione europea che le persone vengano prima delle frontiere. In particolare: 

Amnesty International chiede all'Unione europea che le persone vengano prima delle frontiere. In particolare:

- che gli stati membri s'impegnino in modo pieno e inequivocabile a intraprendere azioni congiunte per salvare le persone in difficoltà in mare, assicurando il loro sbarco tempestivo e sicuro in un paese in cui i loro diritti umani saranno adeguatamente tutelati;

- porre fine al ricorso della detenzione dei migranti come strumento di gestione del fenomeno migratorio, promuovendo alternative che tutelino i diritti dei migranti, in particolare ai bambini e altri gruppi vulnerabili;

- nell'ambito del processo di revisione delle cosiddette Linee guida di Stoccolma sulle priorità strategiche europee in materia di libertà, sicurezza e giustizia dell'Ue, i diritti umani di migranti, rifugiati e richiedenti asilo devono essere una priorità, in particolare potenziando i programmi di reinsediamento, ammissione umanitaria e riunificazione con la famiglia allargata;

- l'Unione europea e gli stati membri devono impegnarsi al fine di assicurare che qualsiasi attività condotta dall'agenzia europea Frontex, comprese le operazioni di controllo e pattugliamento delle frontiere, tenga conto dei diritti umani

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