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Sudan: donna rischia la fustigazione e di essere messa a morte

Data di pubblicazione dell'appello: 16.05.2014

Status dell'appello: chiusa

Campagna Individui a rischio

 © Archivio privato
© Archivio privato

Meriam Yeyha Ibrahim, una donna cristiana sudanese, madre di due bambini, è uscita di prigione il 23 giugno, in seguito al ribaltamento della condanna a frustate e della condanna a morte da parte di una corte d'appello. Meriam si trova ora insieme alla sua famiglia presso l'ambasciata statunitense a Khartoum, ma non può lasciare il Sudan a causa di altre imputazioni.

Meriam Yehya Ibrahim era stata condannata a morte per impiccagione per "apostasia", e a frustate per "adulterio" il 15 maggio. Nell'agosto 2013 è stata accusata di adulterio, denunciata da alcuni suoi parenti, per aver contratto matrimonio con un uomo di fede cristiana. In base alla Shari'a, in Sudan, una donna musulmana non può sposare un uomo non musulmano e un'unione del genere è considerata adulterio.


Meriam è stata incarcerata a febbraio, quando la corte l'ha accusata di apostasia, dopo aver appreso dalla donna che era stata cresciuta dalla madre nella fede cristiana ortodossa. L'11 maggio, la corte ha concesso tre giorni a Meriam per sconfessare la propria fede cristiana, altrimenti sarebbe stata condannata a morte. Meriam si è rifiutata di abiurare.


Al momento del processo, Meriam era incinta di otto mesi. Il 27 maggio, la donna ha partorito il suo secondo figlio, una bambina, presso la clinica della prigione femminile di Omdurman, dove era detenuta. Il primo figlio, di 20 mesi, era detenuto con lei.


Il caso di Meriam ha suscitato un'ampia attenzione internazionale: oltre un milione di persone ha sottoscritto l'appello per il suo rilascio. Qualche giorno dopo essere stata scarcerata, Meriam ha cercato di partire per gli Stati Uniti, insieme ai suoi due bambini e al marito, che ha la doppia cittadinanza statunitense - sudanese. La donna è stata però fermata all'aeroporto di Karthoum da un gruppo di 40 agenti dei Servizi di intelligence e sicurezza nazionale (Niss) e presa in custodia per problemi relativi ai suoi documenti di viaggio. La famiglia era con lei. Il 25 giugno, Meriam è stata accusata di contraffazione e di aver fornito false informazioni tentando di viaggiare con documenti di viaggio del Sud Sudan. Sebbene l'ambasciata del Sud Sudan a Karthoum abbia confermato la validità dei documenti di viaggio della donna, il ministro degli esteri sudanese ha dichiarato all'agenzia di informazione sudanese Suna che Meriam avrebbe dovuto usare un passaporto sudanese.


Meriam è stata rilasciata su cauzione e si trova attualmente con la famiglia presso l'ambasciata statunitense a Karthoum. Non può lasciare il paese fino a quando le autorità sudanesi non chiuderanno il suo caso.


Non sono richieste azioni ulteriori. Amnesty International continuerà a monitorare il suo caso. Grazie a quanti hanno firmato l'appello.