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Bosnia ed Erzegovina: donne in attesa di giustizia

Data di pubblicazione dell'appello: 23.11.2009

Status dell'appello: attivo

Sabrina aveva solo 13 anni quando è stata violentata durante la guerra in Bosnia © Robin Hammond/Panos Pictures
Sabrina aveva solo 13 anni quando è stata violentata durante la guerra in Bosnia © Robin Hammond/Panos Pictures

A 15 anni dalla fine del conflitto in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995), le donne vittime di stupro e di altre forme di violenza sessuale non hanno ancora ricevuto giustizia. Molte delle sopravvissute soffrono ancora di gravi problemi fisici e psicologici.
 
Amnesty International ha visitato la Bosnia ed Erzegovina a dicembre 2008 e a marzo 2009 per incontrare le donne sopravvissute alla violenza sessuale. Le donne hanno raccontato le loro esperienze esprimendo un forte desiderio di giustizia per le violazioni dei diritti umani subite durante la guerra. Tali crimini contro le donne si sono verificati su vasta scala durante la guerra e la sofferenza per molte sopravvissute continua. Lo stress post-traumatico è frequente in molte donne. Alcuni degli effetti psicologici sono: incubi, depressione, mancanza di memoria, scarsa concentrazione, ansia, sfiducia nei confronti degli altri, insicurezza, vergogna e sensi di colpa. Tra gli effetti fisici si riscontrano mal di testa e altri dolori, disfunzioni sessuali, insonnia e problemi di carattere ginecologico. 

 

Migliaia di donne sopravvissute alle violenze hanno anche perso i loro familiari. Molte sono rimaste senza alcuna fonte di reddito né supporto psicologico. Spesso non sono in grado di trovare o mantenere un lavoro a causa del loro stato psicologico, rischiando la povertà. Alcune donne non hanno fatto rientro alle loro case perché continuano a temere per la propria sicurezza. A causa della stigmatizzazione, molte vivono ai margini della società. 
 
Secondo il diritto internazionale sui diritti umani e il diritto umanitario, la Bosnia ed Erzegovina è obbligata a fornire assistenza sanitaria e riparazione alle vittime. Le autorità hanno il dovere di indagare efficacemente e indipendentemente tutte le accuse di crimini di guerra e contro l'umanità e assicurare i responsabili alla giustizia.
 
Amnesty International è preoccupata perché le autorità della Bosnia ed Erzegovina sono venute meno ai loro obblighi nei confronti di migliaia di donne sopravvissute alla violenza sessuale. La maggior parte delle sopravvissute non hanno avuto accesso a un rimedio efficace. I responsabili degli stupri continuano a sottrarsi alle indagini e alla giustizia. Alcuni occupano posizioni di potere e molti vivono nelle stesse comunità delle loro vittime. Solo pochi colpevoli sono stati assicurati alla giustizia attraverso i tribunali internazionali e nazionali.

Le autorità della Bosnia ed Erzegovina forniscono un sostegno economico e assistenza sociale alle vittime civili di guerra, sia nella Federazione della Bosnia ed Erzegovina che nella Repubblica Srpska, le due entità semi-autonome della Bosnia ed Erzegovina create dopo la guerra. Tuttavia, le autorità hanno ampiamente fallito nell'assicurare un'adeguata riparazione alle vittime della violenza sessuale. Vi sono profonde lacune nelle leggi e nel modo in cui esse discriminino le donne vittime di violenza sessuale. Molte sopravvissute non sono riconosciute come vittime e pertanto viene negato loro il diritto ad alcune forme di riparazione.

Nella Repubblica Srpska, la legge sulla protezione delle vittime civili di guerra prevedeva la registrazione delle richieste di riparazione entro il  31 gennaio 2007. Tuttavia, molte delle donne con cui Amnesty International è riuscita a parlare e che avrebbero dovuto avere diritto alla riparazione, erano troppo traumatizzate per  farsi avanti e depositare la domanda. Altre non erano al corrente del termine, altre ancora non sono riuscite a ottenere nei tempi previsti tutta la documentazione medica necessaria a supporto della loro domanda. Scaduto il termine del 31 gennaio 2007, tutte le richieste di riparazione, comprese quelle delle vittime di stupro, sono state automaticamente respinte. Le autorità hanno, inoltre, dichiarato di non aver conservato il dato relativo a quante donne abbiano ricevuto assistenza sociale a causa del loro status di vittime civili di guerra nella Repubblica Srpska.

Primo Ministro della Federazione della Bosnia ed Erzegovina
Mustafa Mujezinović
Alipašina 41
Sarajevo, Bosnia and Herzegovina
Fax: +387 33 664 816
Email: kabprem@fbihvlada.gov.ba, info@fbihvlada.gov.ba

Egregio primo Ministro, 

Le ricordo il rapporto di Amnesty International "Giustizia per chi? Le donne di Bosnia-Erzegovina l'aspettano ancora" dove viene analizzato il fallimento delle autorità bosniache nel fornire alle vittime di crimini di guerra legati alla violenza sessuale l'accesso alla giustizia, al risarcimento per i danni subiti, alla restituzione dei beni, all'indennizzo, alla riabilitazione e alla garanzia che quegli abusi non si ripeteranno.
 
Ribadisco che  ai sensi del diritto internazionale le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno l'obbligo di fornire a tutte le sopravvissute alla violenza sessuale l'accesso alla giustizia e alla riparazione per le violazioni dei diritti umani subite.
 
Le chiedo se è in corso una collaborazione tra il ministero della giustizia e quello dei Diritti umani e dei rifugiati per lo sviluppo di nuove politiche statali e leggi nazionali, in particolare:

  • sul progetto di una legge nazionale sui diritti delle vittime della tortura e delle vittime civili di guerra, che dovrebbe garantire che tutte nel paese abbiano la stessa possibilità di accesso a benefici sociali e alle altre misure di sostegno, a prescindere dal luogo di residenza;
  • sulla strategia dello stato sulla giustizia di transizione, che si sta sviluppando in collaborazione con il ministero della Giustizia e l'Undp. Tale strategia dovrebbe rispondere ai bisogni e ai diritti delle sopravissute a crimini di guerra legati alla di violenza sessuale, compreso l'accesso a un programma di risarcimento. 

Le chiedo quali misure sono state adottate dalle autorità della BiH per rispettare le seguenti raccomandazioni di Amnesty International:

  • fornire a tutte le sopravvissute l'assistenza sanitaria gratuita oltre che l'accesso gratuito o a prezzi calmierati ai farmaci;
  • garantire alle sopravvissute a crimini di guerra legati allo stupro l'accesso all' assistenza sanitaria e psicologica, anche se residenti in zone remote del paese;
  • porre fine alle discriminazioni nel livello delle prestazioni sociali a disposizione delle sopravvissute a crimini di guerra legati alla violenza sessuale, che hanno ottenuto lo status di vittima civile di guerra, rispetto ai veterani di guerra della BiH;
  • dare piena attuazione alla legge sulle vittime civili della guerra attraverso l'organizzazione di programmi di formazione professionale per le sopravvissute alla violenza sessuale o fornendo loro altri strumenti che permettano la reintegrazione nel mercato del lavoro;
  • assicurarsi che il processo di assegnazione dello status di vittima civile di guerra sia trasparente e indipendente e che le istituzioni che hanno il compito di effettuare le dovute valutazioni - tra cui le Ong - siano preparate in modo corretto per condurre le interviste con le sopravvissute. Ciò dovrebbe includere la definizione di parametri certi, come la presenza  di uno psicologo nel processo e altre figure professionali nonché  strutture adeguate per garantire la privacy delle vittime;
  • assicurarsi che l'assegnazione dello status di vittima civile di guerra non sia temporanea;
  • creare centri per la salute mentale nei comuni in cui essi sono necessari, tra cui, con urgenza nel Comune di Jajce.

La ringraziamo per l'attenzione.

 
 

Primo Ministro della Repubblica Srpska
Milorad Dodik
(Banski Dvor)
Vuka Karadžića 4
78000 Banja Luka
Bosnia and Herzegovina
Fax: +387 51 331 366
Email: kabinet@vladars.net

Egregio primo ministro,

le ricordo il rapporto di Amnesty International "Giustizia per chi? Le donne di Bosnia-Erzegovina l'aspettano ancora" dove viene analizzato il fallimento delle autorità bosniache nel fornire alle vittime di crimini di guerra legati alla violenza sessuale l'accesso alla giustizia, al risarcimento per i danni subiti, alla restituzione dei beni, all'indennizzo, alla riabilitazione e alla garanzia che quegli abusi non si ripeteranno.

Ribadisco che ai sensi del diritto internazionale le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno l'obbligo di fornire a tutte le sopravvissute alla violenza sessuale, l'accesso alla giustizia e alla riparazione per le violazioni dei diritti umani subite. 

Le chiedo se è in corso una collaborazione tra il ministero della giustizia e quello dei Diritti umani e dei rifugiati dello stato della Bosnia-Erzegovina allo scopo di sviluppare nuove politiche nazionali e  leggi statali, in particolare:

  • sul progetto di una legge nazionale sui diritti delle vittime della tortura e delle vittime civili di guerra, che dovrebbe garantire che tutte nel paese abbiano la stessa possibilità di accesso a benefici sociali e alle altre misure di sostegno, a prescindere dal luogo di residenza;
  • sulla strategia dello stato in merito alla giustizia di transizione, che si sta sviluppando in collaborazione con il ministero della Giustizia e l'Undp. Tale strategia dovrebbe rispondere ai bisogni e ai diritti delle sopravvissute ai di crimini di guerra, legati alla violenza sessuale e allo stupro, compreso l'accesso un programma di risarcimento. 

Le chiedo quali misure sono state adottate dalle autorità della Repubblica Serba per rispettare le seguenti raccomandazioni di Amnesty International:

  • fornire a tutti le sopravvissute l'assistenza sanitaria gratuita oltre che l'accesso gratuito ai farmaci;
  • garantire alle vittime di crimini di guerra legati a violenza sessuale l'accesso all'assistenza sanitaria e psicologica, anche se residenti in zone remote del paese.
  • porre fine alle discriminazioni nel livello delle prestazioni sociali a disposizione delle sopravvissute allo stupro, che hanno ottenuto lo status di vittima civile di guerra, rispetto ai veterani di guerra serbi;
  • modificare la legge della Repubblica Serba sulle vittime civili della guerra creando una categoria apposita per le sopravvissute a crimini di guerra legati alla violenza sessuale che non obblighi le parti a dimostrare una disabilità pari al 60 per cento e includa anche i traumi psicologici come uno dei criteri da utilizzare per ottenere lo status di vittime di guerra;
  • modificare la legge sulle vittime civili di guerra della Repubblica Serba eliminando il termine ultimo in cui deve essere presentata la richiesta del riconoscimento di questo status, in quanto discriminatorio.
  • abolire l'utilizzo regolamento militare per la valutazione dei danni fisici applicati ai militari ai civili che richiedono lo status di vittime di guerra.
  • creare centri per la salute mentale nei comuni in cui questi si rendano necessari, tra cui, con particolare urgenza Bratunac e Srebrenica.

La ringraziamo per l'attenzione.