60 anni per i diritti umani

14 Aprile 2021

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di Riccardo Noury, portavoce

Quando, 60 anni fa, l’avvocato inglese Peter Benenson ebbe l’idea di lanciare un “Appello per l’amnistia” per chiedere la scarcerazione dei prigionieri di coscienza nel mondo, non sapeva di aver dato vita a ciò che, decenni dopo, sarebbe stato chiamato “social network”: una rete di persone, in ogni parte del pianeta, accomunate da un obiettivo comune e da tecniche di

azione e di comunicazione. Quel piccolo “social network” creato da Benenson nel 1961 si basò, per molti anni, su alcuni minimi denominatori comuni: non si può finire in prigione per le idee; il corpo delle persone non si tocca; qualsiasi reato sia stato commesso, la risposta dello stato non dev’essere uguale n., ovviamente, peggiore.

Dalle prime campagne per la liberazione dei prigionieri di coscienza, per la messa al bando della tortura e per l’abolizione della pena di morte, Amnesty International ha via via ampliato il suo raggio d’azione, fino a occuparsi di maggioranze di titolari di diritti alle quali, quei diritti, vengono quotidianamente negati.