Giungla di Calais, lo sgombero non rappresenta la soluzione

1 marzo 2016

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Il 29 febbraio, dopo l’autorizzazione del tribunale amministrativo allo sgombero della settimana precedente, è iniziata la demolizione di una parte della ‘Giungla‘, il campo informale dei migranti e dei rifugiati a Calais.

Tra scene di violenza, circa 200 residenti sono stati sgomberati. Nel pomeriggio, le operazioni sono state interrotte. Ulteriori sgomberi sono previsti nelle prossime settimane, fino a quando il campo non sarà stato completamente demolito.

‘Le autorità francesi devono garantire che non passeranno col bulldozer anche sui diritti dei migranti e dei rifugiati, molti dei quali con ogni probabilità sono in condizioni di estrema vulnerabilità’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

‘La situazione a Calais non è evidentemente sostenibile, ma gli sgomberi non rappresentano alcuna soluzione a una crisi cui le autorità francesi e britanniche hanno voltato le spalle per anni. Occorre esaminare la situazione in chiave complessiva: non solo dai singoli aspetti del controllo delle fontiere, dell’alloggio e dell’igiene. A Calais ogni persona ha necessità e diritti che devono essere protetti’ – ha proseguito Dalhuisen.

‘Le autorità francesi devono assicurare che le persone di cui è previsto lo sgombero siano consultate in modo reale e che siano considerate tutte le opzioni a loro disposizione, tra cui facilitare l’accesso alla procedura d’asilo in Francia e fornire visti per il Regno Unito per i ricongiungimenti familiari o per altri buoni motivi che giustifichino l’ammissione. Sebbene vi sia il canale della Manica di mezzo, non è una questione di cui il governo di Londra si può lavare le mani’ – ha concluso Dalhuisen.