IL BAROMETRO DELL'ODIO - ELEZIONI EUROPEE 2019 - Amnesty International Italia

IL BAROMETRO DELL’ODIO – ELEZIONI EUROPEE 2019

Insieme per un’Europa dei diritti.

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HATE SPEECH: ELEZIONI EUROPEE, VINCE L'ODIO

Minoranze religiose è il tema che scatena più odio tra i politici: quasi 1 post/tweet con tono negativo su 5 relativo a questo argomento veicola odio e discriminazione. Una campagna elettorale in cui quasi la metà dei contenuti pubblicati online ha un taglio critico e i temi trattati in modo negativo generano maggiori like, condivisioni, repliche.

Legenda

Candidati
Utenti generici

Percentuale di contenuti negativi

Nel grafico i primi risultati del monitoraggio. Scopri come leggerlo

Scarica la nota metodologica

Scarica la sintesi dei dati

Quanto e come i leader politici contribuiscono alla propagazione dell’odio nella rete? Quali reazioni e sentimenti generano nel pubblico raggiunto sui social network? Quali temi e target scatenano più di altri l’hate speech? Sono alcuni dei quesiti ai quali Amnesty International Italia prova a dare una risposta raccogliendo i contenuti pubblicati dai candidati all’europarlamento, così come le risposte degli utenti.

Il grafico sopra mostra le tendenze suggerite dai primi dati raccolti. Come leggerlo:

  • passando il cursore sulla categoria (barra grigia di ciascun box) è possibile visualizzare l’incidenza del tema sul dibattito complessivo. Inoltre, guardando il termometro a destra del grafico si osserva la percentuale di contenuti con accezione negativa per quel tema – più il box è rosso maggiore è l’incidenza dei contenuti negativi;
  • ogni box è suddiviso tra candidati e utenti e indica per entrambi: il numero di contenuti (valore assoluto), l’incidenza (%) sul dibattito per quel tema, il numero medio di like, commenti e condivisioni per contenuto.

Dal 15 aprile al 24 maggio 2019, in occasione della campagna elettorale che porta verso l’elezione del Parlamento europeo, Amnesty Italia conduce un monitoraggio sull’hate speech online analizzando i contenuti pubblicati su pagine Facebook e account Twitter dei candidati ai seggi italiani, col coinvolgimento degli attivisti del territorio nel ruolo di valutatori.

Per ulteriori dettagli sul monitoraggio consulta la nota metodologica e la sintesi dei dati scaricabili qui a fianco.

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I temi

Donne

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La violenza contro le donne è diffusa in tutta l'Unione europea: 1 donna su 20 con più di 15 anni (il 5%, ben 9 milioni di donne) è stata stuprata; la percentuale sale all'11% se si includono altre forme di violenza sessuale. La maggior parte dei Paesi membri, nonostante la ratifica della Convenzione di Istanbul del 2011, ha una legislazione obsoleta sullo stupro, definito sulla base della violenza fisica e non sulla mancanza di consenso, come richiesto. L'accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, così come il diritto di famiglia, variano da paese a paese assumendo talvolta caratteri discriminatori. La discriminazione verso le donne, tuttavia, non si limita a questo campo e assume anche altre forme: nell'Unione europea una donna guadagna mediamente il 16% in meno rispetto a un uomo per un'ora di lavoro. Se ci soffermiamo sull'Italia, osserviamo che movimenti di diversa natura politica e sociale spingono per un passo indietro, con l'obiettivo di ridimensionare parte dei successi ottenuti con le battaglie sociali condotte dalle donne per decenni.
Amnesty Italia vuole prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro le donne e le cause strutturali alla base di questo fenomeno e chiede che sia promossa e garantita una legislazione che dia piena attuazione al principio di uguaglianza di genere e garantisca il godimento dei diritti sessuali e riproduttivi.

Solidarietà

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Attivisti e organizzazioni della società civile sempre più spesso sono sotto attacco all'interno dell'Unione europea.

Sono gli stessi governi, in alcuni casi, a colpire chi si batte per promuovere e tutelare i diritti e le libertà delle persone: istituzioni, associazioni, ma anche singoli individui, persone comuni che si dedicano con enorme passione alla difesa della giustizia e dell’uguaglianza.

Amnesty International Italia vuole che la legislazione e le politiche dell’Unione Europea siano sviluppate nel rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione e di associazione e che venga posto un freno al fenomeno della criminalizzazione della solidarietà.
L'Organizzazione, inoltre, chiede che l'Unione europea e i suoi stati membri catalizzino la propria azione per il rilascio dei difensori dei diritti umani incarcerati, in qualsiasi parte del mondo si trovino e che questi possano riferire al Parlamento europeo circa le violazioni nei rispettivi paesi di origine.

Migranti e rifugiati

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Cooperare con paesi del terzo mondo in materia di politiche migratorie è l'approccio al quale ricorre l'Unione europea per gestire e ridurre i flussi migratori in ingresso. Come nel caso della Libia: la Guardia costiera libica, formata e supportata dall'Ue, intercetta migranti e rifugiati nel Mediterraneo centrale riconducendoli in Libia, dove rischiano detenzione arbitraria, tortura e altri trattamenti inumani e degradanti. Allo stesso modo, accordi con altri paesi in via di sviluppo per facilitare i rimpatri sono contratti senza essere preceduti da una valutazione adeguata dello stato dei diritti umani e della democrazia in tali aree.
Amnesty International Italia chiede di monitorare le eventuali politiche di esternalizzazione che bloccano i rifugiati e i migranti in Paesi nei quali sono esposti a gravi violazioni dei diritti umani. In questi anni il Regolamento di Dublino ha dimostrato tutta la sua inefficacia: la proposta di una riforma, per rafforzare la solidarietà tra gli Stati nel sistema di accoglienza e protezione, si è fermata al Consiglio, dove ha trovato l’opposizione di alcuni governi che rifiutano il meccanismo automatico di redistribuzione e alimentano a livello nazionale ed europeo sentimenti anti-immigrazione. È quindi importante che sia portato avanti il lavoro di riforma del Regolamento di Dublino, nell’ottica di una responsabilità condivisa nella gestione del fenomeno.

Minoranze religiose

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Le minoranze religiose sono spesso target di odio e discriminazione nell'Unione europea, una situazione che negli ultimi anni si è inasprita a causa di un dibattito sui flussi migratori fortemente polarizzato.
Minoranze come quella musulmana, per esempio, fanno i conti con alti livelli di discriminazione: un recente sondaggio (2018) dell'Agenzia dell'Unione europea per i Diritti fondamentali rileva che 4 musulmani su 10 si sono sentiti discriminati in modo ricorrente nei cinque anni precedenti l'indagine. L'islamofobia colpisce chi la subisce su più fronti: la discriminazione si verifica soprattutto quando cercano un lavoro o una casa o quando accedono all'educazione. Il 27%, inoltre, ha subito aggressioni negli ultimi dodici mesi (percentuale che sale al 36% se si considerano solo i musulmani di seconda generazione) e tra loro quasi la metà (45%) ha subito 6 o più attacchi. Il 2% ha affermato di aver subito aggressioni di tipo fisico. In 9 casi su 10 gli attacchi non sono stati denunciati alle forze dell'ordine né ad altre autorità.
Continua a essere presente, in Italia come all'interno di numerosi altri paesi dell'Unione europea, un radicato e diffuso antisemitismo.

Rom

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Il godimento dei diritti umani da parte della popolazione di origine rom all'interno dell'Unione europea continua a essere un punto critico: discriminazione e segregazione, in particolare negli ambiti abitativo e educativo, così come i crimini d'odio (fenomeni ampiamente documentati da Amnesty International Italia nell'ultimo decennio) continuano a essere presenti e a impedire che le persone rom possano godere a pieno dei propri diritti, ostacolandone l'integrazione.

Amnesty International Italia chiede all'Unione europea e ai rappresentanti dell'Europarlamento di continuare a promuovere i diritti della popolazione rom, inserendoli nell'agenda politica.

L'Organizzazione chiede loro, inoltre, di supportare la Commissione europea nelle iniziative volte a porre fine alla segregazione e alla discriminazione dei rom e finalizzate alla loro inclusione sociale, prevedendo anche il coinvolgimento pro-attivo della stessa comunità rom con modalità quali dibattiti e audizioni.

Povertà

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Milioni di persone nell'Unione europea continuano a pagare il prezzo della crisi economica del 2008 e delle politiche di austerity messe in atto da alcuni Governi.
Questo corrisponde, nella pratica, a un difficile accesso o al mancato godimento di diritti sociali quali salute, casa e istruzione e al conseguente deterioramento della condizione di chi già vive in una situazione di povertà socio-economica o è in bilico.

Le ricerche condotte da Amnesty International hanno portato l'Organizzazione a concludere che le misure di austerity hanno avuto e continuano ad avere un impatto sproporzionato sulle persone con entrate economiche minori e, soprattutto, sui gruppi più vulnerabili.
Amnesty International Italia chiede che venga sempre tenuto nella giusta considerazione l’impatto delle misure di austerità sui diritti umani, in termini di godimento dei diritti sociali come salute, casa, istruzione e che si facciano valutazioni periodiche di tutte le politiche economiche e programmi di riforma portati avanti dalle istituzioni dell’Ue.

Lgbti

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Discriminazioni basate su identità di genere e orientamento sessuale si verificano in modo sistematico nell'Unione europea, arrivando a sfociare in episodi di bullismo e violenza.

Sul piano del diritto, molte sono le battaglie che ancora non hanno visto un esito: la possibilità di indicare a livello legale in quale genere ci si identifica, per esempio, non è ancora stata riconosciuta. Anche il tema della famiglia è al centro di un continuo dibattito: normative diverse da paese a paese fanno sì che solo all'interno di alcuni Stati membri sia garantita effettiva eguaglianza tra le coppie composte da persone dello stesso sesso e non.

A gennaio 2019, il Parlamento europeo ha richiamato gli Stati membri "a adottare leggi e politiche di contrasto all'omofobia e transfobia" per combattere violazioni e crimini di odio nei confronti della comunità Lgbtiq. Amnesty International Italia chiede una legislazione che renda effettiva la parità e contrasti la discriminazione basata sull'orientamento sessuale.

COMBATTI L'ODIO ONLINE: LA GUIDA DI AMNESTY

Scarica la guida

Nella battaglia per il contrasto all’hate speech tutti possono scendere in campo: dove la moderazione dei social network e dei portali d’informazione non arriva, quando l’intervento delle autorità non è abbastanza repentino, è importante che gli utenti del web, persone comuni, facciano ciò che possono per dire no all’odio in rete. Fare qualcosa, non restare a guardare, significa affermare che discriminazione e violenza sul web non sono tollerabili; significa non far sentire sole le vittime dell’odio. Vuol dire anche compiere un gesto concreto per promuovere la rimozione dei contenuti ritenuti inaccettabili oppure proporre una forma di comunicazione civile e costruttiva. Come intervenire allora? Si va dalla semplice segnalazione fino alla più delicata proposta di visioni alternative, attraverso il dialogo.
Con questa guida, pensata per tutti coloro che vorrebbero compiere un gesto concreto per combattere l’odio online, ma non sanno ancora come fare, Amnesty International Italia prova a fornire nozioni e indicazioni pratiche per comprendere i meccanismi che generano l’hate speech, per riconoscerlo e per riuscire a offrire la risposta più adatta.