Davanti alla musica siamo uguali - Amnesty International Italia

Davanti alla musica siamo uguali

1 aprile 2019

© Musacchio&Ianniello

Tempo di lettura stimato: 3'

Intervista ad Antonio Pappano

Qual è il ruolo della musica, e dell’arte più in generale, nella difesa dei diritti umani?

Come direttore d’orchestra ho a che fare con dei musicisti e un coro. Loro, tutti insieme, formano una comunità. Questa comunità è per me un esempio di democrazia o deve essere un esempio di democrazia. Io sono il presidente di questa comunità e devo aiutare ognuno a capire il proprio ruolo, a capire qual è il momento dell’ascolto e quale quello della comprensione, quando è il momento di dare spazio alla voce degli altri e quando invece è il tempo del protagonismo. Per me questo rimane il migliore esempio di una società che funziona nel modo giusto, dove è il lavoro di squadra che crea il “prodotto”, in questo caso la musica. Allo stesso modo la società dovrebbe cercare di raggiungere il benessere di tutti in una condizione di parità, in cui ognuno possa vivere la propria vita con dignità, con amore e poesia.

Secondo lei, quali sono i brani musicali che più hanno ispirato il movimento per i diritti umani?

Parlare di un pezzo o un brano è difficile, sono molto fortunato ad avere l’opportunità di potermi confrontare con grandi capolavori della musica e io sono ispirato da tutti. Anche la musica più frivola può dire qualcosa sull’umanità, sull’essere umano. Però quando dirigo la musica di Bach, la Passione secondo Giovanni o la Passione secondo Matteo, sento che siamo in presenza di un Dio, un Dio musicale, che capisce l’importanza della fratellanza degli esseri umani. Si parla tanto di Beethoven, della Nona Sinfonia, dove c’è un messaggio finale di fratellanza, però anche il Requiem di Mozart, sapendo che questo pezzo è stato scritto alla fine della sua vita, non può non suscitare una risposta emozionale, che ci fa davvero pensare. Anche la musica di Bruckner mi fa lo stesso effetto, in particolare l’Ottava Sinfonia.

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