In memoria di Joban

14 Aprile 2021

© Sabbadini

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Nelle campagne italiane, anche al tempo del Covid-19, la macchina dello sfruttamento ha continuato a produrre schiavitù a pieno regime, tanto che ancora oggi governa la vita di circa 450.000 lavoratori e lavoratrici, riducendone 180.000 in condizioni para-schiavistiche.

Tra queste persone merita di essere ricordato Joban Singh, bracciante indiano di 25 anni che il 6 giugno scorso, a Sabaudia, in provincia di Latina, nel residence “Bella Farnia Mare”, proprio davanti al luogo in cui la cooperativa In Migrazione organizzò nel 2015 il primo centro servizi avanzati a tutela dei braccianti indiani, ha deciso di togliersi la vita. Era giunto in Italia con un trafficante indiano che gli aveva venduto, per circa 8000 euro, il biglietto di sola andata per un sogno chiamato benessere. Si era ritrovato invece a lavorare come uno schiavo in alcune aziende agricole pontine, sotto diversi padroni italiani e caporali indiani, ricevendo una paga mensile che non superava i 500 euro.