L’editoriale

14 Aprile 2021

© Hospital Clinic Barcelona

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di Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia

Cara amica, caro amico,

ora che siamo entrati nel secondo anno di pandemia globale, molti dei pensieri che avevano tenuto alto il

morale nei primi giorni sembrano lontanissimi. Abbiamo visto che non è andato tutto bene, soprattutto perché ancora non possiamo riferisci al passato parlando del Covid-19. Inoltre, le conseguenze patite da coloro che erano già vulnerabili prima della pandemia, come le donne, i lavoratori precari e le persone anziane, sono lì a dimostrare che non basta un problema in

comune per modificare il comportamento umano. Anzi, la prima lezione che abbiamo imparato è proprio che la pandemia è la lente perfetta attraverso cui leggere tutte le contraddizioni delle nostre società, violazioni sistemiche dei diritti umani che prima non eravamo, forse, in grado di vedere nitidamente. Non si migliora naturalmente, lo stiamo vedendo anche ora, con la battaglia in corso per accaparrarsi i vaccini. Un’azione concreta e coordinata di difesa dei diritti umani e denuncia delle violazioni è urgente a ogni latitudine. Da ormai 60 anni non ci stanchiamo di ripetere che non esiste alcun paese al mondo dove i diritti umani siano completamente rispettati. Da un anno a questa parte le cose stanno andando male e la pandemia sta fornendo più strumenti a chi vuole stabilire regimi autocratici, che a chi si batte per difendere la democrazia. È una china talmente evidente che non si può più far finta di nulla.

Questo numero è dedicato al nostro Rapporto, che ogni anno fa un’analisi approfondita dello stato dei diritti umani nel mondo, e alla celebrazione dei nostri primi 60 anni di attività. Contrariamente a quanto si dice di solito, speriamo di non celebrare i nostri prossimi 60 anni perché, nel mondo che vogliamo, non saremo più necessari.