L’editoriale

24 Gennaio 2023

©Seddik Boubaker

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Editoriale

di Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia

 

Cara amica, caro amico,

nel Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani, di cui il 10 dicembre 2022 abbiamo festeggiato i 74 anni, si legge “è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione”. Questo significa che il diritto di protesta diventa tale nel momento in cui tutti i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione vengono calpestati. Ribellarsi non è necessario in una società che rispetta i diritti umani, perché le istanze di cambiamento vengono ascoltate o comunque possono incanalarsi all’interno di un dibattito democratico e pacifico. Quando in una società le proteste diventano necessarie, significa che il dialogo si sta interrompendo o, come avviene ormai da settimane in Iran, che il livello di oppressione autoritaria ha raggiunto picchi non più tollerabili. Aver dedicato la nostra campagna globale alla protezione della protesta è un fatto grave, perché significa che i diritti umani sono sotto attacco, ovunque. Per questa ragione, come movimento dobbiamo convogliare il meglio delle nostre forze per proteggere coloro che non accettano di vedere le proprie vite controllate, i propri spazi di libertà restringersi, i propri cari arrestati o uccisi. Non potrebbe esserci prova più incontrovertibile della necessità di un impegno di massa, a livello globale, per trovare una risposta a tutti quegli interrogativi urgenti a cui i governi di tutto il mondo si stanno dimostrando incapaci di rispondere. Ciò che accade in Iran e altrove non ci riguarda solo perché siamo un movimento di solidarietà internazionale, ma perché, se non ci mobilitiamo, quello potrebbe essere il prossimo futuro delle nostre fragili democrazie.

 

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