La nostra annuale maratona di raccolta firme quest’anno è dedicata a persone che, come te, vogliono vivere in un mondo più giusto. Sono persone che lottano ogni giorno con coraggio mettendo a rischio la propria vita per difendere i diritti di tutti e tutte.
La tua firma può cambiare la loro storia.
Write for Rights è una campagna di raccolta firme che intende fare pressione su governi e istituzioni. Una campagna che funziona! Negli anni, proprio grazie al sostegno di migliaia di persone, siamo riusciti a migliorare la vita di più di 100 persone, salvandole dalla tortura, maltrattamenti e ingiusta detenzione.
Dal 2001, ogni anno mobilitiamo persone in tutto il mondo a sostegno di persone ingiustamente imprigionate o perseguitate: dalle 2326 lettere raccolte il primo anno, a oltre cinque milioni tra petizioni, lettere e tweet degli ultimi anni.
Quest’anno la maratona terminerà il 16 novembre.
Da nove anni, il maratoneta disegnato da Guido Scarabottolo è diventato la mascotte della campagna perché riesce a esprimere perfettamente l’idea di una competizione sportiva in cui ogni “atleta” corre con un solo obiettivo comune: il rispetto dei diritti umani.
Aiutaci a raggiungere 13.000 firme
Tempo rimanente
Owen Chow è un attivista di Hong Kong, ha studiato infermieristica ed è un praticante buddista che ha sempre lottato per costruire una società più equa: una persona riflessiva e avventurosa, con desideri semplici come quello di prendere un cane.
Owen ha partecipato alla sua prima marcia per la democrazia a 15 anni. È entrato nella vita pubblica sperando di aiutare le persone meno privilegiate, ma esprimere la propria opinione a Hong Kong è diventato pericoloso.
Una città un tempo nota per il dibattito aperto è stretta nella morsa della paura dopo che nel 2020 Pechino ha imposto una draconiana Legge sulla sicurezza nazionale: una legge che ha di fatto schiacciato l’opposizione politica, messo a tacere i media indipendenti e portato alla chiusura di molte organizzazioni della società.
Nonostante i rischi, a soli 23 anni Owen si è candidato alle “primarie” non ufficiali per selezionare i candidati per le elezioni. In risposta, le autorità hanno accusato lui e altre 46 persone di “cospirazione per sovvertire i poteri dello stato”. È stato arrestato nel 2021 e nel 2024 il totale delle condanne è arrivato a oltre 12 anni di carcere.
La storia di Owen è una delle tante di Hong Kong. Le persone che un tempo davano per scontato il loro diritto di esprimersi ora non si sentono più libere di esercitare i propri diritti.
Chiediamo alle autorità di Hong Kong di scarcerare immediatamente e senza condizioni Owen.
Chief Executive’s Office of the Hong Kong Special Administrative Region
Tamar
HONG KONG
Email: ceo@ceo.gov.hk
Egregio Capo dell’Esecutivo,
Owen Chow, ex studente di infermieristica, è stato condannato per “cospirazione per sovversione” ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale per essersi candidato alle “primarie” non ufficiali per le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi nel 2020. È stato arrestato nel 2021 e nel 2024 il totale delle condanne è arrivato a oltre 12 anni di carcere. I processi e le condanne si inseriscono in una più ampia repressione dei diritti alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di partecipazione politica a Hong Kong.
La esortiamo a scarcerare immediatamente e senza condizioni Owen Chow e a smettere di usare la Legge sulla sicurezza nazionale per criminalizzare il pacifico esercizio dei diritti umani.
La ringraziamo per l’attenzione.
Marwa Arafa è un’attivista egiziana per i diritti umani, traduttrice e madre di 33 anni, detenuta arbitrariamente dal 2020 unicamente a causa del suo attivismo pacifico. Sua figlia sta crescendo senza di lei dopo che Marwa è stata arrestata davanti ai suoi occhi quando aveva solo due anni.
La sua colpa? Aver mostrato solidarietà alle persone detenute, aver aiutato le famiglie a sostenere i costi delle visite in carcere e aver fatto campagne per i diritti delle persone minorenni.
Il 20 aprile del 2020 le forze di sicurezza egiziane hanno fatto irruzione nella casa di un’amica dove Marwa stava alloggiando e l’hanno sottoposta a sparizione forzata per due settimane. In seguito, è stata accusata di reati legati al terrorismo. Ora rischia un processo iniquo con accuse che possono comportare l’ergastolo.
Le condizioni di salute di Marwa sono gravemente peggiorate in prigione e le viene un’assistenza sanitaria adeguata. La sua situazione mette in luce l’abuso delle leggi antiterrorismo in Egitto per colpire le voci critiche e chi difende i diritti umani. Marwa continua a non perdere la speranza, traendo forza dall’amore per sua figlia e dalla sua fede nella giustizia.
Chiediamo insieme la sua scarcerazione immediata e senza condizioni e il ritiro di tutte le accuse contro di lei, poiché è detenuta unicamente per aver esercitato i suoi diritti.
President of Egypt
Office of the President
Al-Ittihadiya Palace
Al Nadi, El-Montaza, Heliopolis
Cairo Governorate 4460210
Egypt
Sua Eccellenza,
Marwa Arafa è un’attivista per i diritti umani, traduttrice e madre, detenuta arbitrariamente da oltre sei anni a causa del suo attivismo pacifico per i diritti delle persone minorenni e delle loro famiglie. Nell’aprile del 2020 è stata sottoposta a sparizione forzata per due settimane prima di essere accusata di reati legati al terrorismo. Ora rischia un processo iniquo con accuse che possono comportare l’ergastolo. Non dovrebbe essere detenuta unicamente per aver esercitato pacificamente i suoi diritti umani.
La esortiamo a garantire che Marwa Arafa venga scarcerata immediatamente e senza condizioni e che tutte le accuse contro di lei vengano ritirate.
La ringraziamo per l’attenzione.
Daria Egereva è un’attivista russa che ha dedicato la sua vita alla protezione delle persone, della cultura e dell’ambiente. Nata in Siberia, appartenente al popolo nativo Selkup che conta circa 3500 persone, si è formata come insegnante prima di diventare una stimata attivista per i diritti delle popolazioni native e per la giustizia climatica. Viene descritta come una persona solare, socievole e profondamente empatica. Ama leggere e fare lunghe passeggiate all’aria aperta. Spesso ricorda la sua infanzia nella taiga, circondata da vaste foreste sempreverdi, dove ha costruito un legame indissolubile con la natura.
Oggi Daria rischia fino a 20 anni di carcere per il suo pacifico impegno in favore dei diritti umani. Nel dicembre 2025, le autorità russe l’hanno arrestata accusandola di essere coinvolta in una rete per i diritti delle persone native etichettata come “terroristica”, nonostante il suo lavoro fosse da sempre orientato alla protezione delle terre, delle lingue e delle culture native.
L’esperienza di Daria riflette un modello più ampio in cui le accuse di “estremismo” e “terrorismo” vengono utilizzate contro le persone attiviste per mettere a tacere le voci indipendenti e scoraggiare la libertà di parola. Anche di fronte a pressioni e minacce, Daria ha continuato a difendere il suo popolo e i suoi diritti con coraggio e determinazione.
Chiediamo la sua scarcerazione immediata e senza condizioni e che si ponga fine alla repressione delle persone native che esercitano i loro diritti in tutta la Russia.
Head of the Investigative Committee of the Russian Federation
Investigative Committee of the Russian Federation
2 Tehnicheskiy Pereulok
105005 Moscow
Russian Federation
Egregio Presidente del Comitato Investigativo della Federazione Russa,
Daria Egereva è una difensora dei diritti dei popoli nativi e attivista per il clima che ha lavorato pacificamente per proteggere i diritti, la cultura, la lingua e le terre tradizionali dei popoli nativi. Il 17 dicembre 2025 è stata arrestata e accusata di “partecipazione alle attività di un’organizzazione terroristica” unicamente a causa del suo lavoro a favore dei diritti umani. Ora rischia fino a 20 anni di carcere.
La esortiamo a scarcerare immediatamente e senza condizioni Daria Egereva, a ritirare tutte le accuse contro di lei e a porre fine alla repressione contro chi difende i diritti dei popoli nativi e le altre persone attiviste pacifiche in Russia.
La ringraziamo per l’attenzione.
Rokiatou Doumbia è un’imprenditrice del Mali, attivista e influencer sui social media, nota per il suo coraggio e la sua personalità schietta, conosciuta anche con il soprannome di “Peperone rosa”. Il suo canale TikTok è diventato uno spazio di confronto aperto sulle difficoltà quotidiane e sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Rokiatou ha sostenuto a lungo le famiglie della sua comunità, creando un’associazione per aiutare le donne ad avviare piccole imprese e organizzando distribuzioni di cibo per le persone bisognose. Viene descritta come una persona premurosa, generosa e attenta.
Nel marzo 2023, dopo aver criticato l’aumento del costo della vita e le autorità militari durante una diretta su TikTok, è stata arrestata e accusata di “incitamento alla rivolta”, “disturbo dell’ordine pubblico”, “diffamazione dello stato” e “cospirazione criminale”. Anche se alcune accuse sono state ritirate, rimane in stato di per le accuse di “diffamazione ai danni dello stato” e “cospirazione criminale”.
La detenzione di Rokiatou riflette una più ampia repressione in Mali, dove le autorità ricorrono sempre più spesso ad arresti e accuse penali per mettere a tacere le voci critiche. Il suo è un esempio emblematico di come le donne siano estromesse dal dibattito pubblico attraverso repressione, molestie online, discriminazione e stigmatizzazione sociale. Sottolinea inoltre come gli spazi digitali in Mali siano sempre di più luoghi di sorveglianza e controllo.
Chiediamo alle autorità del Mali di scarcerare immediatamente Rokiatou Doumbia e di ritirare tutte le accuse contro di lei.
Ministere de la Justice et des Droits de l’homme
Cité Administrative
Bâtiment 12, 3e étage
BP 97
Bamako
MALI
Egregio Ministro della Giustizia,
Rokiatou Doumbia è un’imprenditrice, attivista e influencer sui social media che da tempo sostiene le donne e le famiglie della sua comunità. Nel marzo 2023, dopo aver criticato l’aumento del costo della vita e le autorità militari del Mali durante una diretta su TikTok, è stata arrestata e incriminata. Sebbene due delle accuse a suo carico siano state successivamente ritirate, rimane in detenzione arbitraria in attesa del processo per le restanti accuse. Non dovrebbe essere detenuta solo per aver espresso le sue opinioni.
La esortiamo a scarcerare immediatamente e senza condizioni Rokiatou Doumbia e a ritirare tutte le accuse a suo carico.
La ringraziamo per l’attenzione.
Ruth López è un’avvocata nota per la sua forte fiducia nella giustizia. Nel suo tempo libero, si dedica alla lettura e alla cura del suo giardino di orchidee.
Per anni, Ruth si è battuta contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani in El Salvador. Ha dedicato la sua vita alla protezione dello stato di diritto, anche quando farlo è diventato pericoloso.
Dal 2022 El Salvador è sotto lo stato di emergenza. Questo ha conferito alle autorità ampi poteri per mettere a tacere le voci critiche, colpire le persone attiviste e indebolire i diritti fondamentali.
Nel maggio 2025 Ruth è stata arrestata nella sua casa e fatta sparire per 40 ore. Dopo oltre un anno si trova ancora in detenzione preventiva e le viene negato il diritto a un giusto processo. Non riesce ad avere contatti regolari con la sua famiglia e con il suo avvocato. È una prigioniera di coscienza, detenuta unicamente per aver esercitato pacificamente i suoi diritti umani.
Chiediamo alle autorità di El Salvador di scarcerare immediatamente e incondizionatamente Ruth López e di ritirare tutte le accuse contro di lei.
Fiscalía General de la República de El Salvador
Avenida El Boquerón y Calle Izalco
Urbanización Santa Elena
Distrito de Antiguo Cuscatlán
Municipio de La Libertad Este
La Libertad
El Salvador
Egregio Procuratore Generale,
Ruth López è un’avvocata e difensora dei diritti umani che da anni si batte contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani in El Salvador. Nel maggio 2025 è stata arrestata nella sua abitazione e si trova tuttora in custodia cautelare. Amnesty International ha dichiarato Ruth prigioniera di coscienza, detenuta unicamente per aver esercitato pacificamente i suoi diritti umani. La sua detenzione solleva serie preoccupazioni circa il crescente utilizzo del sistema giudiziario penale per mettere a tacere le voci critiche in El Salvador.
La esortiamo a scarcerare immediatamente e senza condizioni Ruth López e a ritirare tutte le accuse a suo carico.
La ringraziamo per l’attenzione.