30 giorni per la libertà di stampa

Partecipa. Corri a firmare!

Nel mondo, non sono pochi i casi in cui a pagare il prezzo più alto non è chi commette i crimini, ma chi li denuncia. Sono centinaia, infatti, gli operatori dell’informazione che vengono ostacolati, perseguitati, minacciati e persino uccisi per aver cercato o raccontato la verità.

C’è chi si trova nel fuoco incrociato delle organizzazioni criminali o del governo, come Alberto Amaro Jordàn, che lavora in uno degli stati più pericolosi al mondo per chi fa giornalismo: il Messico. Rischia di perdere la protezione nonostante le minacce e gli attacchi ricevuti.

Durante i conflitti e le guerre poi, l’interesse del potere di mantenere il silenzio sul proprio operato si impenna. Così i giornalisti diventano bersaglio di persecuzione giudiziaria, censura, attentati e uccisioni. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, le autorità russe hanno varato dei provvedimenti che vietano persino di usare la parola “guerra” e di esprimere qualsiasi opinione su quanto sta avvenendo. Sono 43 i giornalisti sottoposti a procedimenti giudiziari e per aver preso posizione contro la guerra. Maria Ponomarenko, giornalista della testata online “RusNews”, è stata condannata a sei anni di carcere per aver parlato su Telegram delle vittime civili dell’attacco al Teatro di Mariupol, in Ucraina.

Nei primi cinque mesi dall’escalation della violenza nella Striscia di Gaza occupata, sono stati uccisi 103 operatori dell’informazione. Il 7 ottobre 2023, Nidal al-Waheidi e Haitham Abdelwahed stavano documentando l’attacco guidato da Hamas in territorio israeliano, quando sono stati arrestati dalle forze isareliane. Da allora sono vittime di sparizione forzata. Ad oggi non si sa se siano ancora vivi e dove siano detenuti.

Mentre continua la mobilitazione per impedire l’estradizione di Julian Assange negli Usa, dal 3 aprile al 3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa, vogliamo coinvolgere il maggior numero di persone in una maratona di raccolta firme a sostegno della libertà d’informazione.

La dedichiamo a quattro persone che hanno messo a rischio la propria vita solo per svolgere il loro lavoro.

Il giornalismo non è un crimine.

 

Il maratoneta di Scarabottolo

Da oltre sei anni, il maratoneta disegnato da Guido Scarabottolo è diventato la mascotte della nostra annuale campagna Write for Rights. Quest’anno la campagna raddoppia e il maratoneta corre ancora con noi con un solo obiettivo comune: il rispetto dei diritti umani.

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