Burkina Faso: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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Burkina Faso

Capo di stato: Roch Marc Christian Kaboré

Capo di governo: Christophe Dabiré

Sopraffazioni e violazioni dei diritti umani sono stati commessi da gruppi armati e dalle forze di sicurezza. La libertà di espressione si è ridotta a seguito della nuova legislazione adottata in tema di sicurezza. Si è concluso il processo per il tentato colpo di stato del 2015. Ci sono stati progressi per la protezione dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne.

Contesto

La situazione di insicurezza del Burkina Faso settentrionale si è estesa anche alla zona orientale del paese e ha portato a un incremento degli abusi e delle violazioni dei diritti umani. In sei delle 13 regioni del Burkina Faso è stato istituito lo stato di emergenza. Il numero delle persone uccise nella prima metà dell’anno è stato quattro volte superiore al numero totale del 2018.

Violenze da parte dei gruppi armati

Gruppi armati come Ansarul Islam, il Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani e lo Stato islamico nel grande Sahara sono i presunti responsabili della maggior parte degli attacchi contro la popolazione, compresi quelli ai danni di uomini politici e capi villaggio, mentre numerose violazioni dei diritti umani sono state commesse dal Koglweogo e altre milizie di autodifesa.

Secondo quanto dichiarato dal governo, nei giorni 1 e il 2 gennaio, 50 persone sono rimaste uccise e altre 66 sono risultate disperse durante un attacco da parte di un gruppo armato nel villaggio di Yirgou nella provincia di Sanmatenga. Nell’ambito delle indagini per queste uccisioni, il 23 dicembre è stato arrestato El Hadj Boureima Nadbanka, un capo delle milizie Koglweogo nella provincia di Namentenga. Sempre a Sanmatenga, almeno 29 persone sono rimaste uccise l’8 settembre a seguito di un assalto, da parte di uomini armati, a un convoglio che trasportava alimenti sulla strada che collega Barsalogho a Guendbila.

Altri attacchi mortali si sono verificati a Soum, nella regione del Sahel, una provincia ai confini con il Mali. Il 9 giugno, almeno 19 persone hanno perso la vita ad Arbinda dopo un assalto a un mercato e a una miniera artigianale. Il 26 e il 27 ottobre degli uomini armati hanno ucciso almeno 15 persone durante un attacco al villaggio di Pobé-Mengao. Trentacinque persone, di cui 31 donne, e sette membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi il 24 dicembre in un attacco ad Arbinda.

Sono stati presi di mira siti minerari. Il 6 novembre, 37 minatori della miniera d’oro di Boungou sono stati uccisi da uomini armati dopo un’imboscata alle navette che li trasportavano. Il 16 gennaio, un dirigente minerario canadese è stato sequestrato e poi ucciso a Tiabongou.

Anche luoghi religiosi e rappresentanti del clero sono stati oggetto di assalti. Il 31 marzo, un gruppo armato ha attaccato la città di Arbinda trucidando un capo religioso locale e sei membri della sua famiglia. L’attacco ha poi provocato scontri tra le comunità di Arbinda e dei villaggi limitrofi, causando la morte di almeno 60 persone. Inoltre, il 29 aprile, nella provincia di Soum, sei fedeli sono rimasti uccisi dopo un assalto alla chiesa protestante di Silgadji.

Il 12 maggio, sei fedeli, tra cui il sacerdote, sono stati assassinati nella chiesa cattolica di Dablo, nella provincia di Sanmatenga. Il giorno successivo, quattro persone sono state uccise durante una processione cattolica a Zimtenga, nella provincia di Bam.

L’11 ottobre, uomini armati hanno ucciso 16 civili in un attacco alla grande moschea di Salmossi, nella provincia di Oudalan.

Quattordici fedeli sono stati uccisi il 1° dicembre da uomini armati durante un assalto a una chiesa protestante a Hantoukoura, nella provincia di Komondjari.

Esecuzioni extragiudiziali

Il 5 febbraio il governo ha annunciato di aver “neutralizzato” 146 terroristi nelle province settentrionali di Yatenga e Loroum. Secondo l’organizzazione civile locale Mbdhp, alcune di queste uccisioni possono essere classificate come esecuzioni extragiudiziali.

Sfollati interni

Secondo quanto emerge dai dati del governo e dell’Onu, dal mese di novembre hanno abbandonato i loro villaggi più di mezzo milione di burkinabé, il 76 per cento dei quali, secondo i dati dell’Unhcr, è stato accolto nelle province di Oudalan, Bam, Soum e Sanmatenga, dove si sono verificati nel 2019 il 53 per cento del totale degli atti di violenza del paese.

Il sistema giudiziario

Il generale Gilbert Diendéré e il generale Djibril Bassolé sono stati condannati rispettivamente a 20 e 10 anni di detenzione per il ruolo ricoperto durante il tentato colpo di stato contro il governo di transizione nel settembre 2015. Diendéré e altri 23 imputati attendono il processo per l’assassinio dell’ex presidente Thomas Sankara nel 1987, con l’accusa di “aggressione, assassinio e occultamento di cadavere”.

L’ex presidente Blaise Compaoré è tuttora in esilio. È accusato di “aggressione intenzionale, complicità nell’aggressione, assassinio e complicità nell’assassinio”, dopo l’uccisione di 33 persone e il ferimento di altre 88 durante le proteste di massa il 29 ottobre 2014. Anche 32 ex ministri sono accusati di complicità negli omicidi e nelle aggressioni intenzionali. Il processo a carico di Compaoré e dei ministri è stato sospeso dall’Alta corte di giustizia da giugno 2017, in attesa di revisione degli statuti dell’Alta corte, dopo che la Corte costituzionale ne ha giudicati incostituzionali gli articoli 21 e 33. Gli statuti dell’Alta corte sono stati emendati ma il processo non è ancora ripreso.

Il 4 giugno, una corte francese ha ordinato l’estradizione del fratello dell’ex presidente, François Compaoré in Burkina Faso, che ha emanato un mandato di arresto internazionale nel 2017, nell’ambito delle indagini in merito all’omicidio del giornalista Norbert Zongo, avvenuto nel 1998.

Secondo la Commissione contro la tortura dell’Onu, 202 persone sono attualmente detenute con l’accusa di terrorismo ma non hanno subito un regolare processo.

Detenzione

Il sovraffollamento rimane il problema principale dei centri di detenzione, con una percentuale di detenuti del 180 per cento nel paese (del 372 per cento a Bobo-Dioulasso). Undici persone hanno perso la vita mentre si trovavano in custodia preventiva nell’unità di polizia antidroga a Ouagadougou. In seguito a questo fatto, nove poliziotti sono stati accusati di omicidio e omissione di soccorso. I tribunali hanno continuato a fare uso “dell’ordine tenere le persone a disposizione”, il che permette loro di imprigionare le persone senza accusa, in violazione alle norme internazionali del giusto processo.

Libertà di espressione

Il Burkina Faso ha rettificato il codice penale a giugno, con l’adozione di una nuova legge n. 0442019/AN.

La legge prevede reati di ampia portata per la repressione dei difensori dei diritti umani, giornalisti e blogger, e limita l’accesso all’informazione. L’articolo 312-11 criminalizza qualsiasi atto che possa “demoralizzare” le forze di sicurezza, mentre altri articoli limitano l’accesso a informazioni relative a operazioni militari o armi, allo scopo di proteggere l’ordine pubblico o l’integrità delle operazioni militari.

L’8 febbraio, Adama “Damiss” Ouedrago, direttore del quotidiano Le Dossier, è stato convocato dall’Autorità per le comunicazioni, dopo che il giornale aveva diffuso sui social un messaggio vocale che contestava la versione del governo sulla “neutralizzazione” dei 146 terroristi nelle comunità di Kain, Bomboro e Banh e definiva i decessi come “esecuzioni extragiudiziali”.

Il 12 novembre, l’attivista web Naïm Touré è stato arrestato arbitrariamente a causa di “pubblicazioni sui social”. È stato poi rilasciato senza accusa pochi giorni dopo.

Il 26 dicembre, l’attivista Kémi Seba è stato condannato a due mesi con sospensione condizionale della pena ed è stato multato per 200.0000 Kof (300 euro), per “aver insultato pubblicamente” e “denigrato” il presidente e alcuni capi di stato stranieri dopo una conferenza pubblica a Ouagadougou.

Diritti delle donne

A giugno, il governo ha acconsentito a fornire servizi gratuiti di pianificazione familiare, comprese visite mediche e l’uso di contraccettivi. Questa decisione è mirata a rimuovere gli ostacoli che incontrano donne e ragazze per l’accesso alle informazioni, ai prodotti e ai servizi per la salvaguardia della salute sessuale e riproduttiva.

Diritto all’istruzione

Il diritto all’istruzione è stato messo a repentaglio dalla precaria situazione di sicurezza del paese, impedendo a migliaia di studenti di frequentare le scuole. Attacchi come quello del 19 dicembre hanno portato alla chiusura di 2087 scuole, privando 303.090 studenti e 9264 insegnanti del diritto allo studio, secondo dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, dell’alfabetizzazione e della promozione della lingua nazionale.

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