Madagascar: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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Repubblica del Madagascar

Capo di stato: Andry Rajoelina

Capo di governo: Christian Ntsay

Le persone che vivono in povertà hanno affrontato molteplici ostacoli per accedere ai propri diritti economici, sociali e culturali e sono rimasti a rischio. Le condizioni delle prigioni hanno continuato ad essere disumane, il sovraffollamento è peggiorato ed è persistito l’utilizzo eccessivo della custodia cautelare. Nella seconda metà dell’anno, il governo si è impegnato ad affrontare la crisi della custodia cautelare.

Contesto

Il 19 gennaio, Andry Rajoelina si è insediato come presidente, subentrando a Hery Rajaonarimampianina a seguito di un’elezione. Il 27 maggio si è tenuta un’elezione parlamentare, caratterizzata da una bassa affluenza alle urne (31 per cento), per eleggere i 151 membri dell’Assemblea nazionale. La maggioranza dei seggi (84 su 151) sono andati al partito della coalizione presidenziale, Isika Rehetra miaraka amin’I Andry Rajoelina (Ird), come confermato dai risultati pronunciati dalla commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni). Ad agosto, la neoeletta Assemblea nazionale ha tenuto la sua prima sessione.

Vaglio internazionale

A novembre, il Madagascar è stato esaminato per la terza volta secondo l’Upr delle Nazioni Unite. Il Madagascar ha ricevuto 203 raccomandazioni, comprese quelle sulle torture e sulle condizioni di degrado nelle prigioni, sulla depenalizzazione dell’aborto e sulla protezione dei difensori dei diritti umani. Il Madagascar ne ha accettate 163, ne ha prese 29 in ulteriore considerazione e rifiutate 11.

Diritti economici, sociali e culturali

L’accesso ai diritti economici, sociali e culturali resta precario. Il tasso di mortalità infantile rimane alto, come quello dei bambini sotto i cinque anni affetti da ritardo nell’accrescimento. L’accesso all’istruzione è stato basso, con un bambino su cinque dai 6 ai 10 anni e un bambino su tre dagli 11 ai 14 anni che rimangono fuori dalla scuola. Metà della popolazione ha continuato a non avere accesso all’acqua potabile e il 20 per cento non ha accesso a un’igiene adeguata.

Ad agosto, il nuovo governo ha fatto retromarcia su un impegno preso dal governo precedente in merito all’adozione del nuovo Piano di sviluppo educativo, con cui si voleva agevolare l’accesso alla scuola dei bambini che vivono nelle aree rurali. Numerose Ong impegnate nel settore dell’istruzione hanno protestato contro questa decisione.

Detenzione

Le prigioni rimangono estremamente sovraffollate, con il numero totale di detenuti in aumento e in condizioni ancora disumane. A giugno, la popolazione carceraria ha raggiunto oltre 28.000 persone, di cui il 56 per cento in custodia cautelare. Questo numero è aumentato rispetto ai 23.759 di dicembre 2018, quando il tasso di custodia cautelare era del 53,21 per cento.

Nel mese di maggio, il ministro della Giustizia aveva informato Amnesty International di aver approvato un nuovo regime dietetico, più nutriente per i detenuti, rispetto alla dieta esistente, costituita prevalentemente di cassava (manioca), spesso servita una sola volta al giorno. A dicembre 2019, tuttavia, questa nuova dieta non era stata introdotta in tutte le prigioni dell’intera nazione.

Ad ottobre, a seguito di un comunicato stampa da parte del presidente, che poneva l’accento sulla necessità di un equo processo, il Consiglio dei ministri si è mobilitato per organizzare udienze del tribunale itinerante in tutte le regioni del Madagascar e aumentare l’uso di soluzioni alternative alla detenzione per i reati minori. Successivamente nello stesso mese, il presidente Rajoelina ha visitato la prigione della capitale, denunciando pubblicamente le condizioni della detenzione, il sovraffollamento e l’uso eccessivo della custodia cautelare, anche in caso di reati minori o futili. Ha annunciato una grazia presidenziale ai detenuti trattenuti per reati minori e l’impegno ad accelerare i processi in tutto il paese.

Forze di polizia e di sicurezza

Atti di tortura e altri maltrattamenti perpetrati dalle forze di polizia e militari rimangono fenomeni comuni, in particolare nel contesto della lotta del governo contro i presunti ladri di bestiame. Le forze di sicurezza hanno spesso razziato e saccheggiato villaggi, bruciato case e torturato o ucciso gli abitanti durante le ricerche dei sospetti. A gennaio, Amnesty International ha documentato le immagini strazianti di otto uomini di Betroka, nel Madagascar meridionale, i cui corpi sono stati crivellati dopo essere stati colpiti dalla polizia durante un raid: erano stati accusati di tentato furto in un negozio.
Il governo non ha garantito la giustizia, l’indennizzo e nessun presunto autore è stato incriminato. Ancora non è stata accertata la responsabilità delle vittime delle vendette del 2017 da parte dei poliziotti di Antsakabary, che hanno dato fuoco a 500 case, causando la morte di una donna anziana.

Libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica

Continuano a essere violati i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Ad aprile, il giornalista investigativo Fernand Avimana, comunemente conosciuto come Fernand Cello, è stato assolto, a circa due anni dal suo arresto per accuse connesse al suo lavoro e per accuse inventate sul furto di un libretto degli assegni. In precedenza aveva accusato una società mineraria e denunciato una presunta alleanza del governo sulla gestione di una miniera illegale di zaffiri a Ilakaka, nel Madagascar sud-occidentale.

Ad aprile, i membri di una comunità si sono opposti a un progetto di sabbie minerali, di Base Resources nel Madagascar sud-occidentale, marciando contro i piani di avvio dell’attività mineraria. La comunità locale, composta prevalentemente di famiglie di agricoltori e pescatori, si è opposta all’estrazione di ilmenite, zircone e rutilo per sette anni. Il 2 maggio, le autorità hanno arrestato 30 membri della comunità, accusandoli di atti vandalici contro la proprietà dell’azienda durante la manifestazione.

Ventuno sono stati rilasciati, ma nove persone di Benetse, Ampototse e Tsiafanoke sono state accusate di incendio e di atti vandalici all’accampamento per lo sfruttamento di Base Resources e inviate il 9 maggio in custodia cautelare nella prigione di Fianarantsoa. Il 13 giugno, il tribunale di Fianarantsoa le ha assolte dalle accuse di distruzione materiale e di incendio doloso, ma ritenute colpevoli di raduno disarmato non autorizzato. Sono state scarcerate e condannate a pene detentive sospese di sei mesi.

Diritti sessuali e riproduttivi

L’aborto è vietato in qualsiasi circostanza. Un 16 per cento stimato di decessi per parto è riconducibile alle pratiche di aborto; secondo un rappresentante dell’associazione Marie Stopes, tre donne muoiono ogni giorno per aborto “spontaneo o provocato”.

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