Argentina: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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REPUBBLICA ARGENTINA

Capo di stato e di governo: Mauricio Macri

Donne e bambine hanno affrontato ostacoli diffusi nell’accesso ai loro diritti sessuali e riproduttivi. I diritti delle popolazioni native sulle terre ancestrali sono stati compromessi dalla mancata attuazione delle leggi che garantiscono tali diritti e dai progetti di estrazione, per i quali le comunità non sono state adeguatamente consultate. Il governo ha adottato un insieme di provvedimenti regressivi che mettono a rischio i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo.

Contesto

L’Argentina continua ad affrontare una profonda crisi socio economica. L’aumento della povertà, il calo del valore dei salari, l’aumento della disoccupazione e la perdita del potere d’acquisto sono dovuti all’inflazione e all’attuazione di forti misure di austerità che hanno indebolito l’accesso ai diritti umani fondamentali per la maggior parte della popolazione. Si tratta di diritti come l’accesso al cibo, alla sanità, all’istruzione e all’abitazione.

Vaglio internazionale

La situazione dei diritti umani in Argentina è stata esaminata dal Comitato delle Nazioni Unite per la tutela dei Diritti di tutti gli operai migranti e le loro famiglie (Comitato delle Nazioni Unite per gli operai migranti). Quest’anno hanno visitato il paese il Gruppo di lavoro di esperti sulle popolazioni di discendenza africana delle Nazioni Unite, il Relatore per il diritto alla privacy e il Tribunale interamericano per i diritti umani.

Diritti sessuali e riproduttivi

Donne e bambine hanno continuato ad affrontare grossi ostacoli nell’accesso all’aborto legale in caso di rischio per la vita o la salute o in conseguenza di uno stupro. In Argentina, ogni quattro ore una ragazza al di sotto dei 15 anni partorisce; si tratta nella maggior parte dei casi di gravidanze forzate dovute a violenze sessuali, che ne hanno gravemente condizionato la salute fisica e mentale.

È stato negato l’aborto legale per quasi cinque settimane a un’undicenne della provincia di Tucumán vittima di stupro, nonostante lei stessa e la madre avessero espresso la volontà di interrompere la gravidanza. I due medici che alla fine hanno compiuto l’operazione, in conformità della legge, a fine anno sono stati incriminati.

Violenza contro donne e bambine

Secondo i dati pubblicati dalla società civile, tra gennaio e dicembre si sono verificati almeno 327 femminicidi.

In Argentina una donna su tre ha subito violenza sui social media. Una ricerca ha mostrato che il 23 per cento delle donne che ha partecipato al dibattito pubblico sulla legalizzazione dell’aborto sui social è stato bersaglio di abusi online, fra cui minacce dirette o indirette di violenza fisica o sessuale; abusi sessisti e misogini; molestie e “doxing” (caricamenti di dati privati su piattaforme pubbliche con intento doloso).

Diritti delle popolazioni native

La maggior parte delle comunità native manca ancora del riconoscimento legale dei propri diritti territoriali, nonostante la costituzione riconosca i diritti sulle terre ancestrali e sulle risorse naturali.

Tredici anni dopo l’approvazione, la Legge sull’emergenza territoriale (n°26.160) non è stata ancora compiutamente attuata. Ai sensi di questa legge, l’estromissione delle popolazioni native dalle proprie terre tradizionali è stata sospesa in attesa di un rilevamento territoriale, che alla fine del 2019 era stato avviato solo nel 38 per cento delle comunità native[1].

Nella provincia di Jujuy, sono stati avviati progetti per una possibile estrazione di litio proprio sulle terre delle popolazioni native senza condurre alcun studio approfondito sul potenziale impatto sulle risorse naturali e senza garantire il consenso libero, informato e preventivo alle comunità interessate. Ad esempio, le licenze per la ricerca del litio nelle saline di Salinas Grandes sono state concesse senza consultare le comunità native coinvolte, che hanno continuato a esigere informazioni circa l’impatto che avrebbe avuto l’estrazione mineraria sulle loro sorgenti d’acqua.

Impunità

Sono proseguiti i processi nei tribunali civili ordinari per i crimini contro l’umanità commessi sotto il regime militare tra il 1976 e il 1983. Tra il 2006 e dicembre 2019, sono state pronunciate 238 sentenze, portando il numero complessivo di condanne a 962 e le assoluzioni a 157.

A 25 anni dal peggior attacco terroristico mai avvenuto in Argentina, l’esplosione contro l’Associazione di mutuo aiuto israelita argentina (Argentine Israelite Mutual Association – Amia) nella quale morirono 85 persone e centinaia rimasero ferite, nessuno era stato condannato. Alla fine di un processo verbale durato quasi quattro anni, relativo a un’operazione di copertura, otto persone sono state giudicate colpevoli e cinque sono state assolte per aver ostacolato le indagini sull’attacco del 1994.

A settembre, la camera federale di appello di Comodoro Rivadavia ha riaperto l’inchiesta sulla scomparsa e la morte di Santiago Maldonado, il cui corpo venne ritrovato nel 2017 in un fiume nel territorio Mapuche nella provincia di Chubut, 78 giorni dopo che le forze di sicurezza avevano condotto un’operazione nella zona.

Polizia e forze di sicurezza

A gennaio, in un contesto di misure di sicurezza sempre più severe, il ministero della Sicurezza ha autorizzato le forze di sicurezza nazionale all’utilizzo di armi a elettroshock in situazioni che non rispettano gli standard internazionali sull’uso di tali armi (delibera 395).

A settembre il ministero ha pubblicato la risoluzione 845/2019, che autorizza la polizia e le forze di sicurezza a verificare l’identità degli utenti del servizio nazionale ferroviario, apparentemente per la prevenzione della criminalità ma senza addurre motivazioni a giustificazione di tale misura e in chiara violazione delle norme in materia di diritti umani.

Entrambe le delibere sono state abrogate a dicembre 2019 (risoluzione 1231). Rimangono le preoccupazioni per l’annuncio di nuove regole riguardanti l’utilizzo delle armi a elettroshock.

Arresti e detenzioni arbitrari

A ottobre, Jorge González Nieva, in custodia cautelare per più di 12 anni, è stato trasferito agli arresti domiciliari. Alla fine dell’anno era ancora in attesa di un giudizio definitivo dalla Corte di Giustizia nel processo contro di lui.

Diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti

Il governo ha adottato una serie di misure regressive attraverso regolamenti e pratiche che restringono i diritti dei migranti e favoriscono la discriminazione e la xenofobia. Pur essendo stato ritenuto incostituzionale e criticato da molti meccanismi per i diritti umani, ha continuato a venire applicato l’Ordine esecutivo 70/2017, che modifica la legge sulla migrazione. Grazie a tale ordine esecutivo hanno avuto luogo un numero sempre maggiore di espulsioni di migranti con status irregolare e/o con precedenti penali, senza offrire loro alcuna garanzia procedurale e in violazione del diritto all’unità familiare e all’interesse superiore del bambino. Vanessa Gómez Cueva, una donna peruviana con tre figli, è stata espulsa dall’Argentina insieme al suo bambino di 2 anni e costretta a lasciare altri due. Dopo sette mesi ha ottenuto il permesso di rientrare nel paese.

Il Comitato delle Nazioni Unite per i lavoratori migranti ha chiesto all’Argentina di revocare l’Ordine esecutivo 70/2017, di non eseguire espulsioni che dividono le famiglie e rafforzare ulteriormente le misure per impedire la violenza contro gruppi vulnerabili di migranti e la retorica xenofoba che mina la loro dignità.

Alla fine dell’anno, sono arrivati in Argentina più di 180.000 venezuelani, la maggior parte di loro in fuga dalla crisi umanitaria del paese.

Grazie a un progetto di sponsorizzazioni, il Programma Siria, nel 2019 sono arrivati in Argentina più di 445 rifugiati siriani.

Il cambiamento climatico

L’Argentina deve ancora ratificare l’Accordo Escazú sull’Accesso alle informazioni, la partecipazione pubblica e l’accesso alla giustizia per le questioni ambientali in America Latina e nei Caraibi, che era stato firmato nel 2018.

Nel 2019, il Congresso nazionale ha approvato la legge sui bilanci minimi per l’adattamento e il contenimento del cambiamento climatico globale (n. 27.520). L’Argentina non ha rinnovato il proprio impegno sui contributi nazionali determinati durante la Conferenza delle parti (Cop25).

[1] Argentina: Stato di avanzamento della legge sull’emergenza territoriale indigena 26.160, 9 agosto (disponibile solo in spagnolo).

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