Cuba: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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REPUBBLICA DI CUBA

Capo di stato e di governo: Mario Díaz-Canel

A un anno dall’insediamento del presidente Díaz-Canel, le autorità hanno continuato a servirsi di meccanismi di controllo ben collaudati per mettere a tacere le voci critiche. Le autorità cubane hanno continuato ad arrestare e imprigionare artisti e giornalisti indipendenti e membri dell’opposizione politica. Durante l’anno Amnesty International ha dichiarato sei prigionieri di coscienza, che probabilmente rappresentano solo una minima parte di quelli arrestati per aver manifestato pacificamente le loro opinioni o credenze. L’isola è rimasta prevalentemente chiusa agli organismi di controllo indipendenti dei diritti umani.

Contesto

Il nuovo governo cubano non ha ratificato trattati internazionali fondamentali sui diritti umani e ha rifiutato di rafforzare l’indipendenza della magistratura o di portare il diritto penale di Cuba il linea con le leggi e gli standard internazionali sui diritti umani.

A febbraio, Cuba ha approvato una nuova costituzione che, tra le altre cose, impegna il paese ad affrontare il cambiamento climatico. Dopo un testo iniziale che riconosceva le unioni tra persone dello stesso sesso, in seguito all’opposizione da parte delle chiese la disposizione relativa è stata rimossa dal testo approvato.

A maggio, il governo ha cancellato la parata annuale ufficiale contro l’omofobia e ha arrestato gli attivisti che hanno preso parte a una marcia alternativa, secondo quanto riportato dalla stampa.

Il governo degli Usa ha continuato a fare ricorso a una retorica da guerra fredda e a inasprire l’embargo ormai in vigore da decenni, che mina i diritti economici e sociali di Cuba.

Vaglio internazionale

Cuba è rimasta l’unico paese del continente americano che Amnesty International e la maggior parte degli altri organismi di controllo indipendenti dei diritti umani non hanno avuto il permesso di visitare per effettuare il controllo del rispetto dei diritti umani.

Repressione del dissenso

Il nuovo governo di Cuba ha continuato a servirsi di una serie di vari meccanismi di controllo per reprimere le voci critiche e il dissenso.

A febbraio, secondo l’Osservatorio aperto sule interferenze sulla rete, le autorità cubane hanno bloccato diversi siti di stampa indipendente durante il referendum costituzionale e hanno iniziato a usare tecniche più sofisticate di censura online.

A settembre, secondo alcune notizie, Twitter ha sospeso temporaneamente gli account di parecchi funzionari di stato, incluso quello dell’ex presidente Raúl Castro e di altri organi di stampa controllati dallo stato. Le autorità cubane hanno accusato Twitter di censura ma Twitter ha fatto presente che le sue regole proibiscono di amplificare o di ostacolare conversazioni (online) servendosi di account multipli. La mossa è avvenuta dopo continue segnalazioni da parte di blogger cubani e stampa indipendente sul fatto che le autorità cubane si servano di account falsi e di bot per controllare le discussioni online.

Anche se i progetti d’informazione indipendenti hanno continuato a operare, coloro che lavoravano per fonti alternative di notizie online erano a rischio di attacchi e detenzioni arbitrarie. A ottobre, più di una dozzina di siti d’informazione cubani indipendenti hanno pubblicato un comunicato che esortava a mettere fine a un'”ondata di repressione” contro la stampa indipendente.

Nel frattempo, per tutto l’anno, le autorità hanno continuato ad attaccare e hanno arrestato artisti indipendenti che si opponevano al decreto 349, una legge distopica approvata nell’aprile 2018 che richiede che gli artisti ottengano un’approvazione prima di poter fare il loro lavoro.

A ottobre José Daniel Ferrer García, capo del gruppo non ufficiale di opposizione politica Unione patriottica cubana (Unión Patriótica de Cuba – Unpacu), è stato arrestato e alla fine dell’anno si trovava tuttora in prigione, causando critiche a livello internazionale.

Prigionieri di coscienza

Poco più di un anno dopo l’entrata in carica del presidente Miguel Díaz-Canel l’Ong Difensori dei prigionieri cubani, che ha legami con l’Unpacu, ha affermato che almeno 71 persone erano state imprigionate per accuse con motivazioni politiche.

Ad agosto, dopo aver esaminato solo un piccolo numero di quei casi, Amnesty International ha definito prigionieri di coscienza cinque persone, incarcerate solamente per aver preso parte a gruppi di opposizione politica non riconosciuti dalle autorità. Erano tutti accusati di reati non riconosciuti internazionalmente – come “disprezzo” o “pericolosità” – o che sono stati usati per decenni a Cuba per mettere a tacere le voci critiche.

A settembre Roberto Quiñones Haces, giornalista del giornale indipendente Cubanet, è stato incriminato per resistenza e disobbedienza e condannato a un anno di prigione. È un prigioniero di coscienza detenuto soltanto per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione. Anche il Comitato per la protezione dei giornalisti e l’organizzazione per i diritti umani Articolo 19 hanno condannato il suo imprigionamento.

Diritti economici, sociali e culturali

Su questo sfondo di repressione e nel contesto del rinnovato irrigidimento dell’embargo economico statunitense da parte del governo Trump, in aggiunta alla riduzione dell’aiuto economico da parte del Venezuela, alleato cruciale di Cuba, secondo la stampa le difficoltà economiche dell’isola si sono intensificate.

Alla fine dell’anno i cubani vivevano in una situazione di scarsità di cibo, medicine e carburante. Molti commentatori hanno paragonato la situazione alla crisi economica a cui ci si riferisce come “periodo speciale” negli anni Novanta, che ha coinciso con il crollo dell’ex Unione sovietica.

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