El Salvador: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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REPUBBLICA DEL SALVADOR

Capo di stato e di governo: Nayib Armando Bukele Ortéz

Il conflitto armato interno al paese ha minato l’esercizio dei diritti delle vittime di crimini di diritto internazionale e di violazioni e abusi dei diritti umani. L’elevato livello di violenza ha continuato ad alimentare il problema degli sfollati interni e delle migrazioni forzate. Il divieto assoluto di aborto è rimasto in vigore. Nel corso dell’anno, sono state segnalate limitazioni alla libertà di stampa e all’accesso a informazioni ufficiali. Le sparizioni forzate non hanno cessato di rappresentare un problema grave e l’anno si è concluso senza che l’assemblea legislativa abbia ratificato la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata.

Contesto

A febbraio si sono celebrate le elezioni presidenziali e a giugno il nuovo presidente, Nayib Bukele, ha assunto ufficialmente l’incarico.

A dicembre è avvenuta la prima visita in loco della Commissione interamericana dei diritti umani da 32 anni. Le osservazioni preliminari elaborate si sono concentrate principalmente su tematiche come la pubblica sicurezza, la giustizia di transizione, le violazioni alla libertà delle persone, le migrazioni e gli sfollamenti forzati, i diritti delle donne e delle persone Lgbti.

Impunità

Tranne poche eccezioni, non è stato riconosciuto il diritto alla giustizia, alla verità e alla riparazione per le vittime di crimini di diritto internazionale e di abusi e violazioni dei diritti umani commessi nel quadro del conflitto armato che ha avuto luogo nel paese fra il 1980 e il 1992.

A maggio, l’assemblea legislativa ha discusso la bozza della legge speciale per la giustizia riparativa di transizione per la riconciliazione nazionale. I gruppi di attivisti per i diritti umani hanno descritto il testo come una minaccia al diritto all’accesso alla giustizia per le vittime e un meccanismo atto a perpetuare lo stato di impunità. Inoltre, il presidente della Corte interamericana dei diritti umani ha richiesto che El Salvador sospenda l’iter legislativo della norma mentre l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha sottolineato che la bozza di legge contiene una serie di misure che potrebbero tradursi in un’amnistia de facto.

Sempre a maggio, il Relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non ripetizione ha concluso la sua visita ufficiale nel paese manifestando preoccupazione in merito alla lentezza delle attività dell’ufficio del Procuratore generale nel quadro delle indagini sui crimini di diritto internazionale e sugli abusi e violazioni ai diritti umani avvenuti durante il conflitto armato. Il Relatore ha altresì rilevato la presenza di ostacoli nell’accesso ai dossier militari risalenti al periodo del conflitto nonché l’insufficienza del processo di riparazione e memoria storica.

A settembre, le organizzazioni per i diritti umani e i gruppi delle vittime hanno comunicato alla Commissione interamericana dei diritti umani che i programmi statali di riparazioni alle vittime, avviati nel 2013, erano stati aboliti nel quadro della ristrutturazione istituzionale voluta dal nuovo governo.
A dicembre, la Commissione interamericana dei diritti umani ha ribadito la necessità di creare una nuova legge di riconciliazione nazionale, la cui approvazione è attesa per il prossimo febbraio, al fine di adempiere agli obblighi internazionali contratti da El Salvador in materia di giustizia di transizione e di prendere in considerazione le voci delle vittime.

Polizia e forze dell’ordine

A giugno, l’Istituto per i diritti umani dell’università centro-americana “José Simeón Cañas” ha espresso preoccupazione circa l’idoneità di alcune nuove nomine per alte cariche all’interno della polizia civile nazionale. Inoltre, è stato rilevato che nei due anni precedenti l’Istituto era stato informato di sei casi di abusi di diritti umani, compresi casi di possibili esecuzioni sommarie e torture, che sarebbero stati commessi da membri delle forze dell’ordine. A giugno, il governo ha inaugurato il piano per il controllo territoriale, ideato con lo scopo di combattere la criminalità organizzata.

Tanto il governo quanto i mezzi d’informazione hanno evidenziato un calo significativo del tasso di omicidi commessi. Tuttavia, alcune Ong locali hanno manifestato preoccupazione circa l’uso di corpi militari nel quadro di operazioni di sicurezza pubblica, nonché relativamente alle condizioni nelle carceri e all’assenza di informazioni riguardo il piano di sicurezza del governo.

A dicembre la Commissione interamericana dei diritti umani ha sottolineato che, malgrado la sentenza della Sezione costituzionale della Corte suprema che vietava il coinvolgimento dei corpi militari nella realizzazione delle mansioni di pubblica sicurezza a El Salvador, l’attuale piano per il controllo territoriale non cessa di coinvolgere detti corpi in tali operazioni. La commissione ha dunque raccomandato il rafforzamento delle forze dell’ordine al fine di sollevare progressivamente i corpi militari dalle mansioni di pubblica sicurezza, in conformità con gli standard internazionali in materia di diritti umani. La Commissione interamericana dei diritti umani ha altresì raccomandato che El Salvador si adoperi per pubblicare il contenuto del piano per il controllo territoriale, diffondere le informazioni sulle politiche di pubblica sicurezza e aprire spazi di dialogo che prevedano la partecipazione della società civile.

Diritti delle donne

L’aborto non ha cessato di essere illegale in tutte le circostanze e comportare conseguenze di natura penale per le donne. Le donne che provengono da contesti di maggiore disagio sono le più colpite in maniera sproporzionata. Ad agosto, Evelyn Beatriz Hernández Cruz, condannata a 30 anni di carcere per omicidio aggravato in seguito a complicazioni ostetriche, è stata dichiarata innocente in un successivo grado di giudizio. Tuttavia a settembre l’ufficio della Procura generale ha annunciato che ricorrerà in appello per annullare l’assoluzione.

A ottobre, la Commissione interamericana dei diritti umani ha presentato alla Corte interamericana il caso di Manuela, una donna condannata per omicidio in seguito a un aborto spontaneo, morta di cancro in carcere.

Difensori dei diritti umani e giornalisti

Nel corso dell’anno, le Ong locali hanno denunciato l’assenza di dati ufficiali sulle violazioni a danno dei difensori dei diritti umani e la mancata approvazione, da parte dell’assemblea legislativa, di due proposte di legge: la legge per il riconoscimento e la tutela completa dei difensori dei diritti umani e la legge speciale per la tutela completa di giornalisti e operatori dei mezzi d’informazione. Entrambe le proposte di legge erano state presentate all’assemblea nel 2018. Ad agosto, il Forum per la protezione dei giornalisti ha rilevato limitazioni alla libertà di stampa e all’accesso a informazioni ufficiali.

A dicembre la Commissione interamericana dei diritti umani ha raccomandato alle autorità pubbliche di evitare la stigmatizzazione dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani e garantire che le dichiarazioni delle autorità pubbliche siano sempre rispettose del lavoro che questi svolgono.

Migranti, rifugiati e sfollati interni

Molte persone hanno lasciato le comunità di origine per sfuggire agli effetti del controllo territoriale da parte di bande criminali e all’impatto che questo ha sul diritto alla vita, all’integrità fisica e alla libertà di movimento in diverse aree del paese. In questo contesto, a settembre i governi di El Salvador e degli Usa hanno firmato un accordo di cooperazione in materia di politica di asilo, anche noto come accordo di “paese terzo sicuro” destando fondate preoccupazioni circa la capacità di un paese afflitto da elevati livelli di criminalità e violenza di garantire la tutela dei richiedenti asilo o di persone costrette a richiedere altra forma di protezione internazionale.

In seguito alla visita in loco, la Commissione interamericana dei diritti umani ha raccomandato alle autorità del paese di rifiutare qualsiasi politica o accordo che possa definire El Salvador un paese terzo sicuro. Parimenti è stato consigliato di adottare misure specifiche e programmi globali volti a garantire la tutela dei diritti degli sfollati interni.

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