Bangladesh: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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Repubblica popolare del Bangladesh

Capo di stato: Abdul Hamid
Capo di governo: Sheikh Hasina

Una campagna diffamatoria soprattutto a mezzo stampa contro i rifugiati rohingya ha alimentato le tensioni tra i locali e le comunità dei rifugiati. Centinaia di persone sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali nella cosiddetta “guerra alle droghe”. La legge per la sicurezza digitale (Digital Security Act – Dsa) ha imposto rigorose limitazioni al lavoro di giornalisti, attivisti, difensori di diritti umani e altri, che sono stati arrestati per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione. Si è verificato un notevole aumento degli episodi di violenza contro donne e ragazze. Allo stesso tempo il Bangladesh ha registrato il tasso di crescita economica più rapido nella regione Asia-Pacifico, accelerando i tentativi di sviluppo socioeconomico del paese e ampliando le disuguaglianze.

Libertà d’espressione

Il governo ha continuato a impiegare leggi repressive in modo da limitare indebitamente il diritto alla libertà di espressione e prendere di mira e vessare giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani. A partire da ottobre 2018, sono state depositate circa 400 accuse ai sensi della legge per la sicurezza digitale e 200 sono state respinte per mancanza di prove. Giornalisti dei principali quotidiani hanno dichiarato ad Amnesty International di non aver pubblicato articoli per paura di rappresaglie o intimidazioni da parte dei membri delle agenzie di intelligence. A febbraio cinque giornalisti del quotidiano Jugantor sono stati denunciati e uno di loro è stato arrestato ai sensi della legge per la sicurezza digitale per la diffusione di informazioni sulla corruzione della polizia.

A gennaio, in due casi diversi, un’attivista dell’opposizione è stata arrestata per un’azione online su Facebook consistente in una presunta “diffusa propaganda contro lo stato”. Un ragazzo è stato arrestato dal Battaglione di intervento rapido per aver postato su Facebook una immagine distorta del primo ministro. A maggio, un famoso poeta nazionale del paese, Henry Sawpon, un docente universitario e un altro ragazzo sono stati arrestati ai sensi della legge per la sicurezza digitale per alcuni post pubblicati sui social media perché ritenuti in grado di “ledere il sentimento religioso”. Un avvocato della Corte suprema, nonché difensore dei diritti umani, Imtiaz Mahmud, è stato arrestato a maggio per aver pubblicato un post su Facebook nel 2017 in merito alla violenza contro le comunità indigene nell’area dei Chittagong Hill Tracts.

A ottobre, attivisti della Lega studentesca del Bangladesh (Bangladesh Student League – Bsl), l’ala giovanile del partito Awami al governo, hanno spietatamente picchiato a morte uno studente dell’università di ingegneria e tecnologia del Bangladesh nel suo dormitorio semplicemente perché aveva espresso su Facebook la sua opinione riguardo all’accordo India- Bangladesh.

Libertà di riunione

Il diritto alla libertà di riunione pacifica ha continuato a essere limitato. Agli oppositori politici è stato spesso negato il diritto di organizzare riunioni per le loro campagne elettorali e raduni politici.

Ad agosto, le autorità hanno limitato la libertà di movimento e di riunione ai rifugiati rohingya per aver organizzato un raduno atto a celebrare il cosiddetto giorno del “genocidio”, che rappresenta il secondo anniversario del loro trasferimento forzato ed esorta il governo di Myanmar a garantire il loro rimpatrio sicuro e dignitoso.

La polizia ha fermato membri del partito d’opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (Bangladesh Nationalist Party – Bnp) per l’organizzazione di raduni politici a febbraio a Narayanganj e ad agosto a Dhaka. A settembre, la polizia ha impedito al Bnp di organizzare un raduno celebrativo in circa 14 distretti. A giugno, l’ala giovanile del partito di governo ha attaccato delle persone riunite per un funerale di un leader dell’opposizione del partito Jamaat Islami, ferendone sei. Il gruppo studentesco ha anche disperso una manifestazione contro la droga, insieme alla polizia, attaccando i manifestanti nel distretto sud-orientale di Sunamganj. Il 30 dicembre, la polizia metropolitana della città di Dhaka ha aggredito l’alleanza di sinistra per aver organizzato una protesta contro presunte manipolazioni nelle undicesime elezioni parlamentari tenutesi il 30 dicembre 2018, ferendo circa 31 persone. Quello stesso giorno, la polizia ha anche impedito al Bnp lo svolgimento di una protesta a Dhaka contro lo stesso episodio.

A dicembre, membri del Bsl e un socio del gruppo Muktijuddha Manch (la cosiddetta Formazione dei combattenti per la libertà) hanno aggredito il vice presidente dell’Unione centrale degli studenti dell’università di Dhaka, Nurul Haq, e altri studenti di varie università pubbliche e private per aver organizzato una manifestazione a favore di studenti indiani contro la legge sulla cittadinanza (Citizenship amendment act – Caa) e il Registro nazionale dei cittadini: circa 25 studenti sono rimasti gravemente feriti, alcuni dei quali hanno riportato ferite potenzialmente mortali.

Esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate

Più di 388 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza in esecuzioni extragiudiziali – 279 prima di essere arrestate, 97 dopo essere arrestate e altre dopo essere aver subito torture o altri tipi di violenza; almeno altre 49 hanno riguardato rifugiati rohingya. Le esecuzioni extragiudiziali sono continuate senza tregua, molte con il pretesto della “guerra alla droga”. In alcuni casi, le vittime sono state prese in ostaggio per mesi prima di essere uccise in “sparatorie”, secondo la definizione delle autorità. Circa 13 persone sono state vittime di sparizione forzata – quattro sono state rilasciate, una è stata arrestata e le restanti otto sono ancora scomparse.

Violenza di massa

Circa 65 persone sono state uccise in violenze di massa. Circa otto persone sono state uccise durante un linciaggio di massa sulla base di false accuse di rapimento dei minori. Le autorità hanno fatto poco per indagare sui casi o per perseguire i responsabili per portarli di fronte alla giustizia.

Violenza contro donne e ragazze

Si è registrato un notevole aumento dei casi di violenza contro donne e ragazze nel corso dell’anno: sono stati denunciati almeno 17.900 casi di violenza contro le donne, tra cui 5400 casi di stupro. Circa 988 donne e ragazze (tra cui 103 minori di età compresa tra i 7 e i 12 anni) sono state uccise dopo tentativi di stupro, stupri, aggressioni con acido, torture sessuali e fisiche e violenza legata alla dote. Gli episodi di stupro denunciati sono aumentati notevolmente negli ultimi mesi. A settembre 2019 si sono registrati 232 casi – il numero più elevato in un solo mese dal 2010. L’aumento allarmante di casi di violenza contro donne e ragazze è in parte dovuto alla cultura prevalente di impunità e mancanza di impegno da parte del governo.

Rifugiati e richiedenti asilo

Circa un milione dei rohingya, prevalentemente musulmani di Myanmar, sono rimasti nel distretto di Cox’s Bazar. Il Bangladesh ha continuato a rifiutarsi di riconoscere formalmente i rohingya come rifugiati mentre la comunità ha affrontato discriminazione a più livelli, tra cui l’accesso all’istruzione, ai mezzi di sostentamento e alla libertà di movimento.

È proseguita la rigida politica del governo che non consente ai rifugiati rohingya l’accesso all’istruzione. Sebbene il governo consenta l’istruzione informale nei centri di apprendimento – in totale 280.000 bambini di età compresa tra i 4 e i 14 hanno accesso a questi centri di apprendimento – più di mezzo milione di ragazzi di 18 anni o più piccoli (tra cui il gruppo di età compreso tra i 4-14 anni) non avevano accesso a nessun tipo di istruzione primaria e secondaria formale nei campi per rifugiati.

Alcuni organi di stampa hanno intrapreso una campagna diffamatoria contro i rifugiati rohingya etichettandoli come una “minaccia alla sicurezza”, un “fardello” e un “ascesso” che deve essere eliminato. Lo stato di isteria ha profondamente scosso la comunità ospitante e la ha rivolta contro i rifugiati. A settembre, le autorità di controllo hanno ordinato alle società di telefonia di bloccare le frequenze della rete all’interno dei campi di rifugiati, mentre le forze di sicurezza hanno proposto di erigere una recinzione di filo spinato intorno ai campi.

Chittagong Hill Tracts

Agenti di polizia e soldati non sono stati in grado di proteggere i nativi dei villaggi e attivisti nell’area dei Chittagong Hill Tracts dagli attacchi dei coloni bengali. I nativi sono state vittime di sparizioni forzate e discriminazione. Sono stati uccisi almeno 43 attivisti politici nativi e 67 sono rimasti feriti principalmente a causa di conflitti interni tra fazioni politiche. Secondo alcune fonti, quindici attivisti politici nativi sono stati rapiti da gruppi sconosciuti.

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