Malta: le violazioni dei diritti umani accertate nel Rapporto Amnesty

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Repubblica di Malta

Capo di stato: George Vella (in aprile ha sostituito Marie-Louise Coleiro Preca)

Capo di governo: Joseph Muscat

Un importante uomo d’affari maltese è stato arrestato con l’accusa di complicità nell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia e ha coinvolto il capo dello staff del Primo ministro, gettando il governo in una profonda crisi politica. In seguito alle critiche internazionali, il governo ha accettato un’inchiesta pubblica sulla morte della giornalista. Oltre 3300 rifugiati e migranti sono arrivati a Malta via mare. Molti sono stati salvati dalle autorità maltesi, che hanno anche consentito lo sbarco di centinaia di persone salvate dalle Ong. Tuttavia, i rifugiati e i migranti sono stati trattenuti illegalmente in condizioni gravemente insufficienti. L’aborto resta proibito in tutte le circostanze.

Mancato accertamento delle responsabilità

Il 20 novembre, l’arresto di un importante uomo d’affari maltese con l’accusa di complicità nell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia in seguito all’esplosione di un’autobomba, il 16 ottobre 2017, ha provocato una profonda crisi politica nel governo. L’uomo d’affari ha coinvolto nell’omicidio il capo dello staff del Primo ministro Joseph Muscat. Le rivelazioni hanno suscitato ampie proteste pubbliche sull’isola. Preoccupata dalla possibilità che le prove chiave dell’omicidio potessero essere distrutte, la famiglia Caruana Galizia ha chiesto al Primo ministro le sue immediate dimissioni. Joseph Muscat ha annunciato che si sarebbe dimesso nel gennaio 2020. A dicembre, a seguito di una visita urgente di accertamento a Malta per valutare l’inchiesta sull’uccisione della giornalista, il Parlamento europeo ha espresso la profonda preoccupazione che le dimissioni tardive del Primo ministro potessero compromettere l’integrità dell’inchiesta e lo stato di diritto a Malta. A settembre, a seguito di significative pressioni internazionali, anche durante l’esame da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite della situazione dei diritti umani nel quadro del processo di revisione periodica universale, Malta ha accettato di condurre un’inchiesta pubblica sull’uccisione della giornalista. A giugno, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) ha dato a Malta tre mesi di tempo per accettare un’inchiesta pubblica indipendente sulla morte della giornalista, in linea con gli obblighi previsti dalla Convenzione europea dei diritti umani. La decisione dell’Apce si basava sui risultati di rapporti altamente critici sulle carenze sistemiche della giustizia penale maltese e sull’assetto costituzionale per assicurare il rispetto dello stato di diritto e garantire la responsabilità.

Alla fine dell’anno i tre uomini accusati in relazione all’esecuzione dell’omicidio della giornalista erano in attesa di giudizio.

Rifugiati e richiedenti asilo

Oltre 3300 rifugiati e migranti sono arrivati a Malta attraverso la via del Mediterraneo centrale, un numero nettamente superiore ai 1445 del 2018. Quasi la metà sono sudanesi, gli eritrei costituiscono il secondo gruppo più grande. Quasi un terzo delle persone in arrivo sono minori, di cui quasi la metà non accompagnati.

Malta ha salvato centinaia di rifugiati e migranti nella zona di ricerca e salvataggio di sua competenza. Inoltre, Malta ha accettato lo sbarco di altre centinaia di persone, salvate da altri, comprese le Ong, a condizione che quelle salvate in circostanze per le quali Malta non si considerava legalmente responsabile fossero trasferite altrove nell’Unione europea.

A settembre, Malta, insieme a Francia, Germania e Italia, si è impegnata a creare un “meccanismo di solidarietà temporanea”. Il meccanismo mirava a facilitare uno sbarco prevedibile e “dignitoso” in un luogo sicuro per i rifugiati e i migranti salvati in mare e un sistema equo per garantire il loro trasferimento tra gli stati membri dell’Unione europea.

Le autorità competenti in materia di asilo hanno faticato a far fronte al numero di richieste e hanno accettato l’assistenza dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo. Pochissimi richiedenti hanno ottenuto lo status di rifugiato: la maggior parte ha ricevuto lo status di protezione sussidiaria, che non consente il ricongiungimento familiare e limita notevolmente le opportunità di integrazione. Sono proseguiti i trasferimenti dei richiedenti asilo verso la Francia, la Germania, l’Irlanda, l’Italia, il Lussemburgo, il Portogallo, la Romania e la Slovenia, iniziati nel 2018.

Centinaia di rifugiati e migranti sono stati detenuti arbitrariamente in condizioni di sovraffollamento e sotto gli standard, in alcuni casi per oltre tre mesi, nel centro di accoglienza iniziale e nel centro di detenzione della caserma di Safi. Non c’è stata alcuna significativa opportunità di revisione della loro detenzione, che le autorità hanno ritenuto giustificabile per motivi medici (le leggi di Malta consentono la restrizione della circolazione per motivi medici per un massimo di quattro settimane, che in circostanze eccezionali può essere estesa a 10 settimane). In ottobre, la Corte dei magistrati ha dichiarato illegale la detenzione di sei richiedenti asilo per presunti motivi medici per oltre 10 settimane e li ha liberati, a seguito di un procedimento di habeas corpus presentato dai loro avvocati. Gli avvocati e le Ong internazionali e nazionali hanno indicato che la ragione di fondo che ha impedito il rilascio delle persone è stata l’incapacità delle autorità di fornire sufficienti spazi di accoglienza nei centri aperti. Le autorità avevano in programma di affrontare il problema rimuovendo i richiedenti asilo dalle strutture di accoglienza aperte dopo un certo periodo di tempo per fare spazio a quelli arrivati più di recente. Tuttavia, non si prevedeva di fornire alternative abitative adeguate a quelle rimosse, né di ampliare la disponibilità complessiva di posti nei centri aperti. A giugno, il Comitato sui diritti dell’infanzia (Committee on the Rights of the Child – Crc) ha espresso preoccupazione per la detenzione e il trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti minori.

A marzo, tre adolescenti richiedenti asilo (un quindicenne della Costa d’Avorio e due ragazzi di 16 e 19 anni della Guinea) sono stati arrestati all’arrivo a Malta con il sospetto di aver dirottato la nave che li aveva salvati per evitare che il capitano li riportasse in Libia. Loro e un centinaio di altri avevano lasciato la Libia su un gommone ed erano stati presi a bordo dal mercantile El Hiblu. I tre sono stati accusati di reati gravi, alcuni dei quali punibili con l’ergastolo, anche ai sensi della legislazione antiterrorismo. A maggio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esortato Malta a riconsiderare la gravità delle accuse e ha espresso preoccupazione per la loro detenzione iniziale in una sezione di alta sicurezza di un carcere per adulti e per la mancata nomina di tutori legali per i due minori prima del loro interrogatorio. A giugno, il Crc ha anche espresso la preoccupazione che l’udienza dei due minori si fosse tenuta in un tribunale per adulti piuttosto che in un tribunale per minori. Alla fine dell’anno era in corso un’inchiesta dell’autorità giudiziaria sul caso.

A maggio, il capitano della nave di salvataggio Lifeline, gestita da una Ong tedesca, ha subito una sanzione di 10.000 euro per irregolarità di registrazione, dopo aver salvato centinaia di rifugiati e migranti. La Lifeline, che batteva bandiera olandese, è rimasta sequestrata a Malta. Il procedimento penale e il suo esito hanno rappresentato una violazione dell’obbligo di Malta di proteggere il lavoro dei difensori dei diritti umani. A fine anno era pendente un ricorso.

Diritti sessuali e riproduttivi

Le donne continuano a vedersi negare l’accesso all’aborto anche quando la vita della donna incinta è a rischio. Malta ha respinto le raccomandazioni di modificare il divieto totale di aborto espresse da diversi stati durante l’Upr di Malta nel novembre 2018.

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