Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA FEDERATIVA DEL BRASILE

Capo di stato e di governo: Jair Messias Bolsonaro

Il Brasile è rimasto in una situazione di instabilità e crisi divenute ormai croniche. Il governo federale non ha saputo coordinare risposte efficaci nella gestione della pandemia da Covid-19, con effetti disastrosi sui diritti umani. Coloro che appartenevano a gruppi storicamente discriminati sono stati sproporzionalmente colpiti dall’emergenza sanitaria, che ha esacerbato la crisi sociale ed economica, rendendo le loro condizioni di vita sempre più precarie. Il presidente Jair Bolsonaro ha continuato a promuovere iniziative contrarie ai bisogni della maggior parte della popolazione e dannose per l’ambiente e la giustizia climatica. Con le sue dichiarazioni, spesso diffamanti nei confronti di difensori dei diritti umani e attivisti, ha anche minacciato la costituzione e l’indipendenza della magistratura.

 

CONTESTO

Ad aprile, il senato ha istituito la commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sulle azioni e le omissioni del governo brasiliano nella gestione della pandemia da Covid-19. Le indagini sulla cattiva gestione della crisi sanitaria da parte dell’amministrazione di Jair Bolsonaro riguardavano tra l’altro casi di corruzione, il collasso del sistema sanitario pubblico e privato, la negligenza dimostrata riguardo ai vaccini e i danni causati dall’assenza di politiche pubbliche efficaci in grado di affrontare la crisi sociale, che durante il 2021 si è aggravata.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

La pandemia da Covid-19 ha peggiorato le disuguaglianze strutturali e persistenti ed esacerbato la crisi economica, politica e sociale del paese, oltre alla già difficile situazione della sanità pubblica. Il governo non ha garantito il diritto alla salute o messo in atto politiche pubbliche sufficienti e adeguate ad assicurare la protezione sociale a tutte le persone, specialmente a chi apparteneva a gruppi storicamente discriminati, come la comunità nera, le popolazioni native e la comunità quilombola, le persone Lgbti e gli abitanti delle favelas e dei quartieri più disagiati nelle periferie delle città.

Diritto alla salute

A fine dicembre, le persone decedute a causa del Covid-19 erano più di 615.000. Secondo la coalizione di Ong Alerta group, fino a marzo 2021, 120.000 decessi avrebbero potuto essere evitati, se il governo non si fosse ostinato a ignorare le evidenze scientifiche e a non coordinare le strategie necessarie per fronteggiare la crisi1.

I test e il monitoraggio del tasso d’infezione, le forniture di farmaci e materiale ospedaliero, i posti letto e i reparti di terapia intensiva erano inadeguati e insufficienti, specialmente nelle strutture sanitarie pubbliche. Nello stato dell’Amazzonia, a gennaio, persone sono morte a causa della mancanza di ossigeno negli ospedali2. La carenza di materiale sanitario necessario per intubare i pazienti più critici ha esposto questi ultimi, le loro famiglie e gli operatori medici a elevati livelli di stress e sofferenza.

Secondo l’Alerta group, a seguito del disinteresse dimostrato dal governo verso le disuguaglianze socioeconomiche e territoriali, che in Brasile sono sovrapponibili alle disuguaglianze razziali, le percentuali più alte di decessi si sono riscontrate tra le persone nere e quelle in condizioni di povertà. Sono state queste a essere le più colpite dalla carenza di posti letto nei reparti di terapia intensiva nelle strutture pubbliche e molti sono morti nelle astanterie, mentre attendevano un posto nei reparti di degenza.

Le indagini avviate dalla commissione parlamentare d’inchiesta suggerivano che le azioni del governo nel contesto delle negoziazioni per la fornitura dei vaccini contro il Covid-19 e dell’implementazione del programma di vaccinazione erano state prive di coordinamento, competenza e volontà di seguire le evidenze scientifiche. Il dilagare della disinformazione sui vaccini e la difesa delle autorità dell’utilizzo di farmaci di cui era stata provata l’inefficacia hanno violato il diritto a un’informazione sanitaria pubblica accurata. La negligenza dimostrata dal governo nelle negoziazioni con le compagnie farmaceutiche e con la struttura del programma Covax ha ritardato l’implementazione di un efficace piano di vaccinazione.

Alla carenza di vaccini si è aggiunta una mancanza di coordinamento tra la pianificazione federale e statale, che ha causato ritardi e interruzioni nella somministrazione delle dosi durante l’anno, oltre che incongruenze in termini di programmazione, tipologie di vaccino da impiegare e consenso sulla copertura vaccinale dei gruppi prioritari. A fine dicembre, la percentuale di brasiliani vaccinati con una o due dosi era rispettivamente del 75 e 66 per cento.

Diritto al cibo

Secondo uno studio della Rete brasiliana di ricerca sulla sovranità e sicurezza alimentare, una rete nazionale indipendente, dal 2018, l’insicurezza alimentare in Brasile era aumentata del 54 per cento. Oltre la metà della popolazione non aveva un pieno accesso al cibo in modo costante. L’insicurezza alimentare grave, che corrisponde a una situazione di fame, ha colpito 19 milioni di persone nel 2021, pari al nove per cento della popolazione complessiva. Tra i piccoli agricoltori di aziende a conduzione familiare, i quilombola e le comunità native e fluviali, la percentuale delle famiglie colpite è aumentata al 12 per cento. I nuclei familiari con donne come capofamiglia e i neri erano i più colpiti dalla mancanza di cibo.

Diritto all’alloggio, all’acqua e ai servizi igienici

Una parte significativa della popolazione continuava a vivere in condizioni precarie, senza servizi essenziali. Secondo l’istituto Trata Brasil, erano circa 35 milioni le persone che non avevano accesso all’acqua potabile e 100 milioni quelle che non avevano accesso a un sistema di raccolta delle acque reflue.

Erano soprattutto le persone che vivevano in territori rurali e tradizionali e in aree urbane svantaggiate a non disporre di reti fognarie adeguate o in alcuni casi inesistenti. Uno studio condotto dall’Ong Criola ha rilevato che la percentuale della popolazione nera che viveva in alloggi inadeguati era significativamente più alta rispetto a quella della popolazione bianca. Oltre alla mancanza di servizi igienici di base, il sovraffollamento era maggiore nelle case abitate da neri. Secondo la campagna Zero Eviction (Zero sgomberi), durante la pandemia, tra marzo 2020 e ottobre 2021, erano state sgomberate dalle loro abitazioni 23.500 famiglie. Sotto la spinta di intense campagne di mobilitazione sociale, a ottobre, il congresso ha approvato una legislazione che proibiva gli sgomberi in tutto il territorio nazionale fino al 31 dicembre 2021.

Diritto al lavoro e alla previdenza sociale

Il governo federale si è servito di una falsa dicotomia che opponeva la difesa dell’economia e quella della vita per giustificare la sua incapacità di promuovere misure in grado di prevenire il contagio tra i lavoratori che non potevano operare da remoto durante la pandemia.

Gli aiuti economici d’emergenza sono stati sospesi nei primi tre mesi del 2021 e reintrodotti successivamente in misura ridotta e per un gruppo di persone più ristretto. Ciò ha portato a un accelerato impoverimento della popolazione, che subiva le conseguenze di crisi economiche e sociali aggravate dalla pandemia. Uno studio dell’università di San Paolo ha rilevato che nel 2021, con la riduzione degli aiuti d’emergenza, sempre più persone erano precipitate in una situazione di povertà. Le donne nere erano le più colpite, con percentuali di povertà o povertà estrema rispettivamente del 38 e del 12,3 per cento.

Secondo i dati raccolti dall’Istituto brasiliano di geografia e statistica, nel primo trimestre del 2021, la disoccupazione aveva raggiunto i suoi massimi livelli dal 2012 (14,7 per cento). La percentuale di brasiliani con un lavoro nell’economia informale, senza assicurazione o previdenza sociale, ha raggiunto durante l’anno il 39,6 per cento.

Diritto all’istruzione

L’istruzione pubblica ha continuato a funzionare da remoto in gran parte del Brasile fino a maggio 2021. Problemi come la mancanza di accesso a Internet e di dispositivi elettronici necessari per svolgere l’attività didattica in remoto hanno contribuito a far aumentare i tassi di abbandono scolastico durante il 2021, specialmente tra gli studenti della scuola pubblica, frequentata dalle fasce più svantaggiate della popolazione.

Tutti gli stati hanno iniziato la vaccinazione del personale scolastico a giugno, in concomitanza con la riapertura delle scuole pubbliche. Le infrastrutture di molti istituti scolastici, tuttavia, non riuscivano a garantire un rientro in sicurezza basato sui protocolli sanitari. La fornitura di acqua e l’accesso ai servizi igienici di base e a Internet non erano una realtà in tutte le scuole statali in Brasile. Nel 2021, l’esame nazionale di licenza media, la principale forma di ammissione all’istruzione superiore, ha registrato il più basso numero di candidati in 13 anni.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Durante tutta la pandemia, lo stato non ha saputo garantire il diritto della popolazione a un adeguato livello d’informazione. Affermazioni inesatte o deliberatamente fuorvianti riguardanti la prevenzione del Covid-19, il trattamento della malattia e i vaccini hanno cercato di indebolire le raccomandazioni scientifiche e le voci dissenzienti, alimentando la disinformazione e riducendo lo spazio civico.

L’approccio ostile adottato dal governo federale nei confronti della stampa, dei movimenti sociali, delle Ong e altre voci critiche ha avuto l’effetto di intensificare la stretta sulla partecipazione della società civile al dibattito pubblico.

Nel 2021, l’organizzazione Human Rights Watch ha identificato 176 profili di giornalisti, membri del congresso, influencer, testate giornalistiche e Ong, compresa la Sezione brasiliana di Amnesty International, bloccati sui profili dei social media del presidente Jair Bolsonaro.

Le autorità federali hanno appoggiato discorsi ufficiali e manifestazioni che minacciavano lo stato di diritto. In diverse occasioni, come quella della celebrazione della Giornata dell’indipendenza del Brasile, il presidente Jair Bolsonaro ha cercato di indebolire la Corte suprema e messo in discussione il sistema elettorale.

 

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

La logica e implementazione della cosiddetta “guerra alla droga”, su cui da molti anni erano strutturate le politiche in materia di pubblica sicurezza in Brasile, hanno continuato ad alimentare il ciclo di violenza e uccisioni nel paese.

Nel 2020, la polizia ha ucciso 6.416 persone. Più della metà delle vittime erano giovani uomini neri.

Nonostante la decisione della Corte suprema, che a giugno 2020 aveva ordinato la sospensione delle operazioni di polizia nelle favelas di Rio de Janeiro, una ricerca del Gruppo di studio sulle nuove illegalità ha rilevato che tra gennaio e febbraio 2021 le morti causate da personale di pubblica sicurezza erano aumentate del 185 per cento, se confrontate con i dati riferiti ai primi quattro mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza della Corte. Le operazioni di polizia in assetto militare hanno messo a ferro e fuoco per ore le favelas e altre aree urbane marginalizzate.

Tra le modalità di uso eccessivo della forza ci sono state anche irruzioni nelle abitazioni, distruzione di beni personali, violenza sessuale, tortura psicologica, restrizioni alla libertà di movimento e sospensione dei servizi essenziali, come scuole e strutture sanitarie.

Uccisioni illegali

Il 6 maggio, l’operazione condotta dalla polizia nella favela Jacarezinho, a Rio de Janeiro, si è conclusa con la morte di 27 residenti e un poliziotto. L’operazione era stata lanciata sulla base di fotografie di presunti indiziati pubblicate sui social network. Le immagini e le indagini preliminari facevano sospettare esecuzioni sommarie e alla manipolazione di prove sulla scena del crimine. Le indagini sulle morti a fine anno non si erano ancora concluse.

L’8 giugno, Kathlen Romeu, una donna al quarto mese di gravidanza, è morta dopo essere rimasta colpita dal fuoco incrociato durante un’operazione della polizia militare nella comunità di Lins de Vasconcelos, nella parte settentrionale di Rio de Janeiro. Le indagini sulle circostanze della sua morte a fine anno erano ancora in corso.

Il 22 novembre, nove persone sono state trovate morte nella favela Complexo do Salgueiro, a Rio de Janeiro, in circostanze che facevano pensare a un’esecuzione sommaria. Il 20 novembre, un poliziotto era stato ucciso durante un’operazione di polizia e le indagini preliminari hanno indicato che le nove uccisioni erano un atto di vendetta. A fine anno, le indagini erano ancora in corso.

Impunità

Ad agosto, cinque poliziotti accusati di avere ucciso 13 persone, quasi tre decenni prima, nel massacro compiuto nel 1994 nella favela di Nova Brasília, a Rio de Janeiro, sono stati assolti per mancanza di prove. Oltre al fatto che c’erano voluti 27 anni perché il caso giudiziario giungesse in tribunale, il suo esito è stato considerato insoddisfacente dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani. L’uso eccessivo e letale della forza da parte della polizia non è stato indagato in modo tempestivo ed efficace, come previsto dagli standard internazionali. All’epoca delle uccisioni, i poliziotti coinvolti nell’operazione erano stati scagionati prima che il caso fosse opportunamente indagato. La loro assoluzione era solo un esempio dell’impunità storica che perpetuava il ciclo di violenza e le violazioni dei diritti umani da parte degli agenti statali, specialmente nelle favelas e nelle aree urbane svantaggiate. Nel 2017, la Corte interamericana dei diritti umani aveva condannato lo stato brasiliano per la violenza della polizia nel caso giudiziario di Nova Brasília.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Il caso dell’uccisione della consigliera comunale e difensora dei diritti umani Marielle Franco e del suo autista Anderson Gomes, avvenuta a marzo 2018, rimaneva ancora irrisolto. Le famiglie e la società civile hanno continuato a fare pressione sulle autorità per ottenere giustizia. A luglio 2021, le procuratrici titolari delle indagini dal 2018 hanno chiesto di essere sollevate dall’incarico, facendo temere per l’avanzamento e l’esito dell’inchiesta e del caso giudiziario. I due uomini accusati delle uccisioni rimanevano in carcere e a fine anno non era stata ancora fissata una data per il processo. I mandanti delle uccisioni non erano stati ancora identificati.

L’Ong Global Witness ha riportato che il Brasile era al quarto posto nel mondo per numero di uccisioni di leader ambientalisti e difensori dei diritti della terra. A gennaio, l’attivista e lavoratore agricolo Fernando dos Santos Araújo è stato ucciso nello stato del Pará. Era uno dei sopravvissuti e dei principali testimoni del massacro di Pau d’Arco, compiuto a maggio 2017, in cui 10 attivisti dei diritti della terra furono uccisi da agenti della polizia militare e civile.

A maggio, Lindolfo Kosmaski, un attivista per la diversità sessuale e di genere del Movimento dei lavoratori senza terra, è stato trovato morto con ferite d’arma da fuoco all’interno di un’auto carbonizzata nello stato del Paraná.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Secondo l’Ong Imazon, ad agosto l’Amazzonia brasiliana ha registrato la più alta percentuale di deforestazione per il mese di agosto degli ultimi 10 anni. Tra gennaio e dicembre, sono stati distrutti 10.362 chilometri quadri di foresta, il 29 per cento in più rispetto al 2020.

Anche gli incendi sono aumentati nella regione dell’Amazzonia e in altri biomi ricchi di biodiversità, mentre lo stato brasiliano continuava a smantellare le agenzie e i meccanismi di protezione ambientale. Il programma di conservazione e uso sostenibile della biodiversità e delle risorse naturali ha perso parte dei suoi fondi e diminuito gli investimenti nella prevenzione e controllo della deforestazione e degli incendi nei biomi brasiliani.

Attacchi al diritto a un ambiente sano sono stati riscontrati anche sul piano legislativo. La camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge 3.729/2004. Se approvato dal senato, faciliterebbe il rilascio di licenze ambientali per attività di prospezione. Anche l’iter di approvazione del disegno di legge 2.633/2020 è avanzato alla camera dei deputati e, se approvato, potrebbe aprire a un condono per l’occupazione illegale di terreni pubblici.

 

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE, DEI QUILOMBOLA E DI ALTRE COMUNITÀ TRADIZIONALI

I diritti delle popolazioni native, dei quilombola e di altre comunità tradizionali sono stati sistematicamente violati. Deforestazione e incendi boschivi, spesso derivanti dall’acquisizione illegale di terreni da parte di settori economici come quello agroindustriale, dell’allevamento del bestiame, del legname e minerario, hanno minacciato il diritto alla terra e al territorio, a un ambiente sano e ai mezzi di sussistenza delle popolazioni native, dei quilombola e delle altre comunità tradizionali.

Secondo gli ultimi dati raccolti dalla Commissione pastorale della terra, il 2020 è stato l’anno con il più alto numero di conflitti in aree rurali dal 1985. Le invasioni dei territori, che hanno avuto luogo nonostante la normativa vigente che disciplina le questioni riguardanti i territori e i diritti delle popolazioni native, tra il 2019 e il 2020 sono aumentate del 102 per cento; il 71 per cento delle famiglie colpite erano native. Tra gennaio e novembre, 26 persone sono state uccise nel contesto dei conflitti rurali, con un aumento del 30 per cento rispetto al 2020; otto di queste erano native.

Ad agosto, il movimento Articolazione dei popoli nativi del Brasile (Articulação dos povos indígenas do Brasil – Apib) si è rivolto all’Icc, denunciando il presidente Bolsonaro per il crimine di genocidio. Sempre ad agosto, 6.000 nativi appartenenti a 176 gruppi etnici hanno manifestato nella capitale federale, Brasilia, per cercare di fermare l’agenda politica in corso di dibattito presso il congresso nazionale, che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose sul loro futuro. Hanno anche reiterato la loro opposizione alla proposta “Marco temporal” (limite temporale), sulla quale stava per esprimersi la Corte suprema e che, se approvata, avrebbe potuto minacciare la demarcazione dei territori nativi.

La cattiva gestione da parte del governo della pandemia da Covid-19 ha continuato ad avere un grave impatto sulla salute e la vita dei membri delle comunità native e quilombola, che nel 2020 si erano appellate alla Corte suprema chiedendo l’implementazione da parte di un supporto mirato e prioritario. Nonostante la Corte avesse accolto il loro ricorso, hanno continuato a denunciare di non riuscire a ricevere il supporto che li avrebbe aiutati a far fronte alla pandemia nel 2021. Il Covid-19 ha continuato a diffondersi tra le popolazioni native e le comunità quilombola a causa dell’incapacità delle autorità di elaborare protocolli sanitari, incentivare l’allontanamento delle persone che invadevano i loro territori e implementare adeguate misure sanitarie, di monitoraggio e assistenza sociale.

Le popolazioni native e le comunità quilombola hanno denunciato una serie di inefficienze nel processo di vaccinazione, come la mancanza d’informazione, un razzismo istituzionale, la discriminazione contro i nativi e quilombola che vivono in aree urbane o al di fuori di territori ufficialmente designati e la mancanza di coordinamento tra la pianificazione statale e municipale e il piano nazionale d’immunizzazione.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

La mancanza di adeguate misure di assistenza, protezione sociale e di politiche pubbliche mirate ha reso le persone Lgbti ancora più vulnerabili durante la crisi sanitaria. L’Associazione nazionale dei travestiti e transessuali (Associação nacional de travestis e transexuais) ha denunciato che solo nella prima metà dell’anno in Brasile erano state uccise 80 persone transgender. Inoltre, aggressioni fisiche, minacce, discriminazione ed emarginazione sociale alimentavano un ciclo di violenza che impediva alle persone Lgbti di esercitare i loro diritti in sicurezza.

 

DIRITTI DELLE DONNE

Il 75 per cento delle morti materne dovute al Covid-19 registrate a livello globale si era verificato in Brasile. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio ostetrico brasiliano sul Covid-19, le morti materne tra le donne nere erano il 77 per cento in più rispetto a quelle delle donne bianche.

Secondo il Forum brasiliano per la sicurezza pubblica, il numero di stupri registrato nei primi sei mesi del 2021 era aumentato dell’8,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Tra gennaio e giugno 2021, le donne vittime di femminicidio erano state 666, il numero più alto da quando era iniziata la raccolta di questo tipo di dati nel 2017.

 

 


Note
1 Brazil: 1,000 days of Bolsonaro and Brazil’s grave human rights crisis, 20 ottobre.
2 Brazil: Lack of Oxygen to Treat Patients in Manaus (AMR 19/3539/2021), 15 gennaio.

Continua a leggere