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Repubblica bolivariana del Venezuela

Capo di stato e di governo: Nicolás Maduro Moros

La perdurante crisi dei diritti umani del paese è stata aggravata dagli effetti della pandemia da Covid-19. È continuata la politica di repressione implementata dal governo di Nicolás Maduro, con esecuzioni extragiudiziali, uso eccessivo della forza, detenzioni arbitrarie e tortura e altro maltrattamento ai danni di persone percepite come critiche nei confronti del governo. Difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti sono stati sottoposti a intimidazioni, vessazioni, attacchi e detenzioni. L’emergenza umanitaria è peggiorata e sono persistite violazioni dei diritti economici, sociali e culturali, in un contesto in cui il sistema sanitario era sempre più vicino al collasso, mentre scarseggiavano acqua, carburante, cibo ed elettricità. L’impunità per le violazioni dei diritti umani è rimasta la norma. La Missione delle Nazioni Unite di accertamento dei fatti in Venezuela (UN Fact-Finding Mission – Ffm) ha documentato e condannato l’impunità sistematica e l’ufficio del procuratore dell’Icc ha rilevato che c’erano elementi per ritenere che in Venezuela erano stati commessi crimini contro l’umanità, annunciando l’apertura di un’indagine ufficiale.

 

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

Le forze di sicurezza, comprese le forze di sicurezza d’azione speciale della polizia nazionale bolivariana (Fuerzas de acciones especiales de la policía nacional bolivariana – Faes), hanno continuato a commettere esecuzioni extragiudiziali. A gennaio, 14 persone sono state uccise durante un’operazione di sicurezza nel quartiere La Vega della capitale Caracas, in circostanze tali da far pensare che fossero state a tutti gli effetti vittime di esecuzioni extragiudiziali1.

Secondo la Ffm, le persone uccise per mano delle forze di polizia erano a marzo più di 200. L’Ffm ha dichiarato che avrebbe indagato sulle circostanze in cui erano avvenute le uccisioni e sul coinvolgimento delle Faes.

 

DETENZIONE ARBITRARIA

Le detenzioni arbitrarie hanno continuato a essere parte integrante della linea repressiva del governo. Secondo l’organizzazione venezuelana per i diritti umani Foro penal (Foro penale) sono state incarcerate altre 44 persone, portando il totale delle persone detenute arbitrariamente per motivi politici a 244. Tra queste c’erano attivisti politici, studenti, personale militare, difensori dei diritti umani e altre persone percepite come oppositori del governo Maduro.

Roland Carreño, giornalista e membro del partito Volontà popolare, è stato arbitrariamente arrestato a ottobre 2020 ed è rimasto in stato di fermo con l’accusa di “terrorismo” e altre imputazioni ai sensi della legge organica sul crimine organizzato e il finanziamento del terrorismo.

Il Foro penal ha anche documentato il decesso in custodia di almeno due uomini che erano arbitrariamente detenuti dalle autorità: Salvador Franco, di etnia pemón, e Gabriel Medina, che da oltre un mese aveva problemi di salute; entrambi sono morti senza avere ricevuto un’adeguata assistenza medica.

La famiglia e l’avvocato di Raúl Isaías Baduel, deceduto a ottobre, a quanto pare a causa di complicanze legate al Covid-19, mentre era sotto custodia del servizio d’intelligence nazionale bolivariano (Servicio bolivariano de inteligencia nacional – Sebin), hanno chiesto l’apertura di un’indagine esauriente sulle circostanze in cui era avvenuta la sua morte.

 

SPARIZIONI FORZATE, TORTURA E ALTRO MALTRATTAMENTO

Una nuova indagine penale sulla sparizione forzata, detenzione arbitraria, tortura e morte di Rafael Costa Arevalo, nel 2019, non aveva incluso alcun ufficiale della catena di comando.

A settembre, l’Ffm ha riferito che le autorità omettevano regolarmente di indagare sulle accuse di tortura. In 67 dei 183 casi documentati, i prigionieri condotti in tribunale presentavano segni visibili di maltrattamento. In alcuni casi, le accuse di tortura non comparivano nei verbali del tribunale, mentre in altri la procura generale aveva ricevuto l’ordine di aprire un’indagine formale. Tuttavia, le famiglie e gli avvocati della difesa hanno raccontato all’Ffm di non essere a conoscenza di alcun progresso in questi procedimenti.

L’Ffm ha anche documentato la prassi di rapire o detenere i familiari delle persone prese di mira, come parte integrante di una strategia repressiva per costringerle a presentarsi alle autorità (una tattica di punizione collettiva conosciuta anche come “Sippenhaft”).

È anche emerso il ricorso abituale a metodi di tortura e altro maltrattamento durante le fasi iniziali della sparizione forzata.

 

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Diverse operazioni condotte dalle forze di sicurezza contro le bande criminali a Caracas hanno implicato un uso non necessario e illegale della forza da parte della polizia e delle truppe militari. Sono emerse notizie di diverse morti causate da proiettili vaganti in due operazioni condotte a gennaio e luglio.

 

IMPUNITÀ

L’impunità per le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale è rimasta la norma2. L’Ffm ha espresso profonda preoccupazione riguardo alla reale volontà dello stato di perseguire coloro che erano sospettati di responsabilità penale per le violazioni dei diritti umani, dichiarando che “lo stato non sta intraprendendo passi avanti tangibili e concreti per fornire rimedi per le violazioni compiute, combattere l’impunità e risarcire le vittime attraverso indagini interne e procedimenti giudiziari”.

Le autorità hanno annunciato la creazione di una commissione per la riforma del settore della giustizia. Tuttavia, la persona designata a presiederla era stata citata dall’Ffm come probabile responsabile di crimini contro l’umanità ed era un rappresentante dell’assemblea nazionale, aspetto che faceva sorgere dubbi circa la sua indipendenza e imparzialità.

L’ufficiale militare accusato in relazione alla morte nel 2017 di David Vallenilla, durante una manifestazione pacifica, è stato assolto a settembre. Tuttavia, la procura generale si è appellata contro la sentenza e a ottobre è stato condannato a 23 anni. Non c’erano state ancora indagini sulla responsabilità di comando.

 

PROCESSI INIQUI

Le autorità hanno continuato a servirsi impropriamente dei tribunali e a intentare azioni penali per mettere a tacere il dissenso. È anche proseguito il ricorso alla giurisdizione militare per perseguire civili e ai tribunali specializzati per reati di “terrorismo”. Le autorità hanno negato ai detenuti le visite dei familiari e degli avvocati, con il pretesto delle restrizioni introdotte per il Covid-19, lasciando molti di loro in incommunicado e privandoli di un adeguato periodo di tempo per preparare la difesa.

Nel suo rapporto, l’Ffm ha dichiarato che il sistema giudiziario “svolgeva un ruolo significativo nella repressione adottata dallo stato contro gli oppositori del governo. Gli effetti del deterioramento dello stato di diritto si estendevano oltre i diretti interessati e avevano un impatto sulla società in generale”.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Gli sforzi per ottenere verità, giustizia e riparazione attraverso i meccanismi internazionali, in assenza di rimedi nazionali efficaci, hanno continuato a essere ostacolati dai tentativi delle autorità di eludere il vaglio internazionale. Il governo Maduro non riconosceva la giurisdizione della Corte interamericana dei diritti umani o le funzioni di vigilanza della Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr), nonostante le numerose sentenze e raccomandazioni formulate da entrambe le organizzazioni.

Sebbene l’Ohchr abbia mantenuto il mandato di cooperazione tecnica con il governo Maduro attraverso i suoi funzionari e di vigilanza sulla situazione dei diritti umani, gli inviti a visitare il paese per i relatori speciali e agli organismi dei trattati, come i relatori speciali sui difensori dei diritti umani, sulla libertà di riunione e sulle uccisioni extragiudiziali, oltre al Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie, tra gli altri, a fine anno erano ancora pendenti. A febbraio, il Relatore speciale sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani ha visitato il Venezuela.

A novembre, l’ufficio del procuratore dell’Icc ha aperto un’indagine sulla situazione del Venezuela. Durante una visita a Caracas, il procuratore ha firmato un protocollo d’intesa con le autorità, che si sono impegnate a cooperare pienamente con le indagini, sebbene non fossero d’accordo con i criteri adottati per procedere con l’inchiesta.

 

REPRESSIONE DEL DISSENSO

Oppositori politici, reali o percepiti, del governo Maduro hanno affrontato costanti attacchi e vessazioni ed erano a rischio di detenzione arbitraria, tortura e altre violazioni dei diritti umani, nel quadro di una strategia di repressione in atto da molto tempo.

A luglio, Freddy Guevara, esponente di spicco di Volontà popolare, è stato arbitrariamente arrestato a Caracas ed è rimasto in stato di fermo per oltre un mese. Sebbene il governo gli abbia successivamente concesso di partecipare ai negoziati tra il governo Maduro e l’opposizione a Città del Messico, la sua detenzione è stata un caso emblematico della repressione attuata dalle autorità.

Gli organi di stampa vicini al partito di governo, come ad esempio il programma televisivo Con El Mazo Dando, hanno continuato a stigmatizzare e attaccare i difensori dei diritti umani e altri percepiti come oppositori del governo.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Secondo i dati dell’Ong venezuelana Osservatorio del conflitto sociale, tra gennaio e giugno ci sono state 3.393 proteste. Queste riguardavano in larga parte i diritti economici, sociali e culturali, come i diritti dei lavoratori, i servizi sanitari, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la mancanza di servizi essenziali, compreso il carburante. In almeno 59 proteste, polizia, militari o gruppi armati filogovernativi hanno attaccato i manifestanti, causando la morte di uno e il ferimento di altri sette.

L’Ong venezuelana Espacio Público (Spazio pubblico) ha riferito che tra gennaio e agosto c’erano stati altri 292 attacchi contro la stampa e i giornalisti, compresi episodi di maltrattamento, intimidazione, detenzione arbitraria, censura e attacchi digitali. Questi attacchi hanno avuto l’effetto di aggravare la mancanza di trasparenza che già caratterizzava i dati epidemiologici sulla pandemia da Covid-19.

La commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel) ha messo al bando diversi programmi, tra cui Punto de Corte in onda su Radio Fe y Alegría, e una delle principali testate giornalistiche del paese.

Un tribunale ha emesso una sentenza contro uno dei principali quotidiani del Venezuela, El Nacional, che è stato multato per una cifra equivalente a 13 milioni di dollari Usa, dopo avere perso una causa per diffamazione ai danni di Diosdado Cabello, un alto funzionario di governo. A ottobre, la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione del giornalista Roberto Deniz, del portale Armando Info; nel 2020 la Iachr aveva disposto l’assegnazione di misure precauzionali a lui e alla sua famiglia.

Il giornalista Luis Carlos Díaz rimaneva ancora sottoposto a stringenti restrizioni e a procedimento penale.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Le autorità hanno intensificato la repressione e la criminalizzazione della società civile e dei difensori dei diritti umani.

A gennaio, cinque membri di Azul positivo, un’organizzazione per i diritti umani, sono stati arbitrariamente detenuti e accusati di reati, tra cui “terrorismo”. Sono stati rilasciati con la condizionale a febbraio, ma a fine anno rimanevano sottoposti a restrizioni e a un procedimento penale.

A marzo, il governo ha approvato una circolare amministrativa che stabiliva l’obbligo per le Ong di registrarsi presso un ente di vigilanza “antiterrorismo” e di rivelare informazioni riservate e sensibili riguardanti vittime di violazioni dei diritti umani e altre relative al funzionamento e finanziamento delle Ong. In seguito alle pressioni esercitate a livello internazionale, il governo ha ritirato alcune di queste disposizioni. Tuttavia, la direttiva è rimasta in vigore e, in caso di omessa registrazione, le organizzazioni locali rischiavano di subire conseguenze penali ai sensi della legge organica sul crimine organizzato e il finanziamento del terrorismo. Organizzazioni nazionali e internazionali hanno considerato questa circolare amministrativa un chiaro esempio della repressione in atto nel paese contro i difensori dei diritti umani e gli operatori umanitari.

A luglio, Jevier Tarazona, Rafael Tarazona e Omar de Dios García, tutti membri dell’Ong locale FundaRedes, sono stati arbitrariamente detenuti da agenti del Sebin. Sono stati accusati di incitamento all’odio, tradimento e “terrorismo”. Nonostante le numerose richieste, le autorità hanno negato ai loro legali di fiducia l’accredito necessario per presenziare alle udienze del tribunale. A fine anno, tutti e tre attendevano ancora l’inizio delle udienze preliminari. Rafael Tarazona e Omar de Dios García sono stati rilasciati con la condizionale a ottobre. Javier Tarazona rimaneva in detenzione, nonostante le gravi condizioni di salute che richiedevano attenzione urgente.

Secondo il Centro per i difensori dei diritti umani e la giustizia, nel 2021 ci sono stati 743 attacchi contro difensori dei diritti umani, con a un aumento del 145 per cento rispetto al 2020.

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Nonostante la chiusura delle frontiere e le restrizioni di movimento dovute alla pandemia, il numero dei venezuelani che decidevano di abbandonare il paese per sfuggire dalle violazioni dei diritti umani di massa è ancora una volta aumentato, raggiungendo a fine anno la cifra di sei milioni. Molti continuavano a tentare di attraversare il confine percorrendo vie non ufficiali, anche via mare, a bordo di imbarcazioni precarie, o intraprendendo rotte rischiose via terra; non sono mancate notizie di morti in mare o in prossimità dei valichi di confine (per le violazioni dei diritti dei rifugiati venezuelani a Curaçao, cfr. Paesi Bassi).

 

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

La complessa emergenza umanitaria nel paese ha continuato a peggiorare.

Secondo l’Ohchr, durante la pandemia, l’accesso ai servizi essenziali, come assistenza medica, acqua, gas, generi alimentari e carburante, è stato limitato e sempre più problematico.

L’Ocha ha annunciato che, al 31 agosto, erano 2,7 milioni le persone che avevano ricevuto aiuti di qualche tipo, messi a disposizione dal piano di risposta umanitaria.

Diritto alla salute

Le infrastrutture del sistema sanitario nazionale hanno continuato a deteriorarsi.

I dati ufficiali sul Covid-19 a disposizione erano poco chiari. L’Ong locale Médicos Unidos (Medici uniti) ha riferito che gli operatori sanitari deceduti a causa del Covid-19 erano stati più di 815 da marzo 2020; le autorità non hanno pubblicato cifre dettagliate riguardanti le percentuali di decessi tra gli operatori sanitari.

L’accesso ai vaccini contro il Covid-19 era una delle principali problematiche, così come l’impiego di vaccini che non rispondevano ai requisiti di sicurezza ed efficacia stabiliti da enti regolatori obiettivi e indipendenti. Inoltre, non era stato ancora reso pubblico alcun piano di vaccinazione nazionale. Il personale sanitario ha continuato a chiedere dispositivi di protezione personale, oltre che un aumento della retribuzione.

La carenza di farmaci antiretrovirali ha toccato il 58,68 per cento tra gennaio e giugno, secondo i dati forniti dall’Ong locale Acción Ciudadana Contra el Sida (Azione dei cittadini contro l’Aids).

Organizzazioni della società civile hanno chiesto per l’ennesima volta la riattivazione del programma di donazione degli organi, sospeso quattro anni prima.

L’Oms ha registrato un focolaio di febbre gialla.

Diritto al cibo

L’Ohchr ha rilevato che un terzo dei venezuelani viveva in condizioni di insicurezza alimentare.

Il Centro di documentazione e analisi per i lavoratori ha calcolato che il costo mensile del paniere dei beni di prima necessità ammontava a ottobre a 260,77 dollari Usa, a fronte di un salario medio mensile minimo di 1,66 dollari Usa.

A luglio, il World Food Programme ha annunciato aiuti destinati ai bambini fino ai sei anni nelle aree che aveva identificato come maggiormente colpite dall’insicurezza alimentare.

Secondo la Fondazione Bengoa, i sistemi di distribuzione alimentare, come i Comitati locali di produzione e approvvigionamento, erano ancora operativi, ma non soddisfacevano i fabbisogni nutrizionali.

Secondo i dati raccolti dall’Inchiesta nazionale sulle condizioni di vita, il 94,5 per cento della popolazione viveva in condizioni di povertà, mentre il 76,6 per cento in povertà estrema.

Diritto all’acqua

Le persistenti problematiche riguardanti la fornitura d’acqua potabile e la rete fognaria hanno suscitato durante l’anno proteste nelle comunità locali.

A giugno, l’assemblea nazionale ha approvato il disegno di legge integrata sull’acqua; la legge tuttavia destava preoccupazione per la sua mancanza di una prospettiva incentrata sui diritti umani.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

È rimasta motivo di preoccupazione la mancanza di accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva nel paese.

Il carovita e le restrizioni legate alla pandemia hanno ostacolato l’accesso ai metodi contraccettivi. Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione è intervenuto in alcune comunità per cercare di ridurre la mortalità materna e facilitare l’accesso ai contraccettivi.

La Iachr ha esortato il Venezuela a eliminare gli ostacoli che impedivano l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a rivedere la sua restrittiva legislazione in materia di aborto.

Vannesa Rosales, una difensora dei diritti umani nello stato di Merida, arrestata arbitrariamente a ottobre 2020 per avere fornito informazioni sulle procedure per la terminazione della gravidanza a una ragazza di 13 anni, rimasta incinta in seguito a uno stupro, è stata rilasciata il 21 luglio, dopo nove mesi di detenzione, sei dei quali agli arresti domiciliari3.

 

CONDIZIONI DI DETENZIONE DISUMANE

I penitenziari e gli altri centri di detenzione del paese sono rimasti caratterizzati da mancanza di cure mediche, cibo adeguato e acqua potabile, oltre a condizioni insalubri, sovraffollamento e violenza. Secondo l’Osservatorio venezuelano sulle carceri e Una finestra sulla libertà, due Ong locali, le principali cause di morte nelle carceri erano riconducibili a malnutrizione e tubercolosi. L’Osservatorio venezuelano sulle carceri ha anche documentato 94 casi di detenuti deceduti in custodia, per lo più per malnutrizione.

Una finestra sulla libertà ha segnalato un sovraffollamento nei centri di detenzione preventiva pari al 292 per cento, mentre l’Osservatorio venezuelano sulle carceri ha sottolineato che il sovraffollamento negli altri penitenziari aveva raggiunto il 198 per cento e che la popolazione carceraria era per il 56 per cento costituita da detenuti in attesa di processo.

 

DISCRIMINAZIONE

Persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Data la continua assenza di una legislazione specifica e di politiche pubbliche a tutela dei diritti delle persone Lgbti, la Iachr ha sollecitato il Venezuela ad adottare misure concrete per riconoscere i diritti delle persone Lgbti e sradicare la discriminazione, la violenza e le situazioni di vulnerabilità cui sono esposte.

Donne

La procura generale ha annunciato che in tutto il territorio nazionale erano operativi 72 uffici giudiziari specializzati in indagini penali riguardanti casi di violenza di genere.

Ong locali hanno continuato a evidenziare come procuratori, giudici, poliziotti e altri funzionari fossero ancora poco e male attrezzati a tutelare i diritti delle donne e come la violenza istituzionalizzata rendesse spesso le donne vittime due volte.

La mancanza di dati ufficiali dettagliati rendeva difficile valutare la situazione della violenza di genere, tuttavia il Centro per la giustizia e la pace (Centro de Justicia y Paz e la pace – Cepaz) ha documentato che in Venezuela, tra gennaio e ottobre, c’erano stati 235 femminicidi.

Il Cepaz ha criticato la continua assenza di una protezione specifica dello stato per le donne sopravvissute al cancro del seno, richiesta dalla Iachr nel 2020.

Popolazioni native

La situazione nell’arco minerario dell’Orinoco e le relative attività minerarie hanno continuato a essere motivo di preoccupazione e a colpire gravemente i diritti delle popolazioni native, che subivano ancora abusi come sfruttamento sul lavoro e violenza di genere.

Covid-19, malaria, tubercolosi, epatite e patologie gastrointestinali e respiratorie, oltre che epidemie di morbillo, erano alcune delle problematiche di salute riscontrate durante l’anno tra i nativi, secondo quanto documentato da organizzazioni della società civile.

 

 


Note
1 Venezuela: Impunity in the Face of Lethal Policy of Social Control (AMR 53/3632/2021), 18 febbraio.
2 Venezuela: Human Rights Lose Whilst Impunity Prevails: Amnesty International Submission for the UN Universal Periodic Review, 40th Session of the UPR Working Group, January 2022 (AMR 53/4488/2021), 23 luglio.
3 Venezuela: Urgent Action: Women and Girls’ Rights Defender is Free (AMR 53/4508/2021), 22 luglio.

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