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Ultime notizie sul paese

 


REPUBBLICA ISLAMICA DEL GAMBIA

Capo di stato e di governo: Yahya Jammeh

Le autorità hanno continuato ad applicare leggi repressive per limitare la libertà d’espressione. Hanno represso con violenza proteste pacifiche e arrestato manifestanti, alcuni dei quali sono stati torturati e altrimenti maltrattati. Almeno tre persone critiche verso il governo sono decedute in custodia, compresa una morta in seguito alla tortura subita appena dopo il suo arresto. Almeno cinque uomini arrestati nel 2015 sono rimasti vittime di sparizione forzata.

 CONTESTO

Il 1° dicembre si sono svolte le elezioni presidenziali, vinte da Adama Barrow, candidato della coalizione d’opposizione. Il 9 dicembre, il presidente Jammeh ha rifiutato il risultato elettorale. Il 13 dicembre, le forze di sicurezza hanno sfrattato il presidente della commissione elettorale indipendente e il suo staff dalla loro sede. Lo stesso giorno, il partito del presidente Jammeh, l’Alleanza patriottica per il riorientamento e la costruzione (Alliance for Patriotic Reorientation and Construction Aprc) ha presentato un ricorso contro il risultato elettorale alla Corte suprema. Le udienze avrebbero richiesto la nomina da parte del presidente Jammeh di nuovi giudici; per questo l’associazione dell’ordine degli avvocati del Gambia ha definito il ricorso “fondamentalmente viziato”. Il rifiuto del risultato elettorale è stato ampiamente condannato a livello internazionale, anche dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dall’Au e dall’Ecowas.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Leggi repressive hanno continuato a limitare il diritto alla libertà d’espressione. Queste comprendevano disposizioni che vietavano l’atteggiamento critico verso le autorità, norme che proibivano la pubblicazione di notizie false e altre legislazioni sulla sedizione risalenti all’epoca coloniale. I giornalisti hanno operato in un clima di autocensura, in seguito alle varie ondate di repressione attuate dalle autorità sugli operatori degli organi d’informazione e i difensori dei diritti umani.

A dicembre, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha dichiarato che il giornalista Alagie Abdoulie Ceesay, direttore responsabile dell’emittente radiofonica Teranga Fm, era stato arbitrariamente privato della libertà personale dal momento del suo arresto, avvenuto a luglio 2015, per accuse di sedizione. Il Gruppo di lavoro ha chiesto il suo immediato rilascio, il riconoscimento di una compensazione e l’apertura di un’inchiesta da parte del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura. Ad aprile, Alagie Abdoulie Ceesay è riuscito a fuggire dalla custodia.

L’8 novembre, Momodou Sabally, direttore dei servizi radiotelevisivi del Gambia, e il corrispondente Bakary Fatty sono stati arrestati da agenti dell’agenzia d’intelligence nazionale (National Intelligence Agency – Nia). Bakary Fatty è rimasto in detenzione senza accusa e senza poter contattare la sua famiglia o un avvocato. Momodou Saballay è stato nuovamente incriminato per vari reati economici, con accuse che erano state precedentemente archiviate nel 2015. I due uomini sarebbero stati in realtà arrestati per aver mandato in onda un filmato della nomina di un candidato d’opposizione.

Il 10 novembre, Alhagie Manka, un fotoreporter indipendente, e Yunus Salieu, un giornalista dell’Observer, sono stati entrambi arrestati dopo aver ripreso in un filmato alcuni sostenitori del presidente. Yunus Salieu è stato rilasciato il giorno dopo, mentre Manka è stato rimesso in libertà senza accusa il 16 novembre.

A ottobre, la Corte di giustizia dell’Ecowas ha esaminato una causa giudiziaria intentata dalla Federazione dei giornalisti africani e da quattro giornalisti gambiani in esilio, che contestava le draconiane leggi sulla stampa in vigore nel Gambia e sosteneva che le misure adottate per applicare queste leggi violavano i diritti dei giornalisti, compreso il diritto alla libertà dalla tortura.

 LIBERTÀ DI RIUNIONE

Le autorità hanno represso con violenza proteste pacifiche e arrestato manifestanti.

Il 14 aprile, membri del partito d’opposizione, Partito democratico unito (United Democratic Party – Udp), e gruppi giovanili hanno manifestato pacificamente a Serrekunda a favore della riforma elettorale. La polizia ha disperso la protesta con violenza ed effettuato diversi arresti tra i manifestanti. Alcuni dei fermati erano rimasti feriti in maniera grave e un uomo, Solo Sandeng, segretario organizzativo dell’Udp, è morto in custodia poco dopo l’arresto.

Venticinque dei fermati sono stati alla fine formalmente accusati e detenuti nel carcere Mile 2, nella capitale Banjul. Tredici sono stati successivamente rilasciati e 12 trasferiti nel carcere di Janjanbureh. Il 21 luglio, 11 persone sono state giudicate colpevoli per aver partecipato a una protesta non autorizzata, e per altri reati connessi, e condannati a tre anni di carcere. L’8 dicembre sono stati rilasciati su cauzione in attesa dell’appello.

Il 16 aprile, membri dell’Udp si sono radunati pacificamente a Banjul, davanti all’abitazione del leader dell’Udp Ousainou Darboe, chiedendo giustizia per la morte di Solo Sandeng e il rilascio dei membri dell’Udp che erano stati arrestati. La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti e li ha percossi con i manganelli. Diversi membri del consiglio direttivo dell’Udp, tra cui lo stesso Ousainou Darboe, sono stati condannati a tre anni di reclusione per aver partecipato a una protesta non autorizzata e altri reati connessi. Il 5 dicembre sono stati rilasciati su cauzione in attesa dell’appello.

Il 9 maggio, circa 40 manifestanti sono stati arrestati mentre si dirigevano verso Westfield, un sobborgo di Banjul, al termine dell’udienza giudiziaria contro Ousainou Darboe e gli altri. I manifestanti sono stati fermati da agenti dell’unità d’intervento della polizia (Police Intervention Unit – Piu) e picchiati. Alcuni hanno reagito lanciando pietre e diverse persone, tra cui un agente della Piu, sono rimaste ferite. A fine anno, 14 persone erano sotto processo a seguito della protesta. Due donne hanno ottenuto il rilascio su cauzione a maggio e i rimanenti 12 uomini arrestati sono stati rimessi in libertà, sempre su cauzione, il 6 dicembre.

Prima del 30 novembre, nelle due settimane di campagna elettorale ufficiale, le autorità hanno consentito lo svolgimento di raduni elettorali, a cui hanno partecipato migliaia di gambiani.

 TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Le persone arrestate ad aprile sono state vittime di tortura e altri maltrattamenti. Tra queste c’era l’imprenditrice Nogoi Njie, la quale ha affermato, in una dichiarazione giurata depositata presso l’Alta corte, di essere stata percossa con tubi di gomma e manganelli da uomini che indossavano cappucci neri e guanti e poi bagnata con acqua, mentre era trattenuta al quartier generale della Nia, a Banjul, dove la donna ha anche affermato di aver visto Solo Sandeng: questi aveva il corpo gonfio e sanguinante, tanto che Nogoi Njie ha temuto che fosse morto.

Il 13 giugno, le autorità hanno ammesso nella loro replica a un’istanza di habeas corpus che Solo Sandeng era deceduto durante l’arresto e la detenzione e che era stata aperta un’inchiesta. A fine anno non erano state fornite altre informazioni a riguardo.

 DECESSI IN CUSTODIA

Il 21 febbraio, il leader sindacale Sheriff Dibba, segretario generale dell’Associazione nazionale gambiana del controllo del trasporto (Gambian National Transport Control Association – Gntca), è deceduto in una struttura medica a Banjul. Si era ammalato mentre era in custodia di polizia ma non aveva ricevuto una tempestiva attenzione medica. Secondo la Federazione internazionale dei lavoratori del settore del trasporto (International Transport Workers’ Federation – Itf), Sheriff Dibba e altri otto dirigenti del Gntca erano stati arrestati dopo che il sindacato aveva chiesto alle autorità di ridurre il prezzo del carburante. L’Itf ha intentato una causa contro il governo gambiano presso l’Ilo per la morte di Sheriff Dibba e le “misure punitive” adottate contro il Gntca, le cui attività sono state sospese per ordine del presidente. La famiglia di Sheriff Dibba non ha potuto accedere al referto dell’autopsia e a fine anno non era stata avviata alcuna indagine giudiziaria sulla sua morte.

Il 21 agosto, Ebrima Solo Krummah, un esponente di spicco dell’Udp, arrestato il 9 maggio e detenuto nel carcere Mile 2, è deceduto in ospedale dopo un intervento chirurgico. Secondo le accuse, mentre era in detenzione gli sarebbero state rifiutate le cure mediche. Non sono state fornite altre informazioni riguardo alle cause del decesso e a fine anno non era stata ancora annunciata un’indagine ufficiale sulla sua morte.

 SPARIZIONI FORZATE, DETENZIONI ARBITRARIE E DETENZIONE

IN INCOMMUNICADO

Tre imam arrestati nel 2015 sono rimasti sottoposti a sparizione forzata. Alhagi Ousman Sawaneh, imam di Kanifing Sud, era stato arrestato il 18 ottobre 2015 da uomini in borghese. Stando alle notizie, era stato incarcerato per aver inviato una petizione al presidente chiedendo il rilascio di Haruna Gassama, presidente della Società cooperativa dei coltivatori di riso, all’epoca detenuto da sei mesi senza accusa dalla Nia. Altri due imam, Sheikh Omar Colley e Imam Gassama, erano stati arrestati rispettivamente a ottobre e novembre 2015, stando alle notizie, per la stessa motivazione.

Si riteneva che i tre imam fossero detenuti in incommunicado nel carcere di Janjanbureh ma, nonostante le ripetute richieste avanzate dalle loro famiglie, le autorità non hanno confermato né smentito questa informazione. Il 21 marzo, l’Alta corte di Banjul ha ordinato il rilascio di Imam Sawaneh, in seguito a un’istanza di habeas corpus, ma l’ordinanza della Corte è stata ignorata.

Ousman Jammeh, ex viceministro dell’Agricoltura, è rimasto anch’egli sottoposto a sparizione forzata. Era stato rimosso dall’incarico e arrestato a ottobre 2015 e, stando alle notizie, detenuto presso il quartier generale della Nia per diversi giorni, prima di essere trasferito nel carcere Mile 2. Tuttavia, né la sua famiglia né il suo avvocato hanno più avuto contatti con lui e le autorità non hanno fornito informazioni in merito al luogo della detenzione o al motivo del suo arresto.

Omar Malleh Jabang, imprenditore e sostenitore dell’opposizione, è stato prelevato da uomini in borghese il 10 novembre e da allora non è stato più visto, malgrado le richieste d’informazioni rivolte alle autorità.

Il 1° settembre, Sarjo Jallow è stato destituito dalla carica di viceministro degli Esteri. A partire dal 2 settembre, la sua famiglia e i suoi legali non sono più riusciti a contattarlo, sebbene sia stato loro riferito in via ufficiosa che era detenuto presso il quartier generale della Nia. Sua moglie era un’aperta sostenitrice dell’Udp. Il 10 ottobre, gli avvocati hanno presentato una formale richiesta di rilascio dalla custodia della Nia; a fine anno non era stato ancora rilasciato.

 DIRITTI DEI MINORI

A luglio, il Gambia ha approvato una legge che vieta il matrimonio di minorenni (intesi come minori di 18 anni). Il reato è punibile con pene fino a 20 anni di carcere per qualsiasi adulto coinvolto nel matrimonio combinato di una ragazza minorenne, compreso il marito della sposa bambina e i suoi genitori. Secondo le Nazioni Unite, in Gambia, nella fascia d’età compresa tra 20 e 49 anni, la percentuale di donne sposate prima dei 18 anni era del 40 per cento, e del 16 per cento prima dei 15 anni.

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