Swaziland - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REGNO DELLO SWAZILAND

Capo di stato: re Mswati III

Capo di governo: Barnabas Sibusiso Dlamini

Le autorità hanno continuato a reprimere il dissenso, ricorrendo a norme di legge. L’Alta corte ha stabilito che la legislazione in materia di sicurezza violava i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione, princìpi tutelati dalla costituzione. Non sono stati resi noti i risultati di un’inchiesta su un decesso avvenuto in custodia di polizia. Non sono state intraprese adeguate misure per contrastare la tortura e altri maltrattamenti. La legislazione vigente conferiva alla polizia ampi poteri di ricorso alla forza letale, in violazione del diritto e degli standard internazionali sui diritti umani.

 CONTESTO

Due terzi della popolazione continuavano a vivere al di sotto della soglia di povertà. A ottobre, la rete di ricerca AfroBarometer ha documentato che circa la metà della popolazione affermava di rimanere spesso senza cibo e acqua e che almeno un terzo riferiva che l’assistenza sanitaria era inadeguata.

 SVILUPPI LEGISLATIVI

A maggio, il re ha nominato sette avvocati di comprovata esperienza alla carica di giudici della Corte suprema. Le nomine sono state effettuate in violazione dell’art. 153 della costituzione, che stabilisce che i giudici siano nominati secondo un processo aperto, trasparente e con un concorso. Di conseguenza, l’Associazione dei giuristi dello Swaziland ha boicottato la sessione di novembre della Corte suprema e ha chiesto che la nomina dei giudici permanenti avvenisse in linea con la costituzione.

A settembre, l’Alta corte ha invalidato alcune sezioni della legge sulla sedizione e le attività sovversive (Sedition and Subversive Activities Act – Ssa) del 1938 e della legge sulla repressione del terrorismo (Suppression of Terrorism Act – Sta) del 2008, in quanto violavano i diritti tutelati dalla costituzione alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Il giudizio della Corte è stato pronunciato dopo che alcune disposizioni contenute nelle leggi erano state impugnate nel 2009 dall’avvocato per i diritti umani Thulani Maseko, incriminato ai sensi dell’Ssa nel 2009. Un altro ricorso era stato depositato nel 2014 da Mario Masaku e Maxwell Dlamini, leader del partito d’opposizione messo al bando, il Movimento democratico unito popolare (People’s United Democratic Movement – Pudemo), entrambi incriminati in applicazione delle suddette leggi nel 2014; e da Mlungisi Makhanya e altre sette persone, anch’essi accusati ai sensi di queste leggi nel 2014. Il governo ha fatto ricorso contro la decisione dell’Alta corte a settembre e l’appello sarebbe stato esaminato agli inizi del 2017.

 LIBERTÀ DI RIUNIONE E ASSOCIAZIONE

La proposta di legge sull’ordine pubblico, se approvata, avrebbe indebolito i diritti alla libertà di riunione pacifica e d’associazione. Ad esempio, avrebbe criminalizzato l’organizzazione di un raduno pubblico senza prima notificarlo alle autorità. La bozza, che si prevedeva avrebbe ottenuto l’approvazione del senato e la successiva ratifica da parte del re, a fine anno era ancora alla sua stesura iniziale.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

A giugno, il periodico The Nation Magazine ha pubblicato un articolo di Thulani Maseko che metteva in discussione l’indipendenza della magistratura. In seguito alla pubblicazione, l’autore dell’articolo e il direttore del periodico, Bheki Makhubu, sono stati citati in giudizio per diffamazione da un giudice supplente della Corte suprema, il quale era stato nominato a maggio.

William Mkhaliphi, un anziano coltivatore di canna da zucchero di Vuvulane, nel nord-est dello Swaziland, è stato arrestato dalla polizia ad agosto, dopo aver denunciato apertamente i presunti investimenti e l’acquisizione di terreni da parte del re. Aveva inoltre espresso le sue preoccupazioni al consiglio tradizionale sibaya, convocato dal re nel villaggio reale di Ludzidzini, dove la comunità era stata invitata per dare il proprio parere riguardo ad alcune questioni di carattere nazionale. William Mkhaliphi è stato incriminato con imputazioni pretestuose di furto e rilasciato su cauzione dal tribunale di primo grado di Simunye lo stesso mese. A fine anno era in attesa di processo.

 DECESSI IN CUSTODIA

Le autorità non avevano ancora reso noti i risultati di un’inchiesta sul decesso in custodia di polizia del cittadino mozambicano Luciano Reginaldo Zavale, avvenuto a giugno 2015. Una perizia legale indipendente aveva stabilito che la sua morte non era avvenuta in circostanze naturali e ad agosto 2015 era stata aperta un’inchiesta. Stando alle notizie, si era arrivati a una conclusione del caso lo stesso anno. Luciano Reginaldo Zavale era morto il giorno stesso del suo arresto, in relazione al presunto possesso di un laptop rubato.

 TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Le autorità non hanno provveduto ad affrontare l’inadeguata legislazione relativa alla protezione contro la tortura e altri maltrattamenti. Lo Swaziland non ha intrapreso alcuna iniziativa per conformare il proprio ordinamento legislativo agli obblighi derivanti dalla sua adesione nel 2004 alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura o per ratificare il relativo Protocollo opzionale.

L’art. 15(4) della costituzione autorizza la polizia a impiegare forza letale in una gamma di circostanze, tra cui la difesa della proprietà privata, per effettuare un arresto legittimo o prevenire la fuga di una persona detenuta ai sensi di legge, reprimere una sommossa o impedire gravi azioni criminali. Queste motivazioni non erano in linea con il diritto e gli standard internazionali sui diritti umani.

Continuava inoltre a mancare un meccanismo indipendente d’indagine sugli abusi compiuti dalla polizia. A fine anno non era stata ancora aperta un’inchiesta ufficiale sull’episodio occorso a febbraio, in cui Ayanda Mkhabela, una studentessa dell’università dello Swaziland (Uniswa), era stata investita da un mezzo corazzato della polizia durante una protesta studentesca ed era rimasta paralizzata.

 DIRITTI DELLE DONNE

Malgrado gli elevati livelli di violenza per motivi di genere, a fine anno non era stata ancora promulgata la legge sui reati sessuali e la violenza domestica, presentata in parlamento nel 2009. In base alla legislazione interna vigente, le donne e ragazze vittime di violenza di genere avevano a disposizione scarse possibilità di ottenere un rimedio legale e non erano adeguatamente protette contro il matrimonio precoce o forzato.

 DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

A maggio, la situazione dei diritti umani dello Swaziland è stata analizzata secondo l’Upr delle Nazioni Unite, che ha sollevato una serie di preoccupazioni. Queste comprendevano la necessità di superare gli ostacoli nell’accesso all’istruzione primaria; il reintegro nel sistema scolastico delle ragazze neomamme; l’accesso non discriminatorio ad alcuni servizi come l’assistenza sanitaria e l’istruzione, indipendentemente dal reale o percepito orientamento sessuale o dall’identità di genere e la necessità di adottare misure per combattere e sradicare il lavoro forzato.

 PENA DI MORTE

Durante l’anno non sono state comminate nuove condanne a morte. Malgrado le raccomandazioni formulate durante l’Upr per l’introduzione di una moratoria sulla pena di morte, lo Swaziland ha mantenuto la pena capitale nel suo ordinamento.

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