Filippine - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

Repubblica delle Filippine

Capo di stato e di governo: Rodrigo Roa Duterte (subentrato a Benigno S. Aquino III a giugno)

Il governo ha lanciato una campagna di repressione sulle droghe, in cui sono state uccise più di 6.000 persone. Anche difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati presi di mira e uccisi da uomini armati non identificati e da milizie armate. La polizia ha continuato a ricorrere a un uso non necessario ed eccessivo della forza. Con una sentenza storica, un tribunale ha condannato per la prima volta un agente di polizia per tortura, in base alla legge contro la tortura del 2009.

CONTESTO

A settembre, le Filippine hanno accettato la presidenza dell’Asean per il 2017.

A novembre, ci sono state proteste di piazza dopo che il corpo dell’ex presidente Ferdinand Marcos, durante la cui presidenza furono commesse diffuse violazioni dei diritti umani, è stato sepolto nuovamente nel cimitero degli eroi, una mossa sostenuta dal presidente in carica. Le Filippine sono state valutate dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali (Commitee on Economic, Social and Cultural rights – Cescr) e dal Comitato Cedaw.

UCCISIONI ILLEGALI

A giugno, il governo ha lanciato una campagna di repressione sulle droghe che ha avuto come effetto una serie di uccisioni illegali in tutto il paese, molte delle quali potevano essere equiparate a esecuzioni extragiudiziali[1]. Queste uccisioni sono seguite all’elezione del presidente Duterte, che ha ripetutamente e pubblicamente appoggiato l’arresto e l’uccisione delle persone sospettate di utilizzare o vendere droga. Non risulta che agenti di polizia o privati cittadini siano stati incriminati per le oltre 6.000 morti avvenute durante l’anno. Testimoni e le famiglie delle vittime hanno avuto timore a farsi avanti per paura di rappresaglie.

Secondo le segnalazioni, le vittime erano per lo più giovani uomini, alcuni dei quali sospettati di usare o vendere piccole quantità di metanfetamine. Tra loro c’era anche il sindaco di Albuera, Rolando Espinosa Senior, ucciso nella sua cella dopo che era stato emesso un mandato di perquisizione. Il presidente Duterte aveva pubblicamente bollato il sindaco come uno spacciatore di droga di primo piano. Nonostante un’indagine effettuata dall’agenzia nazionale per le investigazioni, che aveva raccomandato che gli agenti di polizia presunti responsabili fossero incriminati, ha promesso di proteggere la polizia.

In conseguenza della cosiddetta “guerra alla droga”, è stato riferito che almeno 800.000 persone “si sono arrese” alle autorità, nel timore di essere prese di mira con l’accusa di reati legati alla droga. Ciò ha provocato un grave sovraffollamento delle carceri, che ha aggravato una situazione già molto critica.

I giornalisti hanno continuato a essere a rischio: almeno tre sono stati uccisi nello svolgimento del loro lavoro. A maggio, Alex Balcoba, un cronista di nera per la rivista People’s Brigada, è stato ucciso da un colpo alla testa esploso da un uomo armato non identificato nel quartiere Quiapo della capitale Manila, davanti al negozio della sua famiglia. Le famiglie delle vittime hanno ricordato il settimo anniversario del massacro di Maguindanao, in cui furono uccisi 32 giornalisti e altre 26 persone. A fine anno, nessuno era stato chiamato a rispondere di questi crimini.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Sono continuate a pervenire segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti durante la custodia di polizia. A marzo, l’agente di polizia Jerick Dee Jimenez è stato riconosciuto colpevole di aver torturato l’autista di autobus Jerryme Corre e condannato a un massimo di due anni e un mese di reclusione. È stata la prima condanna ai sensi della legge contro la tortura del 2009. Tuttavia, molti altri casi attendevano ancora giustizia[2]. A luglio, un’autopsia effettuata dalla commissione nazionale per i diritti umani ha rilevato segni di tortura sui corpi di Renato e J.P. Bertes, padre e figlio, uccisi da un colpo di pistola durante la custodia di polizia.

Nel corso dell’anno è rimasto in fase di stallo un disegno di legge per istituire un meccanismo preventivo nazionale sulla tortura. A maggio, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione per la tortura da parte della polizia e ha esortato le Filippine a chiudere tutti i luoghi di detenzione segreta in cui i detenuti, compresi i minori, sono stati sottoposti a tortura o altri maltrattamenti.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

La polizia ha continuato a ricorrere a un uso non necessario ed eccessivo. Ad aprile la polizia ha usato la forza, comprese armi da fuoco, per disperdere oltre 5.000 agricoltori che avevano bloccato una strada statale a Kidapawan City durante una manifestazione in cui chiedevano sussidi per la coltivazione del riso. Almeno due persone sono morte e decine sono state ferite[3]. A luglio, la commissione nazionale per i diritti umani ha reso pubblico un rapporto secondo cui la polizia aveva fatto uso eccessivo e ingiustificato della forza durante l’episodio ma a fine anno nessun agente era stato chiamato a risponderne.

A ottobre la polizia ha brutalmente represso una manifestazione programmata da organizzazioni dei popoli nativi di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti. La protesta chiedeva di porre fine alla militarizzazione e allo sconfinamento sulle terre ancestrali. A novembre, almeno due persone sono state ferite da un furgone della polizia che ha investito i manifestanti che protestavano davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, a Metro Manila.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

A luglio, l’ambientalista Gloria Capitan è stata uccisa da due uomini armati a Mariveles, nella provincia di Bataan. Era impegnata in una campagna di opposizione a un progetto di sfruttamento di miniere di carbone nella sua comunità. A ottobre, il Cescr delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per le continue vessazioni, sparizioni forzate e uccisioni di difensori dei diritti umani e per la bassa percentuale d’indagini, azioni penali e condanne per questi reati.

PENA DI MORTE

A luglio, parlamentari del partito al potere hanno presentato progetti di legge per reintrodurre la pena di morte per una vasta gamma di reati. Se approvati, la punizione capitale, abolita nel 2006, si applicherebbe a reati quali stupro, incendio doloso, traffico di droga e possesso di modiche quantità di droga. La proposta dei progetti di legge ha scatenato la protesta delle organizzazioni per i diritti umani, sulla base del fatto che la reintroduzione della pena di morte violerebbe il diritto internazionale dei diritti umani e non avrebbe un effetto deterrente[4]. Sono anche stati presentati disegni di legge che proponevano di abbassare a nove anni l’età della responsabilità penale.

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

Milizie armate hanno continuato a violare i diritti umani internazionali e il diritto umanitario. A distanza di oltre un anno dall’uccisione, avvenuta nel 2015, di tre leader della comunità lumad a Lianga, nella provincia di Surigao del Sur, i presunti responsabili non sono stati perseguiti e più di 2.000 persone sono rimaste sfollate. A ottobre, l’ambientalista Jimmy P. Sayman, impegnato contro le attività estrattive, è morto il giorno dopo essere stato colpito in un agguato da uomini armati non identificati a Montevista, nella provincia di Mindanao. Secondo le organizzazioni locali per i diritti umani, la responsabilità dell’uccisione era dei paramilitari.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

Il Cescr delle Nazioni Unite ha condannato il mancato pagamento del salario minimo, di cui ha beneficiato solo il 13 per cento della forza lavoro, e il fatto che i lavoratori di diversi settori economici erano esclusi dalla possibilità di beneficiare di tale salario.

[1] Philippines: Duterte’s 100 days of carnage (news, 7 ottobre).

[2] Philippines: Historic ruling on police torture following Amnesty International campaign (news, 1° aprile).

[3] Philippines: Ensure accountability for police use of excessive force against demonstrators (ASA 35/3800/2016).

[4] Philippines: Lawmakers must urgently oppose attempts to reintroduce death penalty (ASA 35/5222/2016).

Continua a leggere