Polonia - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA DI POLONIA

Capo di stato: Andrzej Duda

Capo di governo: Beata Szydło

Il governo ha intrapreso consistenti riforme legislative, in particolare riguardo alla Corte costituzionale. Da quando il partito Legge e giustizia è salito al potere, a ottobre 2015, sono state promulgate 214 riforme legislative e nuove leggi. La velocità con cui sono state attuate le riforme e la mancanza di adeguata consultazione con la società civile sono state ampiamente criticate.

 

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

Diverse modifiche alla legge sulla Corte costituzionale hanno aggravato la crisi costituzionale iniziata nel 2015; sentenze emesse a marzo e agosto dalla Corte costituzionale giudicavano tali modifiche totalmente o parzialmente incostituzionali.

A gennaio, la Commissione europea ha avviato per la prima volta un dialogo strutturato con la Polonia, secondo la legge quadro sullo stato di diritto, fissando al 27 ottobre 2016 la data ultima per delineare le misure adottate per porre rimedio alla crisi. La Polonia ha risposto che non avrebbe attuato le raccomandazioni e che queste erano “basate su presupposti errati”.

I giudici eletti dal precedente parlamento non sono stati nominati e la prima ministra si è rifiutata di rendere pubbliche molte delle sentenze della Corte. A luglio, una modifica alla legge sulla Corte costituzionale ha introdotto l’obbligo di esaminare i casi seguendo la sequenza di registrazione, privando la Corte della sua competenza di calendarizzazione dei casi secondo le priorità.

A novembre, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha pubblicato le proprie osservazioni conclusive sulla Polonia e ha raccomandato, tra le altre cose, di garantire il rispetto e la tutela dell’integrità e dell’indipendenza della Corte e dei suoi giudici e di assicurare l’attuazione e la pubblicazione di tutte le sue sentenze[1].

A seguito dell’adozione di tre nuove leggi riguardanti il Tribunale costituzionale e la nomina del suo nuovo presidente, a dicembre la Commissione europea ha espresso nuove preoccupazioni e ha emesso una raccomandazione integrativa, dando alla Polonia due mesi per affrontare la sistematica minaccia allo stato di diritto nel paese.

 

SISTEMA GIUDIZIARIO

In base alla nuova legge sulla pubblica accusa emanata a gennaio, le funzioni del procuratore generale e del ministro della Giustizia sono state unite e i poteri del procuratore generale sono stati ampliati. Queste riforme hanno avuto implicazioni significative sul diritto all’equità processuale e sull’indipendenza della magistratura[2].

A giugno, il presidente Duda si è rifiutato di nominare nove giudici designati per la promozione a tribunali di grado superiore e un giudice incaricato per l’ufficio da parte del consiglio superiore della magistratura. Non sono stati forniti motivi per tale decisione.

 

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA

A giugno è stata emanata una nuova legge antiterrorismo, a seguito di un percorso legislativo accelerato. Questa ha conferito ampi poteri all’agenzia per la sicurezza interna, senza prevedere un meccanismo di controllo indipendente per prevenire gli abusi e garantire il riconoscimento delle responsabilità.

La legge e il suo regolamento di esecuzione hanno definito in modo generico reati ed “eventi” connessi al terrorismo. I cittadini stranieri sono stati particolarmente presi di mira dalla nuova legge, che ne ha permesso la sorveglianza segreta senza supervisione giudiziaria per tre mesi, anche attraverso intercettazioni, monitoraggio delle comunicazioni elettroniche, delle reti di telecomunicazione e dei dispositivi elettronici; dopo tale periodo, la sorveglianza poteva essere prorogata da un’ordinanza di tribunale. Queste misure potevano essere adottate in presenza del “timore”, invece che del ragionevole sospetto, che la persona in questione potesse essere coinvolta in attività legate al terrorismo. La legge antiterrorismo ha introdotto diverse altre disposizioni, come ad esempio l’ammissibilità in tribunale di prove acquisite illegalmente, il prolungamento della detenzione preprocessuale fino a 14 giorni e la rimozione di alcune salvaguardie sull’uso ammissibile di forza letale, nel contesto di operazioni antiterrorismo.

Le riforme alla legge sulla polizia hanno permesso l’ampliamento dei poteri di sorveglianza, consentendo al giudice di autorizzare la sorveglianza segreta per tre mesi, estendibile fino a un massimo di 18 mesi, sulla base di un ampio elenco di reati e senza l’obbligo di prendere in considerazione la proporzionalità della misura. Le modifiche hanno anche consentito l’accesso diretto della polizia ai metadati, senza un ordine di tribunale. Anche la riservatezza delle informazioni coperte dal segreto professionale, per esempio quelle a disposizione dei difensori in un processo penale, è stata compromessa, dal momento che non è stata vietata la sorveglianza delle comunicazioni degli avvocati[3].

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha raccomandato, tra l’altro, alla Polonia di garantire che il codice penale prevedesse una definizione dei reati connessi al terrorismo in termini di finalità, una descrizione rigorosa della loro natura e una definizione precisa di “eventi terroristici”.

L’inchiesta penale sulla cooperazione della Polonia con la Cia e sul sito di detenzione segreta in territorio polacco era ancora in corso. Le sentenze del 2015 della Corte europea dei diritti umani nei casi di al-Nashiri e Abu Zubaydah non sono state attuate completamente.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE – GIORNALISTI

A luglio è divenuto operativo il consiglio nazionale sull’informazione; questo ha nominato e rimosso consigli di amministrazione e di supervisione degli organi d’informazione pubblici. La composizione e le regole di voto del consiglio hanno permesso al partito di governo di controllarne le decisioni.

L’effettivo controllo del governo sugli organi d’informazione pubblici e le conseguenti limitazioni alla libertà di stampa hanno fatto precipitare la Polonia dal 18° al 47° posto (su 180 paesi), nella classifica dell’Indice sulla libertà di stampa nel mondo del 2016. Secondo l’associazione Società dei giornalisti, a fine anno 216 tra giornalisti e impiegati amministrativi di organi d’informazione pubblici erano stati licenziati, costretti a dimettersi o trasferiti a posizioni meno influenti. A dicembre, una proposta della Sejm Marshal (la camera bassa del parlamento), che avrebbe limitato fortemente l’accesso dei giornalisti al parlamento, ha scatenato proteste di massa e una crisi parlamentare, con i membri dell’opposizione che hanno “occupato” il podio.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE

A dicembre, il parlamento ha approvato una modifica restrittiva alla legge sulle assemblee, nonostante le opinioni negative espresse dalla commissione polacca per i diritti umani e dalla Corte suprema e la forte condanna da parte di circa 200 Ngo. Il presidente non ha firmato l’emendamento e lo ha rinviato al giudizio del Tribunale costituzionale.

 

DISCRIMINAZIONE

La legge sulla discriminazione e i crimini d’odio ha continuato ad avere gravi lacune, relativamente a età, disabilità, genere, identità ed espressione di genere, orientamento sessuale e status sociale o economico. Ad aprile è stato abolito il consiglio per la prevenzione della discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza.

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

La Polonia non ha accettato rifugiati provenienti da altri stati membri dell’Eu, secondo le quote di ricollocazione obbligatorie. Le autorità sono ancora ricorse in modo sproporzionato alla detenzione per migranti e richiedenti asilo.

Organizzazioni della società civile hanno riferito dell’esistenza di ostacoli all’accesso alla procedura d’asilo, segnalando tra gli altri numerosi casi di persone che non hanno potuto richiedere la protezione internazionale al valico di frontiera di Brest/Terespol, tra la Bielorussia e la Polonia. A giugno, la Corte europea dei diritti umani ha comunicato al governo polacco gli esiti dei casi A. B. vs. Polonia e T. K. e S. B. vs. Polonia. Questi riguardavano una famiglia di tre cittadini russi, che aveva inutilmente tentato per quattro volte di entrare in Polonia e presentare richiesta d’asilo alla frontiera di Brest/Terespol.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Le donne hanno continuato a incontrare difficoltà strutturali per accedere all’aborto sicuro e legale; a fine anno, il parlamento stava considerando una richiesta che proponeva di limitare ulteriormente tale accesso.

Dopo le proteste di massa e lo sciopero generale delle donne svoltosi il 3 ottobre, il parlamento ha respinto un disegno di legge che proponeva un divieto quasi totale di aborto e la criminalizzazione delle donne e delle ragazze che avevano abortito e di chiunque le avesse assistite o incoraggiate ad abortire[4].

 

[1] Poland: Submission to the United Nations Human Rights Committee. 118th session, 17 October – 04 November 2016 (EUR 37/4849/2016).

[2] Poland: Dismantling rule of law? Amnesty International submission for the UN Universal Periodic Review – 27th session of the UPR working group, April/May 2017 (EUR 37/5069/2016).

[3] Poland: New surveillance law a major blow to human rights (EUR 37/3357/2016).

[4] Poland: Women force historic U-turn on proposed abortion ban (news, 6 ottobre); A dangerous backward step for women and girls in Poland (news, 19 settembre).

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