Qatar - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

STATO DEL QATAR

Capo di stato: sceicco Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani

Capo di governo: sceicco Abdullah bin Nasser bin Khalifa Al Thani

Le autorità hanno imposto indebite limitazioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Un prigioniero di coscienza è stato graziato e rilasciato. I lavoratori migranti hanno dovuto affrontare sfruttamento e abusi. La discriminazione contro le donne è rimasta radicata nella legge e nella prassi. I tribunali hanno comminato condanne a morte; non ci sono state notizie di esecuzioni.

 CONTESTO

Il Qatar ha continuato a far parte della coalizione internazionale a guida saudita impegnata nel conflitto armato nello Yemen (cfr. Yemen).

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno continuato a imporre indebite restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Non era ammessa l’esistenza di partiti politici indipendenti, mentre soltanto i cittadini del Qatar avevano il permesso di organizzarsi in associazioni dei lavoratori, a patto che queste soddisfacessero rigidi criteri stabiliti dalle autorità. Non erano ammessi e sono stati dispersi i raduni pubblici non autorizzati e sono state mantenute leggi che criminalizzavano espressioni ritenute offensive verso l’emiro.

Il poeta e prigioniero di coscienza Mohammed al-Ajami (conosciuto anche come Ibn Dheeb) è stato rilasciato il 15 marzo, a seguito di un provvedimento di grazia incondizionata accordato dall’emiro. Stava scontando una condanna a 15 anni di carcere, comminata nel 2012 per aver scritto e recitato poesie ritenute offensive nei confronti dell’emiro e dello stato.

L’organo indipendente d’informazione online Doha News è stato bloccato all’interno del Qatar per “problemi con la licenza”. Il portale, con il suo giornalismo indipendente, aveva coperto tematiche delicate in Qatar e questo ha probabilmente portato al blocco da parte di due fornitori di servizi Internet locali.

 TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Il 2 maggio, la Corte di cassazione della capitale Doha ha confermato la condanna e la pena a 15 anni di carcere a carico del cittadino filippino Ronaldo Lopez Ulep, per accuse di spionaggio. Era stato condannato nel 2014 principalmente sulla base di una “confessione” in arabo, una lingua che non era in grado di leggere, senza che fosse avviata un’inchiesta sulle accuse dell’imputato, che asseriva di essere stato torturato e altrimenti maltrattato dagli agenti di sicurezza per costringerlo a firmare la “confessione”. Sia la corte d’appello, che ha ridotto a 15 anni di carcere la sentenza originaria all’ergastolo, sia la Corte di cassazione non hanno indagato sulle sue accuse di tortura, nel momento in cui avevano confermato il verdetto di colpevolezza. In prigione ha continuato a essergli negato il diritto d’incontrare la famiglia.

 DIRITTI DEI LAVORATORI MIGRANTI

I lavoratori migranti, che costituiscono la maggioranza della popolazione del Qatar, hanno continuato ad affrontare sfruttamento e abusi. La legge n. 21 del 2015, entrata in vigore il 13 dicembre 2016, a oltre un anno dalla sua promulgazione ha sostituito la legge sul sistema degli sponsor del 2009, introducendo alcuni piccoli miglioramenti. Questi comprendevano l’eliminazione del divieto di tornare in Qatar per due anni previsto per i lavoratori migranti che avevano lasciato il paese. La nuova normativa ha tuttavia mantenuto alcuni elementi chiave contenuti nella legge del 2009, che favoriscono gravi violazioni dei diritti umani, compreso il lavoro forzato. In base alla nuova legge, i lavoratori migranti continuavano a dover ottenere un permesso di uscita dai loro datori di lavoro per lasciare il paese, in violazione del loro diritto di movimento. Nel caso in cui ai lavoratori fosse impedito di andarsene, avrebbero potuto ricorrere in appello; tuttavia non erano state rese pubbliche le linee guida su come questi casi sarebbero stati giudicati. La legge ha introdotto una procedura di ricorso per i lavoratori migranti che non riescono a ottenere il consenso d’uscita da parte del loro datore di lavoro. Tuttavia, a metà ottobre non era ancora chiaro in che modo avrebbe concretamente funzionato tale procedura. La nuova legge inoltre consentiva ai datori di lavoro d’impedire ai lavoratori migranti di cambiare occupazione per un periodo fino a cinque anni, a seconda dei termini contrattuali, e autorizzava i datori di lavoro a trattenere il passaporto dei lavoratori migranti previo loro consenso scritto, codificando quindi per legge la prassi consolidata di trattenere il passaporto, utilizzata da quei datori di lavoro che sfruttano i lavoratori migranti per esercitare un controllo su di loro.

L’Ilo ha visitato il Qatar a marzo. Una delegazione ad alto livello dell’organizzazione ha analizzato le misure adottate dal governo del Qatar per affrontare alcune problematiche sollevate da una procedura d’infrazione, avviata in relazione alla violazione della Convenzione sul lavoro forzato e della Convenzione sull’ispezione del lavoro. Il rapporto redatto dalla delegazione, pur riconoscendo che le autorità del Qatar erano intervenute per affrontare gli abusi subiti dai lavoratori migranti, ha rilevato che molte problematiche sono rimaste. L’organismo che guida l’Ilo ha rinviato a marzo 2017 la sua decisione sulla possibile nomina di una commissione d’inchiesta sul Qatar.

Il sistema di protezione dei salari, che ha introdotto l’obbligo del pagamento elettronico del salario tramite bonifico bancario, è stato progressivamente implementato nel corso dell’anno. Secondo dati forniti dal governo, a novembre il sistema copriva circa 1,8 milioni di persone. Alcuni lavoratori migranti impiegati nella realizzazione di progetti edilizi di alto profilo sono stati trasferiti nei complessi di Labor City e Barwa Al Bahara, costruiti dal governo per dare alloggio fino a 150.000 lavoratori migranti a basso reddito, fornendo loro migliori condizioni di vita e servizi. Una legge del 2010, che di fatto impediva ai lavoratori migranti di abitare nei quartieri residenziali urbani, ha continuato a limitare l’assegnazione degli alloggi disponibili ai lavoratori migranti, aggravando così il sovraffollamento di altre aree e condannando la maggior parte dei lavoratori migranti a condizioni di vita spesso inadeguate. Secondo i dati del censimento pubblicati ad aprile dal ministero della Pianificazione dello sviluppo e statistica, in Qatar c’erano 1,4 milioni di persone che vivevano all’interno di campi di lavoro.

I lavoratori domestici, prevalentemente donne, sono rimasti particolarmente a rischio di sfruttamento e abusi, in quanto continuavano a essere esclusi dalle tutele previste dalla vigente legislazione sul lavoro. Un progetto di legge proposto da tempo, finalizzato a salvaguardare i diritti dei lavoratori domestici, è stato ripetutamente rinviato. A luglio, il comitato nazionale dei diritti umani del Qatar ha raccomandato l’introduzione di una legislazione che tutelasse i diritti umani dei lavoratori migranti domestici e garantisse l’accesso alla giustizia in caso di abuso.

In risposta alle prove evidenti degli abusi subiti dai lavoratori migranti durante la ristrutturazione dello stadio internazionale Khalifa e dell’adiacente impianto sportivo dell’Aspire Zone, una delle sedi della Coppa del mondo di calcio del 2022, ad aprile, il governo ha annunciato che il ministero dello Sviluppo ammnistrativo, del lavoro e degli affari sociali avrebbe indagato sulle imprese appaltatrici coinvolte negli abusi. Il Comitato supremo per la delivery e la legacy, responsabile della supervisione dei progetti relativi alla Coppa del mondo di calcio del 2022, ha annunciato programmi di “correzione” per le aziende appaltatrici coinvolte negli abusi e ha posto restrizioni alle offerte future di contratti per la Coppa del mondo da parte della principale impresa subappaltatrice. Alcune compagnie che offrivano lavoro sono state escluse dai lavori per la Coppa del mondo del 2022, compresa una che avrebbe fatto ricorso a lavoro forzato. A novembre, il Comitato supremo ha firmato un accordo a lungo termine con il sindacato internazionale Federazione dei lavoratori delle costruzioni e del legno, per condurre un’ispezione congiunta sul lavoro e sulle condizioni di alloggio di alcuni lavoratori migranti impegnati nelle costruzioni e per rendere pubblici i risultati di questa inchiesta. L’accordo era limitato ai progetti per la Coppa del mondo e non copriva i lavori infrastrutturali associati all’evento, come autostrade, reti ferroviarie o hotel.

 DIRITTI DELLE DONNE

Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi e non sono state adeguatamente tutelate contro la violenza in ambito familiare. La legge sullo status personale continuava a discriminare le donne in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, tutela dei figli, nazionalità e libertà di movimento.

 PENA DI MORTE

I tribunali hanno emesso nuove condanne a morte e altre sono state confermate dalla corte d’appello; non ci sono state notizie di esecuzioni.

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