Swaziland - Amnesty International Italia

Regno dello Swaziland

Capo di stato: re Mswati III

Capo di governo: Barnabas Sibusiso Dlamini

Sono proseguiti gli sgomberi forzati. La legge sull’ordine pubblico e la legge sulla soppressione del terrorismo (Suppression of Terrorism Act – Sta) hanno gravemente limitato i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. I partiti politici d’opposizione sono rimasti vietati. Sono rimasti diffusi gli episodi di violenza di genere, a fronte dei quali il parlamento non è riuscito a far approvare una proposta di legge sui reati sessuali e la violenza domestica.

Contesto

Sono proseguite durante tutto l’anno le proteste studentesche innescate dalla decisione assunta dal governo nel 2016 di tagliare le borse di studio finanziate dallo stato, destinate all’istruzione terziaria. A settembre, in relazione alle proteste, sono stati arrestati 10 studenti.

Diritto all’alloggio e sgomberi forzati nel Regno dello Swaziland

Alcune comunità sono rimaste a rischio di sgombero forzato. Circa 85 famiglie appartenenti ad almeno due comunità erano a rischio imminente di essere sgomberate senza che le autorità avessero predisposto alloggi alternativi o risarcimenti adeguati. Sebbene la costituzione proibiva la privazione arbitraria della proprietà senza compensazione, nella realtà l’assenza di una tutela legale lasciava le persone esposte al rischio di essere sgomberate con la forza.

Con una sentenza emessa ad aprile, l’Alta corte ha stabilito che la norma costituzionale che sanciva il diritto degli abitanti sgomberati di ricevere compensazione riguardava solo gli sgomberi attuati dallo stato; gli abitanti colpiti da uno sgombero effettuato da attori privati erano esclusi dall’accesso a determinati rimedi.

A Madonsa, nella regione di Manzini, almeno 58 famiglie erano a rischio imminente di sgombero, dopo che il fondo per la previdenza nazionale dello Swaziland, un ente pubblico parastatale, aveva reclamato la proprietà del terreno su cui abitavano. Al termine di un lungo procedimento giudiziario durato sette anni, l’Alta corte aveva disposto nel 2011 che le famiglie sarebbero state sgomberate senza ricevere alcuna forma di compensazione o soluzione abitativa alternativa. A fine anno le famiglie occupavano ancora il terreno.

A Mbondzela, nella regione di Shiselweni, 27 famiglie minacciate di sgombero hanno intentato una causa contro una società privata che aveva cercato di acquisire il terreno su cui abitavano, per la realizzazione di un parco naturale. Il 19 ottobre, il tribunale centrale per chi vive nelle campagne ha archiviato il caso e autorizzato lo sgombero, stabilendo che la società privata era comunque tenuta a fornire agli abitanti il materiale edilizio necessario alla costruzione delle loro case altrove.

Libertà di riunione e associazione nel Regno dello Swaziland

L’8 agosto, re Mswati ha approvato la legge sull’ordine pubblico, che ha limitato l’esercizio dei diritti alla libertà di riunione e d’associazione, imponendo restrizioni di ampia portata nei confronti degli organizzatori di raduni pubblici. La legge inoltre non prevedeva la creazione di meccanismi in grado di accertare le responsabilità degli agenti di pubblica sicurezza nel caso di uso eccessivo della forza contro manifestanti o durante raduni pubblici. Il governo ha mantenuto la messa al bando dei partiti d’opposizione.

Sviluppi legislativi, costituzionali o istituzionali nel Regno dello Swaziland

Ad agosto, il re ha approvato la Sta, che ha emendato la legge del 2008. Gli emendamenti hanno ridefinito in maniera più circoscritta ciò che costituisce un atto terroristico sebbene la formulazione degli atti correlati al terrorismo fosse oltremodo ampia e vaga. La normativa inoltre conteneva disposizioni che indebolivano i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione.

Inizialmente previsto a ottobre 2017, è stato aggiornato a data da definirsi l’esame di un ricorso presentato dal governo contro una sentenza dell’Alta corte del 2016, che aveva invalidato sia il testo originario della Sta, così come della legge sulla sedizione e le attività sovversive, con la motivazione che entrambe violavano i diritti costituzionalmente tutelati alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Tuttavia, il governo non ha presentato in tempo le sue motivazioni e la corte ha annullato l’appello.

Violenza contro donne e ragazze nel Regno dello Swaziland

La proposta di legge sui reati sessuali e la violenza sessuale, all’esame del parlamento dal 2009, non era stata ancora approvata, malgrado le continue notizie di episodi di violenza di genere. A ottobre, l’ufficio del vice primo ministro ha presentato alcune proposte di modifica alla legge, che comprendevano l’eliminazione dal testo delle clausole che criminalizzavano l’incesto, gli atteggiamenti persecutori illeciti, il rapimento e l’offesa al pudore, con la motivazione che tali disposizioni costituivano una minaccia alle tradizioni culturali dello Swaziland.

Impunità nel Regno dello Swaziland

Ai sensi della legge emendamento sulla caccia del 1991, i ranger delle riserve naturali continuavano a godere dell’impunità in relazione all’espletamento del servizio, anche nel caso in cui si fossero resi responsabili dell’uccisione di presunti bracconieri. Durante l’anno, la polizia ha indagato su almeno sei uccisioni avvenute per mano dei ranger; secondo le informazioni a disposizione nessuno è stato portato davanti alla giustizia.

A oltre due anni dal decesso in custodia di polizia di Luciano Reginaldo Zavale, un cittadino mozambicano, le autorità non avevano ancora reso noti i risultati di un’inchiesta sulla sua morte.

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