Cambogia - Amnesty International Italia

Regno di Cambogia

Capo di stato: re Norodom Sihamoni
Capo di governo: Hun Sen

In vista delle elezioni fissate per luglio 2018, è stato intensificato il giro di vite nei confronti di difensori dei diritti umani, organi d’informazione, società civile e oppositori politici. Le autorità hanno continuato a fare un uso improprio del sistema giudiziario. Sono state avanzate nuove accuse penali verso dirigenti, alcuni del passato altri in carica, del principale partito d’opposizione.

Le autorità hanno aumentato la pressione sulla società civile, anche attraverso la sorveglianza di persone impegnate per i diritti umani e la limitazione o la chiusura delle organizzazioni di monitoraggio sulle elezioni. La libertà e la varietà degli organi d’informazione sono state ridotte drasticamente. I difensori dei diritti umani hanno continuato a essere controllati, minacciati, arrestati e imprigionati. Richiedenti asilo montagnard sono stati rimpatriati forzatamente in Vietnam.

Contesto

La prospettiva di prossime elezioni generali nel 2018 ha generato un ambiente politico instabile e minacce per i diritti umani. A febbraio 2017, Sam Rainsy ha lasciato l’incarico di capo del partito d’opposizione, Partito per la salvezza nazionale della Cambogia (Cambodian National Rescue Party – Cnrp), per evitarne lo scioglimento, a causa della sua condanna penale nel 2016. La campagna elettorale per le elezioni comunali del giugno 2017 è stata contraddistinta da discorsi minacciosi del primo ministro e di altri importanti funzionari del governo e dell’esercito.

Il partito di governo, Partito popolare cambogiano (Cambodian People’s Party – Cpp), ha ottenuto il controllo del 70 per cento dei comuni. A settembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha esteso per altri due anni il mandato del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Cambogia. Il 16 novembre, il Cnrp è stato sciolto perché accusato di partecipare a una presunta “rivoluzione colorata” finanziata dagli Usa per rovesciare il regime attuale.

Libertà d’espressione e associazione nel Regno di Cambogia

Le vessazioni nei confronti dell’opposizione politica e della società civile, attraverso un uso improprio del sistema giudiziario penale, sono aumentate, nell’evidente tentativo di ostacolarne le attività in vista delle elezioni generali del 2018*. A febbraio e luglio, alcune modifiche alla legge sui partiti politici hanno conferito al ministero dell’Interno e ai tribunali nuovi poteri sui partiti politici e hanno impedito alle persone con condanne penali di ricoprire posizioni dirigenziali.

A marzo, Sam Rainsy è stato condannato per “diffamazione e istigazione a delinquere”, per aver affermato sui social network che l’omicidio dell’opinionista politico Kem Ley, avvenuto nel luglio 2016, era un atto di “terrorismo di stato”. Ad agosto, il commentatore politico Kim Sok è stato condannato con le stesse accuse, perché avrebbe collegato il governo all’omicidio nel corso di una intervista radiofonica. Dopo le elezioni comunali, il ministero dell’Interno ha ordinato a una coalizione locale di monitoraggio elettorale di interrompere le proprie attività.

Ad agosto, l’Istituto nazionale democratico (National Democratic Institute – Ndi), con sede negli Stati Uniti, è stato espulso dalla Cambogia per presunte violazioni dei regolamenti. Sempre ad agosto, oltre 30 frequenze radio FM sono state chiuse. Le stazioni radio sono state accusate di aver violato i loro contratti con il governo per aver “venduto oltre la disponibilità” spazi radiofonici per i programmi delle emittenti Radio Free Asia (Rfa) e Voice of America, con sede negli Usa, oltre che per i programmi della radio cambogiana Voice of Democracy.

A settembre, lo storico quotidiano in lingua inglese The Cambodia Daily è stato costretto a chiudere, dopo che le autorità avevano imposto ai suoi editori di pagare 6,3 milioni di dollari Usa di imposte entro 30 giorni, un provvedimento da molti considerato arbitrario. Nello stesso mese, Rfa ha cessato le proprie trasmissioni in Cambogia, attribuendone la causa all’ambiente repressivo per i mezzi d’informazione. A novembre, due ex giornalisti di Rfa sono stati arrestati per accuse inventate di “spionaggio” e rischiavano fino a 15 anni di carcere.

Il 3 settembre, il nuovo capo del Cnrp, Kem Sokha, è stato arrestato nella sua abitazione nella capitale Phnom Penh e in seguito incriminato per “cospirazione con un potere straniero”, in relazione a un discorso del 2013, in cui aveva parlato dei consigli internazionali che aveva ricevuto in merito al cambiamento democratico. Più tardi, i legislatori del Cpp hanno votato per privarlo dell’immunità parlamentare che la costituzione gli garantiva.

Il ministero dell’Interno ha ordinato all’organizzazione locale per il diritto alla terra Equitable Cambodia (Ec) di sospendere le proprie attività per 30 giorni, per presunte violazioni dei regolamenti. Sebbene la sospensione terminasse il 15 novembre, l’Ec non ha potuto riprendere le sue attività. Almeno tre persone sono state arrestate nel corso dell’anno per aver pubblicato commenti su Facebook che, secondo le autorità, insultavano il primo ministro. Il 26 novembre, il Centro cambogiano per i diritti umani è stato minacciato di chiusura dal primo ministro; in seguito alle indagini del ministero dell’Interno, il 2 dicembre il primo ministro ha annunciato che il Centro poteva rimanere aperto.

Difensori dei diritti umani nel Regno di Cambogia

Difensori dei diritti umani sono stati vessati e perseguiti per le loro pacifiche attività in favore dei diritti umani. A febbraio 2017, Tep Vanny, un’importante attivista per il diritto alla terra della comunità del lago Boeung Kak, è stata ritenuta colpevole di “violenza intenzionale con circostanze aggravanti”, in relazione a una manifestazione di protesta del 2013, e condannata a due anni e sei mesi di reclusione. A dicembre, la Corte suprema ha confermato una condanna a sei mesi di carcere per Tep Vanny e altri due membri della comunità, per una protesta risalente al 2011. I difensori per i diritti umani Am Sam Ath e Chan Puthisak sono stati oggetto d’indagine, con l’accusa di aver istigato alla violenza nel corso di una manifestazione svoltasi a Phnom Penh, nell’ottobre 2016. Durante la manifestazione, i due erano stati picchiati da agenti di una milizia; tuttavia la loro denuncia formale di aggressione sembrava essere stata ignorata.

A giugno, cinque dipendenti in servizio o ex dipendenti dell’Associazione cambogiana dei diritti umani e dello sviluppo (Cambodian Human Rights and Development Association – Adhoc) sono stati rilasciati su cauzione, dopo essere stati trattenuti in custodia preventiva per oltre un anno, con l’accusa di aver corrotto un testimone. A tre di loro, Ny Sokha, Nay Vanda e Yi Soksan, è stato arbitrariamente negato l’accesso alle cure mediche per due mesi prima del rilascio. A fine anno, le accuse erano ancora pendenti.
A settembre, due attivisti dell’organizzazione ambientalista Madre natura sono stati arrestati mentre filmavano imbarcazioni che dragavano la sabbia lungo la costa di Koh Kong, nel tentativo di portare alla luce un presunto contrabbando illegale. Gli uomini sono stati incriminati per istigazione a delinquere e per aver realizzato una registrazione non autorizzata.

Uccisioni illegali nel Regno di Cambogia

Il 23 marzo, Oeuth Ang è stato condannato all’ergastolo, dopo che il tribunale municipale di Phnom Penh lo ha riconosciuto colpevole dell’omicidio dell’importante commentatore politico Kem Ley, avvenuto nel 2016. Il processo è durato solo mezza giornata. Le autorità non hanno risposto alle richieste di un’indagine indipendente, imparziale ed efficace sull’omicidio di Kem Ley.

Diritti delle donne nel Regno di Cambogia

La Cambogia non ha presentato il rapporto, atteso per ottobre, sull’implementazione delle raccomandazioni emesse nel 2013 dal Comitato Cedaw, né ha fornito le informazioni richieste in merito alla violenza sessuale e di genere, in particolare su risarcimento e protezione per le vittime. Il numero di donne impegnate in politica ha continuato a essere molto basso. Sebbene sia aumentato il numero di donne elette a capo dei comuni durante le elezioni municipali del 2017, il numero totale delle donne presenti nei consigli comunali è diminuito.

Diritto all’alloggio e sgomberi forzati nel Regno di Cambogia

In tutto il paese, l’accaparramento dei terreni, le concessioni fondiarie garantite a privati per uso agro-industriale e i grandi progetti di sviluppo hanno continuato ad avere effetto sul diritto a un alloggio adeguato per le comunità. Un rapporto reso pubblico a gennaio 2017 dal ministero per la Gestione del territorio ha evidenziato l’aumento del numero di denunce per dispute sulla terra ricevute nel 2016, rispetto all’anno precedente. Sono progrediti i lavori sul progetto della diga idroelettrica Lower Sesan II, nella provincia nordorientale di Stung Treng; le popolazioni native che si rifiutavano di abbandonare le loro terre ancestrali sono state forzatamente trasferite altrove. Coloro che hanno accettato la ricollocazione sono stati trasferiti in siti di reinsediamento al di sotto degli standard e soggetti a inondazioni.

Rifugiati e richiedenti asilo nel Regno di Cambogia

Il governo ha respinto 29 richieste per ottenere lo status di rifugiati di richiedenti asilo montagnard provenienti dal Vietnam, i quali rischiavano di essere soggetti a refoulement. L’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha dichiarato che essi avevano motivazioni legittime. A fine anno erano ancora in Cambogia.

Giustizia internazionale

A febbraio 2017, i giudici investigativi congiunti hanno emanato un ordine di chiusura congiunto che archiviava la causa contro Im Chaem, nel caso 004/1, dinanzi al Tribunale speciale della Cambogia (Extraordinary Chambers in the Courts of Cambodia – Eccc). La donna è stata riconosciuta estranea alla giurisdizione dell’Eccc, in quanto non fu una dirigente di alto grado né una dei funzionari con maggiori responsabilità durante il regime dei khmer rossi.
A giugno sono state emanate le dichiarazioni conclusive per il secondo processo nei confronti di Nuon Chea e Khieu Samphan, nel caso 002. La camera giudicante dell’Eccc nel 2011 aveva separato i casi, avviando due distinti procedimenti per accuse diverse. Erano accusati di crimini contro l’umanità, genocidio e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.

*Cambodia: Courts of injustice − suppressing activism through the criminal justice system (ASA 23/6059/2017).

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese