Maldive - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DELLE MALDIVE

Capo di stato e di governo: Abdulla Yameen Abdul Gayoom

È proseguito il giro di vite sui diritti alla libertà d’espressione e riunione pacifica. Le autorità hanno utilizzato il sistema giudiziario penale per mettere a tacere oppositori politici, difensori dei diritti umani, giornalisti e società civile. La mancanza d’indipendenza della magistratura è rimasta motivo di preoccupazione. Il presidente ha ribadito che le esecuzioni sarebbero riprese dopo più di 60 anni.

SISTEMA GIUDIZIARIO NELLA REPUBBLICA DELLE MALDIVE

È rimasto un clima di confusione a livello politico, nel quale il presidente ha impiegato l’esercito e la magistratura per soffocare l’opposizione. A luglio, l’opposizione ha presentato una mozione di sfiducia per mettere in stato d’accusa il presidente del parlamento ma la procedura è stata interrotta dalla sospensione di quattro parlamentari dell’opposizione.

Il 24 luglio, ai parlamentari è stato negato l’ingresso in parlamento e il presidente ha ordinato all’esercito di usare spray al peperoncino e gas lacrimogeni per disperderli. I parlamentari Faris Maumoon e Qasim Ibrahim sono stati arrestati arbitrariamente per presunta corruzione di altri parlamentari, al fine di destituire il presidente del parlamento*.

PROCESSI INIQUI NELLA REPUBBLICA DELLE MALDIVE

Le autorità hanno ignorato le garanzie costituzionali sul diritto a un processo equo, come è stato messo in luce da una serie di cause penali contro oppositori politici. Il 18 luglio, il parlamentare Faris Maumoon è stato arrestato durante un’irruzione nella sua abitazione, con l’accusa di aver corrotto altri parlamentari perché firmassero la mozione di sfiducia contro il presidente del parlamento. Egli ha cercato di far cancellare le accuse, sostenendo che le prove erano state ottenute in modo illegittimo.
Ad aprile, Qasim Ibrahim, capo del Partito repubblicano (Jumhooree Party), è stato condannato a 38 mesi di reclusione per accuse che comprendevano complotto per rovesciare il governo. Dopo ripetute richieste di assistenza medica, a settembre il tribunale gli ha concesso il permesso di recarsi all’estero per essere curato.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DELLE MALDIVE

Ad aprile, il famoso blogger politico e attivista dei social network Yameen Rasheed è stato pugnalato a morte nel suo appartamento nella capitale Malé**. L’anno ha segnato il terzo anniversario della scomparsa del giornalista Ahmed Rilwan. A fine anno, nessuna delle indagini aveva portato all’incriminazione dei responsabili e tutte erano state viziate da interferenze politiche.

A marzo, giornalisti di Raajje Tv hanno denunciato alla polizia delle Maldive di aver ricevuto minacce di morte se avessero inviato giornalisti sull’atollo Faafu, per seguire la visita del re dell’Arabia Saudita. La polizia non ha garantito ulteriori misure di sicurezza. Nello stesso periodo, due giornalisti del quotidiano Maldives Independent sono stati fermati in “custodia protettiva” dalla polizia, dopo aver ricevuto minacce da membri del partito al governo. I giornalisti hanno dichiarato che la polizia aveva letto i loro appunti e li aveva trattati come sospettati.

A luglio, sette giornalisti di Sangu Tv e Raajje Tv sono stati arrestati mentre seguivano una manifestazione di protesta durante la festa dell’indipendenza. Sono stati detenuti per diverse ore e accusati di aver ostacolato la polizia.

LIBERTÀ DI RIUNIONE NELLA REPUBBLICA DELLE MALDIVE

Sono proseguite le restrizioni arbitrarie nei confronti di manifestanti pacifici e difensori dei diritti umani. Il 24 luglio, l’esercito ha usato spray al peperoncino e gas lacrimogeni per disperdere i parlamentari che cercavano di entrare nell’edificio del parlamento. L’8 agosto, una marcia organizzata da parenti e amici di Ahmed Rilwan, per ricordare il terzo anniversario della sua scomparsa, è stata bloccata da agenti di polizia dell’unità operativa speciale, che hanno usato spray al peperoncino, strappato striscioni e cartelli e fermato per breve tempo nove persone. Alcuni giorni dopo, il nipote di Ahmed Rilwan e la sorella di Yameen Rasheed sono stati licenziati dal loro posto di lavoro come personale civile di supporto alla polizia delle Maldive, per aver preso parte alla manifestazione.

PENA DI MORTE NELLA REPUBBLICA DELLE MALDIVE

Il governo ha dichiarato che la pena di morte sarebbe stata reintrodotta “entro fine settembre”. Le esecuzioni sarebbero riprese per la prima volta dopo 60 anni. Hussain Humaam Ahmed, Ahmed Murrath e Mohamed Nabeel, sono rimasti a rischio di esecuzione imminente, nonostante gravi preoccupazioni sull’equità dei loro processi, tra cui l’uso di una “confessione” di Hussain Humaam Ahmed apparentemente ottenuta con coercizione e in seguito da lui ritrattata. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto ripetutamente al governo di fermare l’esecuzione dei tre uomini durante il 2016 e il 2017, in conformità agli impegni assunti dalle Maldive ai sensi del Protocollo opzionale dell’Iccpr***. Dei 17 prigionieri nel braccio della morte, almeno cinque erano stati condannati a morte per reati commessi quando non avevano ancora compiuto 18 anni****.

*Maldives: Opposition MP must get a fair trial (news, 22 settembre).
**Maldives: Killing of popular blogger an attack on freedom of expression (news, 23 aprile).
***Maldives: Halt first execution in more than 60 years (news, 20 luglio).
****Maldives to resume executions by September (ASA 29/7007/2017).

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