Papua Nuova Guinea - Amnesty International Italia

STATO INDIPENDENTE DI PAPUA NUOVA GUINEA

Capo di stato: regina Elizabeth II, rappresentata da Robert Dadae (subentrato a Michael Ogio a febbraio)
Capo di governo: Peter Charles Paire O’Neill

La violenza da parte delle forze di sicurezza è continuata in modo endemico e ha colpito con più frequenza reclusi, rifugiati e donne. Contese elettorali sono sfociate in scontri violenti e decessi in alcune parti del paese. Più di 800 rifugiati e richiedenti asilo sono rimasti intrappolati a Papua Nuova Guinea, dopo essere stati forzatamente inviati nel paese dalle autorità australiane. Due rifugiati con gravi problemi di salute mentale sono morti, facendo sorgere timori in merito all’inadeguatezza dell’assistenza medica.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLO STATO INDIPENDENTE DI PAPUA NUOVA GUINEA

La prassi australiana di detenere ed esaminare i rifugiati sull’isola di Manus, a Papua Nuova Guinea, ha avuto come conseguenza la sistematica violazione dei diritti di centinaia di persone.

A febbraio 2017, il rifugiato iraniano Loghman Sawari è stato arrestato e incriminato dopo essere stato rimandato con la forza a Papua Nuova Guinea dalle isole Figi, in cui era fuggito per chiedere asilo. Papua Nuova Guinea ha sostenuto che egli aveva fornito false informazioni per ottenere il passaporto. Tuttavia, a settembre tutte le accuse nei suoi confronti sono state archiviate dai tribunali per mancanza di prove.

Due rifugiati sono morti, rispettivamente ad agosto e ottobre, in casi si sospetto suicidio. Le circostanze della loro morte sono state indagate dal coroner papuano.

A settembre, circa 25 rifugiati sono stati trasferiti negli Usa. La maggior parte dei rifugiati e richiedenti asilo è rimasta intrappolata sull’isola di Manus, senza certezze sul loro futuro.

Il 23 e il 24 ottobre, alcuni rifugiati sono stati portati via con la forza dal centro per rifugiati di Lombrum da agenti per l’immigrazione e poliziotti armati di sbarre di metallo e trasferiti nei centri di transito di Hillside Haus, Lorengau Haus occidentale o Lorengau orientale; alcuni hanno riportato ferite lievi. Le strutture di Hillside Haus e di Lorengau Haus occidentale erano inadeguate, con tagli frequenti ad acqua ed energia. I rifugiati hanno subìto minacce e aggressioni in seguito al trasferimento.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA NELLO STATO INDIPENDENTE DI PAPUA NUOVA GUINEA

Ad aprile, agenti della marina di Papua Nuova Guinea hanno sparato all’interno del centro rifugiati di Lombrum, sull’isola di Manus, dopo un litigio scoppiato per l’utilizzo di un vicino campo di calcio. I rapporti iniziali presentati da Papua Nuova Guinea e Australia asserivano che era stato sparato un solo colpo in aria e che non si trattava di una grave violazione della sicurezza.

Tuttavia, dopo che esami forensi hanno stabilito che erano stati sparati numerosi colpi direttamente all’interno del centro, mettendo a rischio la vita dei rifugiati, dei funzionari dell’immigrazione e dei gestori privati della struttura, l’Australia ha confermato che erano rimaste ferite nove persone, tra cui tre rifugiati e alcuni operatori del centro. A fine anno non era stata avviata alcuna indagine in merito.

A maggio, le forze di sicurezza papuane hanno sparato e ucciso 17 detenuti durante un tentativo di fuga da una prigione nella città di Lae. Il carcere era stato in precedenza indicato come una struttura in pessime condizioni, con mancanza di servizi igienico-sanitari e sovraffollamento. Le autorità hanno affermato che avrebbero condotto indagini sull’incidente ma, a fine anno, non si avevano ulteriori informazioni in merito. Circa la metà delle persone trattenute nella struttura erano in custodia preventiva e molti attendevano il processo da anni.

VIOLENZE NEL CONTESTO DELLE ELEZIONI

Dalla fine di giugno ad agosto si sono tenute nuove elezioni nazionali. Le denunce di corruzione, la cattiva gestione, la diffusa esclusione dei votanti e la mano pensante da parte delle autorità hanno portato a un’atmosfera molto tesa, che in alcuni casi è sfociata in violenze e arresti.

Intorno alla metà di agosto, le violenze causate dalla contesa dei seggi dopo le elezioni hanno provocato la morte di almeno 20 persone e l’incendio di circa 120 case nelle province di Enga e degli Altopiani del Sud.

VIOLENZA DI GENERE NELLO STATO INDIPENDENTE DI PAPUA NUOVA GUINEA

La violenza di genere è rimasta una delle maggiori problematiche. Il 14 ottobre, la nota giornalista Rosalyn Albaniel Evara è morta. I membri della sua famiglia e i suoi amici stretti hanno sostenuto che fosse stata vittima di violenza domestica. A fine anno non era stata avanzata alcuna accusa ufficiale.

A novembre, una bambina di sei anni è stata fatta a pezzi e bruciata dopo essere stata accusata di stregoneria, a Enga. Sua madre, Kepari Leniata, era stata pubblicamente arsa viva a Mount Hagen nel 2013; nessuno dei responsabili è stato portato davanti alla giustizia. Le autorità spesso non hanno indagato in modo adeguato né perseguito i casi di violenza a seguito di accuse di stregoneria, a causa delle credenze tradizionali profondamente radicate negli agenti di polizia e nella comunità.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese