Corea del Nord - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DI COREA

Capo di stato: Kim Jong-un
Capo di governo: Pak Pong-ju

Sebbene il governo abbia intrapreso alcuni passi positivi nelle relazioni con i meccanismi internazionali per i diritti umani, la situazione sul campo non ha mostrato reali progressi. Fino a 120.000 persone hanno continuato a essere detenute arbitrariamente in campi di prigionia politica, dove le condizioni di reclusione erano ben lontane dagli standard internazionali. Le limitazioni ai diritti alla libertà d’espressione e alla libertà di movimento hanno continuato a essere molto gravi. I lavoratori inviati all’estero sono stati sottoposti a dure condizioni di lavoro.

CONTESTO

Il 3 settembre, la Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord) ha compiuto un test nucleare, il sesto nella sua storia, e nel corso dell’anno ha effettuato numerosi lanci di missili a medio e lungo raggio. Le provocazioni militari hanno indotto le Nazioni Unite a emanare sanzioni di una severità senza precedenti nei confronti del paese.

Lo scambio di minacce militari e politiche tra le autorità della Corea del Nord e quelle degli Stati Uniti hanno fatto ulteriormente crescere la tensione. Sono aumentate le preoccupazioni circa i rischi per la salute collegati ai test nucleari, dopo che organi d’informazione avevano riportato la notizia di frane vicino a un sito utilizzato per i test e di persone che avevano vissuto vicino a questi siti che mostravano segni di una possibile esposizione a materiale radioattivo. L’uccisione di Kim Jong-nam, fratellastro del leader Kim Jong-un, avvenuta in Malesia il 13 febbraio per mano di due donne che avevano probabilmente utilizzato sostanze chimiche, ha fatto sorgere dubbi sul possibile coinvolgimento di agenti statali nordcoreani.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DI COREA

Sono continuate le sistematiche, diffuse e gravissime violazioni dei diritti umani. Fino a 120.000 persone sono rimaste detenute nei quattro campi di prigionia politica conosciuti e sono state sottoposte a lavori forzati, nonché a tortura e altri maltrattamenti. Alcune delle violazioni si configuravano come crimini contro l’umanità; non risulta che nel corso dell’anno siano state adottate azioni per garantire l’accertamento delle responsabilità. Molte delle persone che vivevano nei campi non erano state condannate per reati riconosciuti dal diritto internazionale; erano detenute arbitrariamente perché erano parenti o erano collegate a persone ritenute una minaccia per lo stato, oppure perché ritenute “colpevoli per associazione”.

Cittadini stranieri hanno continuato a essere arrestati e detenuti per lunghi periodi. Tony Kim e Kim Hak-song, entrambi cittadini statunitensi e docenti dell’università di scienza e tecnologia di Pyongyang, finanziata con fondi esteri, sono stati arrestati rispettivamente il 22 aprile e il 6 maggio per “atti ostili contro il paese”. A giugno, un diplomatico americano è stato autorizzato a incontrarli. Le autorità nordcoreane hanno affermato che stavano indagando su loro presunti reati e che verdetti e condanne erano pendenti in tribunale. A fine anno, i due uomini erano ancora in detenzione.

Il cittadino americano Otto Warmbier, arrestato nel 2016 per aver rubato un manifesto propagandistico, è morto il 19 giugno, sei giorni dopo essere stato rimandato negli Stati Uniti in stato di coma. Le autorità nordcoreane non hanno spiegato in modo adeguato la causa del suo grave stato di salute. Il rapporto di un coroner, diffuso il 27 settembre in Ohio, lo stato da cui Otto Warmbier proveniva, non ha rilevato prove di tortura o altri maltrattamenti ma allo stesso tempo non ha escluso questa possibilità.

Lim Hyeon-soo, un pastore canadese condannato nel 2015 all’ergastolo con lavori forzati, è stato rilasciato il 9 agosto per “ragioni umanitarie”, dopo più di due anni di detenzione durante la quale non gli è stato fornito un adeguato trattamento medico*.

DIRITTI DEI LAVORATORI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DI COREA

Le autorità hanno continuato a inviare lavoratori verso altri paesi, tra cui Cina e Russia. Il numero di lavoratori impiegati all’estero non era facile da calcolare e si riteneva che fosse in diminuzione, poiché alcuni paesi, come Cina, Kuwait, Polonia, Qatar e Sri Lanka, hanno smesso di rinnovare o di emettere ulteriori visti di lavoro ai cittadini nordcoreani, al fine di rispettare le nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite sulle attività economiche nordcoreane all’estero. La Corea del Nord derivava parte delle entrate statali da questi lavoratori, che non ricevevano i salari direttamente dai datori di lavoro ma dal loro governo, dopo significative riduzioni. Le autorità nordcoreane hanno mantenuto uno stretto controllo sulle comunicazioni e i movimenti dei lavoratori e li hanno privati delle informazioni sui diritti dei lavoratori nei paesi ospitanti.

Coloro che sono rimasti nei paesi ospitanti hanno continuato a essere sottoposti a orari di lavoro eccessivi, senza tutele in termini di salute e sicurezza sul lavoro. Gli organi d’informazione hanno riferito casi di cittadini nordcoreani morti sul lavoro in Russia, paese che ospitava almeno 20.000 nordcoreani. A maggio, due operai edili sono morti a Mosca, la capitale russa, dopo che avevano lamentato problemi respiratori; si ritiene che abbiano avuto un arresto cardiaco acuto. Un subappaltatore del progetto di costruzione dello stadio per la Coppa del mondo di calcio a San Pietroburgo, in cui un lavoratore è morto a novembre 2016 per un attacco di cuore, ha dichiarato nel corso di un’intervista che molti operai soffrivano per la grande fatica, a causa dei lunghi orari di lavoro continuato per mesi, senza giorni di riposo.

LIBERTÀ DI MOVIMENTO NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DI COREA

Nel corso dell’anno, 1.127 nordcoreani hanno lasciato il paese e si sono trasferiti nella Corea del Sud, il numero più basso dal 2012. L’aumento delle misure di sicurezza su entrambi i lati del confine tra Cina e Corea del Nord potevano essere un possibile motivo di tale diminuzione. Alcune donne nordcoreane sono riuscite a lasciare il paese dopo accordi con trafficanti di esseri umani, solo per ritrovarsi soggette ad abusi fisici e sessuali o a condizioni di sfruttamento lavorativo, una volta arrivate sul lato cinese del confine.

Nel corso dell’anno, molti nordcoreani sono stati arrestati in Cina o rimandati forzatamente in Corea del Nord, dove rischiavano di essere sottoposti al lavoro forzato o a tortura e altri maltrattamenti**.

Gli organi d’informazione hanno anche riferito che il governo nordcoreano stava attivamente chiedendo alla Cina il rimpatrio di persone sospettate di aver lasciato la Corea del Nord senza precedente autorizzazione.

Un certo numero di fonti, incluso il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Democratica Popolare di Corea, hanno riferito casi di nordcoreani che avevano lasciato il paese ma erano ritornati o avevano espresso il desiderio di ritornare dopo essere arrivati nella Corea del Sud. Alcune persone, che erano rientrate in patria, sono apparse alla televisione di stato per testimoniare le difficoltà che avevano incontrato al di fuori della Corea del Nord. Poiché le procedure di rientro in patria per queste persone sono rimaste oscure, la loro apparizione ha generato congetture circa il fatto che fossero tornate volontariamente o fossero state rapite e riportate nel paese e che fossero state spinte dalle autorità nordcoreane a rilasciare testimonianze false.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DI COREA

Il governo ha continuato a imporre gravi limitazioni allo scambio d’informazioni tra i nordcoreani e il resto del mondo. Tutti i servizi di telecomunicazioni, postali e di trasmissione sono rimasti di proprietà dello stato e non c’erano giornali indipendenti né altri tipi di organi d’informazione oppure organizzazioni della società civile. Eccetto poche selezionate persone appartenenti all’élite al potere, la popolazione non ha avuto accesso a Internet o ai servizi di telefonia mobile internazionale. Nonostante il rischio di arresto e detenzione, le persone che vivevano vicino al confine con la Cina hanno continuato a contattare persone all’estero, connettendosi con la rete telefonica mobile cinese e usando cellulari di contrabbando. Organi d’informazione hanno dichiarato che le autorità hanno ulteriormente intensificato gli sforzi per rintracciare l’attività dei telefoni cellulari sulle reti cinesi e disturbare il segnale attraverso l’installazione di nuovi rilevatori radar nelle aree di confine.

VAGLIO INTERNAZIONALE

Dopo la ratifica da parte della Corea del Nord della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, a dicembre 2016, la Relatrice speciale sui diritti delle persone con disabilità ha effettuato una visita ufficiale in Corea del Nord, dal 3 all’8 maggio. È stata la prima visita in Corea del Nord di un esperto indipendente indicato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il Comitato Cedaw e il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia hanno esaminato la situazione dei diritti umani in Corea del Nord nel 2017.

La Corea del Nord ha presentato i rapporti in quanto stato parte ai Comitati, dopo un intervallo rispettivamente di 14 e nove anni, e ha risposto alle domande durante le sessioni. Nella sua revisione, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha rilevato l’impossibilità per i minori nordcoreani di comunicare in modo regolare con i genitori e i parenti all’estero***. Il Comitato ha anche messo in luce l’esclusione dei minori di 16 e 17 anni dall’attuale legge nazionale per la protezione dei diritti dei minori e l’obbligo per alcuni minori di effettuare un’enorme quantità di lavori di fatica.

*North Korea: Pastor Lim Hyeon-soo released after more than two years of imprisonment (ASA 24/6921/2017).

**China: Eight North Koreans at risk of forcible return (ASA 17/6652/2017).

***North Korea: Amnesty International’s submission to the United Nations Committee on the Rights of the Child (ASA 24/6500/2017).

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