Albania - Amnesty International Italia

REPUBBLICA D’ALBANIA

Capo di stato: Ilir Meta (subentrato a Bujar Nishani a luglio)
Capo di governo: Edi Rama

È perdurata l’impunità per le uccisioni e le sparizioni forzate commesse in passato. Le misure per proteggere le donne dalla violenza domestica sono state applicate in modo inadeguato. Donne e minori sono stati vittime di tratta per prostituzione e lavoro forzati. Il percorso dell’Albania verso l’ingresso nell’Eu è stato ostacolato dagli scarsi progressi nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato.

CONTESTO

Una crisi politica ha preceduto le elezioni che si sono tenute a giugno. Il Partito democratico all’opposizione, che a febbraio 2017 aveva organizzato manifestazioni di protesta per le strade, ha boicottato il processo elettorale fino a maggio quando, grazie a un accordo sostenuto dall’Eu e dagli Usa, gli è stata promessa una rappresentanza nel governo e nelle agenzie statali. Il Partito socialista al potere è stato riconfermato con una maggioranza ancora più ampia. Osservatori internazionali hanno riferito episodi di intimidazione nei confronti dei votanti e di presunto acquisto di voti.

Grazie a una nuova procedura istituita a gennaio 2017, ad agosto 183 persone, tra cui lo scrittore Ismail Kadare, hanno chiesto di poter accedere ai loro dossier personali segreti, creati dalla polizia durante il periodo comunista. A settembre, la Commissione internazionale per le persone scomparse ha accettato di dare il suo supporto nell’identificazione dei corpi recuperati dalle fosse comuni risalenti allo stesso periodo.

SISTEMA GIUDIZIARIO NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

Le misure per garantire l’indipendenza della magistratura sono state applicate solo in parte. A giugno, due associazioni di magistrati hanno presentato appello alla Corte costituzionale contro una legge sull’esame delle credenziali, che cercava di garantire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri dal crimine organizzato.

IMPUNITÀ NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

Ad aprile, in un caso portato davanti alla Corte europea dei diritti umani, il governo ha accettato di riaprire i procedimenti giudiziari sul caso di quattro manifestanti uccisi durante le proteste del gennaio 2011. Il pagamento totale di poco più di 100.000 euro come forma di compensazione è stato diviso tra i parenti di due delle vittime.

SPARIZIONI FORZATE NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

Non sono state adottate misure per individuare i resti di Remzi Hoxha, un macedone di etnia albanese che era stato vittima di sparizione forzata nel 1995 per mano di funzionari del servizio nazionale d’intelligence. Non sono stati riferiti progressi in merito all’esumazione dei resti di circa 6.000 persone scomparse tra il 1945 e il 1991.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

Il crimine organizzato o i proprietari di società private si sono resi responsabili di aggressioni fisiche contro giornalisti investigativi. A marzo, il giornalista Elvi Fundo è stato picchiato nella capitale Tirana da assalitori ritenuti appartenere al crimine organizzato. A giugno, Erven Hyseni, proprietario di un canale televisivo, è stato ucciso a Vlora insieme a un funzionario del governo.

A luglio, alcuni giornalisti hanno dichiarato che i processi per diffamazione avviati contro due organi d’informazione dal giudice dell’Alta corte Gjin Gjoni e da sua moglie, l’imprenditrice Elona Caushi, avevano lo scopo di intimidire i giornalisti investigativi e di spingerli all’autocensura.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

A febbraio, due Ngo hanno presentato istanza alla Corte europea dei diritti umani per chiedere una modifica al codice della famiglia, che vieta i diritti di convivenza alle coppie di persone dello stesso sesso. Un sondaggio reso pubblico ad agosto ha rilevato una diffusa discriminazione subita dalle persone Lgbti in ambito lavorativo, sia nel settore pubblico che privato.

DIRITTI DEI MIGRANTI NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

A maggio, un tribunale britannico ha stabilito che centinaia di persone lesbiche e gay, vittime di tratta e sopravvissute alla violenza domestica, potevano essere state erroneamente espulse verso l’Albania dal 2011, poiché le corti del Regno Unito avevano fatto affidamento su indicazioni non corrette. Circa 4.421 richiedenti asilo albanesi sono ritornati volontariamente nel paese da nazioni dell’Eu; 2.500 richiedenti asilo respinti sono stati rimpatriati dalla Germania.

Minori non accompagnati e famiglie con bambini sono stati in alcuni casi detenuti nel centro per stranieri irregolari di Karreç, una struttura chiusa per migranti irregolari destinati all’espulsione.

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

A settembre, 20 Ngo che si occupano di minori hanno protestato contro l’abolizione del ministero del Lavoro e dell’assistenza sociale, una misura che minacciava di mettere a rischio i servizi sociali.
Il ministero dello Sviluppo urbano ha ricostruito 300 abitazioni di rom ed egiziani e ha migliorato i servizi igienico-sanitari. Tuttavia, la maggior parte dei rom non ha avuto accesso all’acqua potabile e molti erano a rischio di sgomberi forzati.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NELLA REPUBBLICA D’ALBANIA

Sono aumentate le denunce di violenza domestica; alla data del 1° giugno erano stati emanati 420 ordini di protezione immediata. Ad agosto, la giudice Fildeze Hafizi è stata uccisa dal suo ex marito con un’arma da fuoco mentre era in automobile. Nel 2015 aveva ottenuto un ordine di protezione dopo essere stata picchiata dal marito. L’uomo era stato condannato e imprigionato ad aprile 2016 ma rilasciato agli inizi del 2017 per effetto di un’amnistia generale.

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