Macedonia - Amnesty International Italia

EX REPUBBLICA JUGOSLAVA DI MACEDONIA

Capo di stato: Gjorge Ivanov
Capo di governo: Zoran Zaev (subentrato a Emil Dimitriev a maggio)

L’impunità per i crimini di guerra è perdurata. Richiedenti asilo e migranti sono stati detenuti illegalmente. Il verdetto di un tribunale ha garantito il riconoscimento legale del genere alle persone transgender.

CONTESTO

A seguito delle elezioni del dicembre 2016, l’Organizzazione rivoluzionaria interna macedone-Partito democratico per l’unità nazionale macedone ha conquistato più della metà dei seggi ma non ha potuto formare un governo.

L’Unione socialdemocratica della Macedonia (Social Democratic Union of Macedonia – Sdsm) ha accettato di formare una coalizione con partiti di etnia albanese e ha costituito un governo a maggio 2017, in seguito a una violenta invasione del parlamento da parte di sostenitori dell’ex governo.

A novembre, l’ex capo della polizia e diversi parlamentari sono stati arrestati per aver preso parte a questi disordini.

Le elezioni sono seguite a una crisi politica scatenata dalla pubblicazione da parte dell’Sdsm nel 2015 di registrazioni audio che avevano rivelato l’uso illegittimo della sorveglianza e una diffusa corruzione all’interno del governo.

La Commissione europea ha chiesto alla Macedonia di mettere in atto misure che, tra l’altro, assicurassero lo stato di diritto, il diritto alla riservatezza, la libertà d’espressione, l’indipendenza della magistratura e la fine della corruzione nel governo.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN MACEDONIA

Fino a maggio, la libertà di stampa è stata gravemente compromessa dall’interferenza del governo nella stampa e in altri organi d’informazione, anche attraverso il controllo degli spazi pubblicitari e di altre forme di entrata; questo aveva portato a una diffusa autocensura e a una scarsa presenza del giornalismo investigativo. A marzo, 122 Ngo hanno pubblicato una dichiarazione in cui protestavano contro l’evidente campagna del governo volta a indebolire il loro operato.

IMPUNITÀ IN MACEDONIA

L’ufficio della procura speciale, istituito per indagare i reati emersi dalle registrazioni audio, ha aperto un’indagine per l’omicidio, avvenuto nel 2011, di Martin Neshkovski e il successivo insabbiamento del caso da parte del governo.
A giugno, l’ufficio ha incriminato 94 ex funzionari governativi, compresi il primo ministro Gruevski e l’ex capo della sicurezza e dell’intelligence.

È perdurata l’impunità per crimini di guerra, compresi sparizioni forzate e rapimenti.

SISTEMA GIUDIZIARIO

In seguito ai voti del consiglio dei pubblici ministeri e del parlamento, ad agosto, il procuratore Marko Zvrlevski è stato rimosso dall’incarico per mancanza d’indipendenza.

A ottobre, la procuratrice provvisoria Liljana Spasovska ha chiesto un nuovo processo per sei cittadini di etnia albanese, condannati a giugno 2014 per l’omicidio di cinque macedoni a Pasqua del 2012.

Il nuovo processo è stato richiesto sulla base del fatto che quello del 2014 non era stato conforme agli standard internazionali di equità processuale.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI IN MACEDONIA

Richiedenti asilo e migranti, inclusi minori non accompagnati, sono stati detenuti illegalmente nel centro di accoglienza per stranieri, come testimoni in procedimenti penali contro i trafficanti, per una media di due settimane, periodo dopo il quale sono stati rilasciati. La maggior parte aveva richiesto asilo ma ha lasciato il paese subito dopo.

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha esaminato il caso di otto rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, che erano tra i 1.500 rifugiati e migranti rimandati con la forza in Grecia a marzo 2016 dalle autorità macedoni, le quali non avevano esaminato le circostanze individuali né fornito un rimedio efficace.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE IN MACEDONIA

A settembre, il tribunale amministrativo ha stabilito che le persone transgender potevano modificare l’indicazione del genere nei registri dello stato civile, garantendo così il riconoscimento legale dell’identità di genere.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI IN MACEDONIA

A luglio, un tribunale della capitale Skopje ha stabilito che l’interruzione del contratto di lavoro di una donna perché era incinta per la seconda volta era una discriminazione diretta.

Sempre a luglio, un ambulatorio prenatale locale a Suto Orizari, un quartiere di Skopje a predominanza rom, è stato riaperto dopo otto anni.

A settembre, quattro neonati sono morti nell’arco di due giorni nella clinica di ginecologia e ostetricia di Skopje.

Un’ispezione successiva ha rilevato carenza di personale medico, incubatrici per le cure intensive con più di un neonato all’interno, difetti di ventilazione e perdite dal tetto. Tra gennaio e ottobre sono morti 127 neonati.

DECESSI IN CUSTODIA

A marzo, il Centro europeo per i diritti dei rom ha messo in luce i decessi in custodia di giovani rom per overdose di metadone, farmaco disponibile soltanto alle guardie carcerarie, e la morte di una donna rom, che aveva probabilmente subìto maltrattamenti.

A ottobre, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha espresso preoccupazione per l’incapacità, dimostrata a partire dal 2006, di migliorare la gestione e le condizioni del carcere Idrizovo a Skopje, dove nel 2016 erano morti nove reclusi.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA IN MACEDONIA

A dicembre, il comitato dei ministri ha rivisto l’applicazione della sentenza della Cedu del 2012 sul caso del cittadino tedesco Khaled el-Masri, esprimendo preoccupazione per le mancate scuse pubbliche e chiedendo di avere informazioni sui progressi nell’implementazione della sentenza.

La Corte aveva ritenuto la Macedonia responsabile della detenzione, sparizione forzata, tortura e altri maltrattamenti di Khaled el-Masri nel 2003 e della successiva consegna alla Cia, che lo aveva trasferito in un sito segreto di detenzione in Afghanistan.

A novembre, 37 imputati di etnia albanese sono stati condannati per terrorismo per la loro partecipazione o supporto a uno scontro a fuoco con la polizia, avvenuto a Kumanovo nel 2015, in cui morirono 18 persone.

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