Montenegro - Amnesty International Italia

MONTENEGRO

Capo di stato: Filip Vujanović
Capo di governo: Duško Marković

Non sono stati risolti i casi di omicidi e attacchi contro giornalisti e operatori dell’informazione avvenuti in passato. La Corte costituzionale ha stabilito che le indagini sui casi di presunte torture e maltrattamenti non avevano rispettato gli standard internazionali. Il finanziamento delle Ngo è stato minacciato e i difensori dei diritti umani sono stati sottoposti a campagne denigratorie da parte di organi d’informazione vicini al governo.

CONTESTO

A giugno, il Montenegro è entrato a far parte della Nato. Non sono cessate le gravi preoccupazioni per i procedimenti penali contro 14 uomini, inclusi alcuni funzionari dell’intelligence russa e leader dell’opposizione, che a maggio sono stati incriminati per aver tentato il “rovesciamento violento del governo” e aver “ostacolato l’accesso alla Nato”, nel giorno delle elezioni dell’ottobre 2016.

MANCATO ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITÀ IN MONTENEGRO

Secondo quanto riferito, la procura di stato ha riesaminato sette casi di crimini di guerra in cui tutti gli imputati, tranne quattro, erano stati assolti, per stabilire se esistevano le basi per la riapertura dei procedimenti. A settembre, il governo ha riferito che avrebbe risarcito le vittime con 1,35 milioni di euro.

A settembre è stato avviato il processo contro Vlado Zmajević, arrestato in Montenegro nel 2016 e incriminato, originariamente in Serbia, per crimini di guerra in Kossovo.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN MONTENEGRO

A giugno e nuovamente a luglio, la Corte costituzionale ha stabilito che la procura di stato non aveva condotto indagini efficaci sulle presunte torture e maltrattamenti ai danni di Branimir Vukčević, Momčilo Baranin e Milorad Martinović, avvenute nel corso di manifestazioni nel novembre 2015.

I procedimenti contro agenti carcerari accusati nel 2016 di violenze contro i prigionieri sono stati ancora ritardati dai loro avvocati e a dicembre non erano ancora arrivati a sentenza.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN MONTENEGRO

A giugno, il governo ha proposto di modificare la legge sui raduni per vietare le manifestazioni di protesta davanti al parlamento. Le Ngo hanno temuto che la modifica alla legge sulle fonti di reddito delle Ngo avrebbe potenzialmente ridotto i loro finanziamenti e consentito al governo di decidere se registrare o meno nuove Ngo.

Giornalisti

I membri della società civile facenti parte di una commissione incaricata di monitorare le indagini sulle violenze contro i giornalisti hanno continuato a vedersi negata l’autorizzazione ad accedere a documenti riservati.

Dopo appelli a livello internazionale, a febbraio è stato rilasciato il giornalista investigativo Jovo Martinović, arrestato nel 2015, ma a fine anno erano ancora in corso i procedimenti nei suoi confronti, per la sua presunta appartenenza a una banda di trafficanti di droga su cui aveva svolto delle indagini.

A ottobre, la Corte costituzionale ha accordato al giornalista Tufik Softić la somma di 7.000 euro come risarcimento per l’inefficacia delle indagini sull’aggressione che aveva subìto nel 2007, sulle continue minacce e sui suoi timori di subire un ulteriore attentato alla sua vita.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE IN MONTENEGRO

Ad aprile, attivisti hanno proposto un modello di legge sull’identità di genere. Ad agosto, membri della Ngo Lgbt Forum Progress sono stati aggrediti e uno di loro è stato ricoverato in ospedale.

A gennaio 2017, il governo ha ridotto del 25 per cento un sussidio perenne per le madri con tre o più figli che abbandonavano il lavoro, introdotto nel 2016 dalla legge sulla protezione sociale e dei minori.

Al provvedimento sono seguite proteste, compreso uno sciopero della fame durato 14 giorni, svoltosi a marzo.

A giugno, il governo ha completamente abolito il sussidio. Sebbene la legge fosse potenzialmente discriminatoria, le beneficiarie temevano che, senza un aiuto adeguato per permettere loro di tornare a lavorare, la perdita del sussidio avrebbe avuto un drastico impatto sul loro reddito familiare.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO IN MONTENEGRO

Circa 1.000 rifugiati rom ed egiziani, fuggiti in Montenegro dal Kossovo nel 1999, sono rimasti nel campo di Konik, fuori della capitale Podgorica, in attesa di essere ricollocati in alloggi adeguati costruiti con fondi dell’Eu, 120 dei quali erano stati completati a novembre.

Circa 800 rom ed egiziani hanno continuato a essere a rischio di apolidia, poiché le loro richieste per ottenere uno status regolare sono rimaste pendenti.

Circa 379 persone avevano soltanto un permesso di soggiorno temporaneo valido per tre anni. A maggio, il governo ha espunto dalla bozza di legge sugli stranieri una procedura per determinare la condizione di apolidia.

A maggio, la corte di appello ha condannato quattro uomini per aver sovraccaricato un’imbarcazione nel 1999, provocando la morte di 35 rifugiati rom. A settembre, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che le indagini sull’annegamento erano state inefficaci a causa della durata del procedimento.

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