Conflitti e crisi, i nostri ricercatori sul campo - Amnesty International Italia

Conflitti e crisi, i nostri ricercatori sul campo

 

Siria, Libia, Sud Sudan, Myanmar, Yemen sono solo alcuni dei paesi nel mondo in cui è in corso un conflitto.

I nostri ricercatori sono lì per raccogliere prove, ascoltare testimonianze, documentare e verificare le violazioni dei diritti umani in corso.

Spesso sono i primi ad arrivare e coraggiosamente mettono a rischio la propria vita.

Grazie al loro lavoro possiamo combattere contro le ingiustizie, i diritti violati, le discriminazioni.

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I nostri ricercatori esperti di crisi umanitarie in caso di guerra o conflitto sono tra i primi ad andare sul campo per raccogliere prove di violazioni dei diritti umani. Ecco come si preparano e cosa fanno.

Formazione: corsi di primo soccorso e di preparazione a ricevere fuoco ostile sono attività preliminari fondamentali per prepararli ad affrontare l’esperienza diretta sul campo.

Preparazione: la conoscenza del contesto in cui si va operare è centrale nei preparativi prima della partenza.

Kit di sopravvivenza: i ricercatori portano sempre con sé un kit di primo soccorso, farmaci contro la malaria, un telefono satellitare, un cellulare per chiamate locali e uno per quelle internazionali. I ricercatori sono hanno con se anche una macchina fotografica, una videocamera e un localizzatore satellitare.

Sicurezza: grazie al confronto con le persone locali è possibile capire quali sono i luoghi e le strade da evitare, e quando è preferibile viaggiare.

Trasporto: di solito usano una 4×4 perché fuori dalle grandi città è più complicato spostarsi. Spesso sono affiancati da un autista.

Interviste ai testimoni: tra i principali compiti dei nostri ricercatori, le interviste ai testimoni sono una parte centrale e da affrontare con tatto e sensibilità. Queste testimonianze sono necessarie per documentare con esattezza cosa è accaduto dopo un massacro o qualsiasi altro evento tragico.

Video e fotografia: fotografie ai corpi, alle cartucce, ai frammenti di proiettili e qualsiasi altra testimonianza rilevante sono parte del lavoro dei ricercatori. Alcune foto contengono immagini troppo forti e non possono essere pubblicate, ma sono conservate come prove.

Reportistica: l’obiettivo del lavoro dei ricercatori è quello di descrivere con esattezza cosa è successo, approfondire e analizzare i crimini commessi.

Stampa e social media: in situazione di emergenza twittano notizie, comunicano con i giornalisti, diffondono comunicati stampa, scrivono blog, articoli di opinione e brevi saggi. È importante far sapere a tutti cosa succede nel mondo e fare pressione sui governi affinché intervengano.

Pressione sui governi e le istituzioni: i ricercatori incontrano rappresentanti delle Nazioni Unite e dei governi per illustrare loro le prove raccolte e per spiegare la necessità di interventi immediati.