Dal 28 febbraio alla fine di maggio 2026 le autorità iraniane hanno arbitrariamente messo a morte almeno 39 persone, riconosciute colpevoli di accuse di natura politica al termine di processi gravemente iniqui.
Almeno 76 manifestanti, dissidenti e altre persone con legami reali o presunti con gruppi di opposizione vietati si trovano attualmente (maggio 2026) nel braccio della morte e rischiano l’esecuzione. Tra loro vi sono 41 persone arrestate in relazione alle proteste di gennaio 2026. Almeno cinque di queste erano minorenni al momento del presunto reato.
I timori di ulteriori esecuzioni scaturiscono dal continuo uso della pena di morte come strumento di repressione del dissenso da parte delle autorità iraniane, mentre alti funzionari chiedono procedure accelerate e pene “severe” contro le persone arrestate dall’inizio della guerra.
La pena di morte è infatti inflitta in modo sproporzionato alle minoranze oppresse.
E’ una strage di stato che si ripete dal 2022, con l’inizio della rivolta Donna Vita Libertà: processi accelerati e gravemente iniqui, viziati dall’uso della tortura, che finiscono con condanne a morte.
Negli ultimi anni il numero delle esecuzioni continua crescere, tanto che nel 2025 è stato registrato il numero più alto di esecuzioni dal 1989.
La comunità internazionale deve chiedere immediatamente alle autorità iraniane di imporre una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni, inviare rappresentanti a visitare i luoghi dove si svolgono e chiedere di poter assistere ai processi delle persone che rischiano la pena capitale.
Firma l’appello e chiedi con noi lo stop delle esecuzioni!
In Iran decine di persone vengono condannate e corrono un grave rischio di essere messe a morte a seguito di processi gravemente iniqui per accuse di natura politica, come quelle eccessivamente generiche e vagamente definite di “inimicizia verso Dio” (moharebeh), “corruzione sulla terra” (efsad-e fel-arz) e “ribellione armata contro lo stato” (baghi).
Le ricerche di Amnesty International dimostrano che le autorità hanno sistematicamente sottoposto gli arrestati, a seguito delle proteste del gennaio 2026, a sparizioni forzate, detenzione in isolamento, tortura e altri maltrattamenti, per estorcere “confessioni” con l’uso della forza. Fonti informate hanno riferito che le forze di sicurezza hanno picchiato duramente Ehsan Hosseinipour Hessarlou, puntandogli una pistola in bocca, e che Abolfazl Karimi è stato picchiato e gli sono state negate le cure per le ferite provocate da proiettili metallici durante le proteste. Saleh Mohammadi ha riportato fratture alla mano e Amirhossein Azarpira ferite al viso e denti rotti a seguito delle percosse. Le “confessioni” forzate di diverse persone sono state trasmesse in televisione, violando la presunzione di innocenza.
L’uso della pena di morte da parte delle autorità iraniane ha inoltre un impatto sproporzionato sulle minoranze oppresse dell’Iran, in particolare quelle appartenenti alle comunità afgana, baluca e curda.
Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, senza eccezioni.
La pena di morte è una violazione del diritto alla vita sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani ed è la punizione più crudele, inumana e degradante che esista.
Amnesty International da sempre invita tutti gli stati che mantengono la pena di morte, compreso l’Iran, a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni, con l’obiettivo di abolire completamente la pena di morte.
Capo della magistratura
Gholamhossein Mohseni Ejei
c/o Ambasciata dell’Iran presso l’Unione Europea
Avenue Franklin Roosevelt n. 15
1050 Bruxelles, Belgio
Egregio Signor Gholamhossein Mohseni Ejei,
nel contesto del forte aumento delle esecuzioni arbitrarie di manifestanti e dissidenti politici, e alla luce delle dichiarazioni di funzionari iraniani che chiedono di accelerare i procedimenti giudiziari e infliggere le “pene più severe” alle persone arrestate dopo gli attacchi illegali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, almeno 76 persone detenute nel braccio della morte per accuse di natura politica corrono un grave rischio di essere messe a morte. Queste persone sono state condannate al termine di processi gravemente iniqui, anche davanti ai Tribunali rivoluzionari, sulla base di accuse formulate in modo eccessivamente ampio e vago, come “inimicizia contro Dio” (moharebeh), “corruzione sulla terra” (efsad-e fel-arz) e “ribellione armata contro lo Stato” (baghi).
Tra le persone condannate a morte ce ne sono almeno 41 arrestate per le proteste di gennaio 2026 e sette arrestate per la rivolta Donna, Vita, Libertà del 2022. Tra le altre persone a rischio ne figurano 22 condannate alla pena di morte per una reale o presunta affiliazione con gruppi di opposizione vietati, e sette accusati di spionaggio per Israele o di altri reati legati alla sicurezza nazionale. Almeno cinque delle 76 persone avevano meno di 18 anni al momento del presunto reato, ciò è una violazione del diritto internazionale che vieta rigorosamente l’imposizione della pena di morte per reati commessi da minori. È probabile che il numero delle persone a rischio sia più elevato, a causa del clima di paura e del blocco di internet imposto dal 28 febbraio 2026, che ostacola l’accesso alle informazioni sulle violazioni dei diritti umani.
Dal 28 febbraio alla fine di maggio 2026, le autorità iraniane hanno arbitrariamente messo a morte almeno 37 persone in casi di natura politica, tra cui 14 persone arrestate in relazione alle proteste nazionali del gennaio 2026, continuando a usare la pena di morte come strumento di repressione politica e di intimidazione.
Amnesty International ha ripetutamente documentato gravi violazioni del diritto a un equo processo, tra cui la diffusione di “confessioni” forzate estorte mediante tortura e altri maltrattamenti, nonché la negazione del diritto a essere processati da un tribunale indipendente, competente e imparziale; del diritto a una difesa adeguata e all’assistenza legale; della presunzione di innocenza; e della possibilità di contestare efficacemente la legittimità della detenzione.
La esorto a fermare immediatamente tutte le esecuzioni programmate, annullare tutte le condanne a morte e istituire una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte. In attesa di ciò, adottate misure per allineare la legislazione nazionale al diritto e agli standard internazionali, includendo l’eliminazione della pena di morte per reati formulati in modo vago e l’abrogazione delle condanne obbligatorie alla pena di morte. Vi esorto inoltre a consentire agli osservatori internazionali, compresi le Procedure Speciali dell’ONU e la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, l’accesso ai luoghi di detenzione.
Cordiali saluti,
Elenco aggiornato al 27/05/2026.
Secondo le informazioni a disposizione di Amnesty International, almeno 78 persone si trovano nel braccio della morte e corrono un grave rischio di esecuzione per accuse di natura politica. Tra queste vi sono 41 persone arrestate per le proteste di gennaio 2026: Abdolreza Fathi, Abolfazl Hashemian, Abdolfazl Karimi, Abolfazl Salehi Siavashani, Ali Pishevarzadeh, Amir Mohammad Zare, Behrouz Zamaninejad, Bita Hemmati, Daniel Harouni, Davoud Aminzadeh, Ehsan Hosseinipour Hessarlou, Erfan Amiri, Hamidreza Fathi, Hamidreza Sabet-Ray, Hossein Ghaleh Beigi, Javad Talebpour, Kourosh Zamaninejad, Majid Nasiri, Mansour Jafari, Maryam Hodavand, Masih Abbaskhani Davanlou, Matin Mohammadi, Mehdi Eskanadari, Mobin Soltani, Mohammadreza Majidi-Asl, Mohamadreza Tabari, Mohammad Abdollahpour, Mohammad (Babak) Naghizadeh, Moslem Heidari, Navid Shirani, Pejman Haghighian, Ramezan Asadi, Reza Hassanlou, Reza Moazeni, Saeed Zarei Kordshouli, Shahab Dadkhah, Shahab Zohdi, Shahin Soleimani, Yaser Mokhtari e Yaser Rajaifa, oltre a un’altra persona la cui identità non è nota. Le condanne a morte di Bita Hemmadi e Mohammadreza Majid-Asl sono state poi annullate le i casi rinviati a un nuovo processo.
Tra le persone condannate a morte vi sono inoltre sette individui arrestati in relazione alla rivolta Donna, Vita, Libertà del 2022, vale a dire: Armin Nourmohammadi, Farshid Hassanzehi, Fazel Bahramian, Mohammad Faraji, Mohammad Darvish Narouie, Mohsen Eslamkhah e Raouf Sheikh Maroufi. Un’altra persona è stata arrestata invece per le proteste nazionali del novembre 2019: Mohammad Javad Vafaei Sani.
Tra le altre persone a rischio di esecuzione, ne figurano anche 22 condannate a morte per una reale o presunta affiliazione con gruppi di opposizione vietati: Abdolghani Shahbakhsh, Abdolrahim Ghanbarzehi Gorgij (Rahim Mirbaloch), Alireza Mardasi (Hamidavi), Eido Shahbakhsh, Ehsan Faridi, Farhad Baranzehi, Farshad Etemadifar, il cittadino turco Hatem Özdemir, Hossein Shahouzehi, Issa Eid Mohammadi, Karim Khojasteh, Manouchehr Fallah, Mansour Jamali, Massoud Jamei (Bavi), Nasimeh Eslamzehi, Omran Aghal, Peyman (Amin) Farahavar, Reza Abdali, Soleiman Shahbakhsh, Zahra Shahbaz Tabari, Yousef Ahmadi e Younes Bakhshi.
Altre persone sono state condannate in casi di natura politica, comprese accuse di spionaggio per Israele. Tra queste, Adham Naroui, Ahmadreza Djalali, Afshin Ghorbani Meishani, Ali Obeidavi, Malek Davarshenas (Mousavi) e Pakhshan Azizi.
Tra le persone sopra elencate condannate alla pena di morte, almeno cinque erano minorenni — ossia avevano meno di 18 anni — al momento del presunto reato: Matin Mohammadi, Erfan Amiri, Mohsen Eslamkhah, Soleiman Shahbakhsh e Mansour Jafari.
Altre 12 persone rischiano di essere nuovamente condannate a morte dopo che le loro condanne sono state annullate e i casi rinviati ai tribunali di grado inferiore per un nuovo esame: Abbas Derris, Ali (Souran) Ghassemi, Alireza Kafaei, Amir Mohammad Khoush Eghbal, Mehdi Imani, Milad Armoun, Mohammad Mehdi Hosseini, Kaveh Salehi, Pezhman Soltani, Rezgar Beigzadeh Babamiri e Teyfour Salimi Babamiri – tutte persone coinvolte in procedimenti legati alle proteste – nonché Verisheh Moradi, accusata di affiliazione con gruppi di opposizione curdi.
Secondo le informazioni a disposizione di Amnesty International, almeno altre 23 persone, arrestate in relazione alle proteste del gennaio 2026, sono state minacciate di incriminazioni comportanti la pena di morte durante gli interrogatori oppure sono state accusate, incriminate formalmente, sottoposte a processo o sono in attesa di verdetto per reati punibili con la pena di morte. Tra queste figurano Aban (Zeinab) Mousavi, Ahmad Khaksar Taraghi, Ali Azad, Ali Babri, Amirhossein Azarpira, Amir Mohammad Mojalal Choobari, Arman Marefati, Arashia Gheysar-Beigi, Artin Salari, Danial Niazi, Farzad Moradi, Hamed Mollahosseini, Hassan Mousavi, Hossein Mikhak Beiranvand, Ilya Ben-Rashid, Jamal Pourmand, Mahboubeh Shabani, Mohsen Abbaskhani Davanloo, e Shervin Bagherian Jabali. Amnesty International sta inoltre conducendo indagini su ulteriori segnalazioni di condanne a morte in casi motivati politicamente.