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La pena di morte è una punizione crudele, disumana e degradante che ormai la maggior parte degli stati del mondo ha consegnato alla storia.
Fin dalla nostra fondazione nel 1961, abbiamo iniziato a fare pressione attraverso gli appelli per fermare le esecuzioni dei prigionieri di coscienza, vale a dire persone detenute solo per il pacifico esercizio dei propri diritti.
Negli anni, ci siamo impegnati sempre di più contro la pena capitale a prescindere dal reato commesso. A livello internazionale siamo, ad esempio, tra i membri fondatori della Coalizione mondiale contro la pena di morte. In Italia, dal 2014 collaboriamo con la Task force contro la pena di morte, istituita dal ministero degli affari esteri.
Ogni anno diffondiamo un rapporto sulla pena di morte nel mondo, fornendo dati e informazione dettagliate.
Il numero di esecuzioni a livello globale ha raggiunto nel 2024 il livello più alto dal 1981, con 2707 persone messe a morte in 17 stati.
Nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024.
Sono state registrate almeno 334 nuove condanne a morte in 48 paesi, rispetto alle almeno 2.087 registrate in 46 paesi nel 2024.
I paesi con il più alto numero di esecuzioni sono stati Iran (2.159+), Arabia Saudita (356+), Yemen (51+) e Usa (47), in quest’ordine. La Cina si è confermata il principale paese per numero di esecuzioni, ma la reale portata del ricorso alla pena di morte nel paese resta sconosciuta, poiché questi dati continuano a essere classificati come segreto di stato.
Tony Carruthers, un nero di 57 anni, potrebbe essere messo a morte il 21 maggio in Tennessee, negli Stati Uniti. Potrebbe diventare la prima persona negli ultimi 100 anni a essere messa a morte dopo essere stata costretta a difendersi da sola in tribunale.
Carruthers è uno dei tre accusati di un triplice omicidio a Memphis avvenuto nel 1994. In violazione delle garanzie internazionali vigenti nei casi di pena di morte, è stato costretto dal giudice a difendersi da solo, a causa del suo comportamento nei confronti del difensore d’ufficio.
I suoi avvocati attribuiscono questo atteggiamento a una grave disabilità mentale e sostengono che non fosse in grado né di affrontare il processo né di difendersi e che non sia quindi passibile di pena di morte.
Tony Carruthers è affetto da una grave malattia mentale, diagnosticata come disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare e presenta inoltre gravi danni cerebrali.
L’uso della pena di morte nei confronti di persone con gravi disabilità mentali è vietato dagli standard internazionali sui diritti umani.
Chiediamo al governatore del Tennessee di fermare l’esecuzione e di concedere la grazia.
No alla pena di morte!
5683 persone hanno firmato
Il diritto internazionale dei diritti umani stabilisce che le esecuzioni dovrebbero limitarsi ai “reati più gravi”, ma gli illeciti per i quali è prevista la pena di morte sono molteplici e profondamente diversi da stato a stato: la maggior parte dei mantenitori la prevede per l’omicidio, altri per terrorismo o reati contro l’ordine costituito, altri ancora per apostasia o reati a sfondo religioso. In alcuni stati, si può essere condannati a morte per adulterio o per aver stretto una relazione omosessuale, anche se consensuale.
Esistono ordinamenti giuridici che prevedono la pena più crudele anche per reati comuni come il traffico di droga.
Esecuzioni per reati di droga sono state registrate in Cina (sebbene non se ne conosca il numero), Iran (998), Arabia Saudita (240), Singapore (15), Kuwait (2). Non sono disponibili informazioni sul Vietnam. Il numero totale di esecuzioni per reati legati alla droga ha costituito il 46 per cento del totale delle esecuzioni registrate da Amnesty International nel 2025.
Questa storia spiega perché le firme, le mobilitazioni, la sensibilizzazione servono e possono salvare delle vite.
Magai aveva solo 15 anni quando era stato condannato in Sud Sudan alla pena capitale. Anche grazie al nostro lavoro di denuncia e pressione, la notizia della sua condanna a morte ha fatto il giro del mondo. Centinaia di migliaia di persone come te hanno firmato appelli e fatto pressione sulle autorità per chiedere di annullare la condanna a morte. Ha funzionato!
Magai non sarà messo a morte.
La Dichiarazione universale dei diritti umani e altri trattati regionali e internazionali, che chiedono l’abolizione della pena di morte, riconoscono il diritto alla vita. Un riconoscimento sostenuto anche dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che, nel 2007 e nel 2008, ha adottato una risoluzione che chiede, fra l’altro, una moratoria sulle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.
Una difesa legale inadeguata, le false testimonianze e le irregolarità commesse da polizia e accusa sono tra i principali fattori che determinano la condanna a morte di un innocente. In alcuni paesi, il segreto di Stato che circonda la pena capitale impedisce una corretta valutazione di questo fenomeno.
Nessuno studio ha mai dimostrato che la pena di morte sia un deterrente più efficace di altre punizioni.
Eseguendo una condanna a morte, lo stato commette un omicidio e dimostra la stessa prontezza del criminale nell’uso della violenza fisica. Alcuni studi hanno non solo dimostrato come il tasso di omicidi sia più alto negli stati che applicano la pena di morte rispetto a quelli dove questa pratica è stata abolita, ma anche come questo aumenti rapidamente dopo le esecuzioni.
Qualunque sia il metodo scelto per uccidere il condannato, l’uso della pena di morte nega la possibilità di riabilitazione, di riconciliazione e respinge l’umanità della persona che ha commesso un crimine.