“A volte mi chiedo: dovrei lasciare il mio lavoro, la mia passione, la cosa che più amo al mondo?”
Alberto Amaro Jordán fa un mestiere molto pericoloso: il giornalista in Messico. Direttore della testata digitale La Prensa de Tlaxcala, le sue inchieste hanno dato fastidio a molti nel luogo che è uno snodo importante del traffico di esseri umani nel paese, soprattutto di donne e ragazze ai fini di schiavitù sessuale.
Per questo, negli ultimi anni Alberto ha ricevuto attacchi, minacce, tentativi di delegittimazione da parte dei gruppi criminali, ma anche delle forze di polizia. Nel 2019 è entrato nel Programma per la protezione dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti, ma dopo quattro anni le autorità hanno stabilito che non correva più alcun pericolo. Alberto e il suo team legale hanno presentato ricorso contro questa decisione e le misure di protezione sono rimaste in vigore nella loro formulazione originaria.
Il 4 maggio 2026 Alberto ha ricevuto un’altra minaccia di morte.
Chiediamo alle autorità messicane di garantire la sua sicurezza, condurre un’indagine approfondita sugli attacchi e sulle minacce contro di lui e la sua famiglia e dimostrare con azioni concrete che la libertà di espressione e la difesa dei diritti umani saranno protette.
Stai al fianco di chi denuncia, firma l’appello!
Seguendo le orme di suo padre e di suo nonno, entrambi giornalisti, Amaro ha fondato nel 2018 la testata digitale La Prensa de Tlaxcala. Tuttavia, nel giro di un anno ha iniziato a ricevere minacce legate alle sue inchieste sulla politica locale, la criminalità e la corruzione.
Dal 2019 è stato aggredito, minacciato e arrestato da agenti di polizia, nonché intimidito da un cartello della droga. Agenti di polizia e altri soggetti non identificati lo hanno fotografato insieme alla moglie e al figlio, sconosciuti hanno violato il suo sito web e lo hanno diffamato con post su Facebook in cui lo accusavano di essere un criminale. Un giorno, mentre era alla guida, i suoi aggressori hanno cercato di bloccarlo per costringerlo a lasciare la strada, poi un uomo armato a bordo di una moto gli ha sparato. Sconosciuti hanno tentato di entrare in casa sua, hanno sparato contro la sua proprietà e hanno avvelenato a morte uno dei suoi cani.
Dal 1992 secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, il Messico è il paese più pericoloso dell’emisfero occidentale per i giornalisti. L’impunità è la norma nei crimini contro la stampa; secondo l’indice annuale di impunità globale del Comitato per la protezione dei giornalisti, il Messico si colloca costantemente fra i primi dieci paesi per numero di omicidi di giornalisti rimasti irrisolti.
Tlaxcala, lo stato più piccolo del Messico, è un importante centro per la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale. La zona ospita potenti reti criminali a conduzione familiare che trafficano ragazze e giovani donne in tutto il Messico e negli Stati Uniti d’America, oltre a essere coinvolte in altre attività illecite.
Nel rapporto “Nobody Guarantees My Safety”, Amnesty International e il Comitato per la protezione dei giornalisti hanno documentato le gravi carenze e i fallimenti strutturali del Meccanismo federale di protezione del Messico per giornalisti e giornaliste. Il rapporto ha evidenziato che diverse persone che lavorano nel mondo del giornalismo sono state attaccate e persino uccise mentre si trovavano sotto protezione statale, dimostrando così che le misure esistenti sono spesso insufficienti, applicate in modo inadeguato o non sufficientemente monitorate. In questo contesto, le preoccupazioni di Alberto Amaro Jordán riguardo alle falle nel proprio sistema di protezione devono essere trattate con la massima serietà e urgenza sia dalle autorità federali sia da quelle statali.
I rapporti pubblicati da Articolo 19 Messico e America Centrale, un’organizzazione specializzata nella libertà di espressione e nella protezione di giornalisti e giornaliste, documentano schemi di violenza, sorveglianza, molestie e intimidazione nei confronti delle persone della stampa, nonché l’incapacità delle autorità di garantire una protezione efficace. Queste conclusioni rafforzano le preoccupazioni relative alle carenze del Meccanismo federale di protezione in Messico.
Anche nel XXI secolo il Messico rimane uno dei paesi più pericolosi al mondo per chi svolge la professione giornalistica. Dal 2012 il Comitato per la protezione dei giornalisti ha registrato 88 uccisioni di persone che lavoravano nel giornalismo e ha verificato che 37 di queste sono state assassinate in diretta relazione al loro lavoro. Gli stati messicani più pericolosi sono stati Veracruz (21 uccisioni), Guerrero (10), Oaxaca (nove) e Sonora (sette). Delle altre uccisioni il movente non è ancora chiaro.
Lorena Cuéllar Cisneros
Governatrice dello Stato di Tlaxcala
Plaza de la Constitución 3, Centro
C.P. 90000 Tlaxcala de Xicohténcatl, Tlaxcala
Tel.: 246 465 0900
E-mail: soportedespacho@gmail.com
X: @LorenaCuellar / @GobTlaxcala
Gentile Governatrice Lorena Cuéllar Cisneros,
Le scrivo per esprimere la mia profonda preoccupazione riguardo alla sicurezza del giornalista Alberto Amaro Jordán, direttore della testata giornalistica messicana La Prensa de Tlaxcala.
Ho appreso con allarme che il 4 maggio 2026 Alberto ha ricevuto minacce di morte. Tali minacce, rivolte contro la sua vita e la sicurezza della sua famiglia, rappresentano un’escalation delle intimidazioni nei confronti di un giornalista che sta svolgendo il proprio lavoro ed esercitando il suo diritto alla libertà di espressione.
A causa del suo lavoro, Alberto è già stato bersaglio di diversi gravi attacchi precedentemente denunciati da Amnesty International. Per motivi legati alla sua sicurezza, Alberto è stato costretto a lasciare il Messico e a cercare rifugio temporaneo all’estero da settembre 2024 a settembre 2025.
Alberto Amaro ha riferito numerose carenze nelle misure di protezione assegnategli dal Meccanismo federale di protezione, in un contesto che rende il Messico uno dei paesi più pericolosi al mondo per le persone che lavorano nella stampa. Le continue minacce, aggressioni e intimidazioni nei suoi confronti sono inaccettabili e non possono restare senza risposta. Il silenzio, l’inazione o una protezione inadeguata non fanno che aggravare il clima di paura vissuto da giornalisti e giornaliste in Messico.
Pertanto, invito il Governo di Tlaxcala ad assumersi le proprie responsabilità nella protezione delle persone della stampa e ad agire con urgenza e determinazione nel caso di Alberto Amaro Jordán.
La ringrazio per l’attenzione.