Capo di stato: Jakaya Kikwete
Capo del governo: Mizengo Peter Pinda
Capo del governo di Zanzibar: Amani Abeid Karume
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 43,7 milioni
Aspettativa di vita: 55 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 112/100‰
Alfabetizzazione adulti: 72,3%
Sono proseguite le uccisioni di persone albine in alcune parti del paese mentre la risposta data nel complesso dal governo è rimasta inadeguata. Migliaia di rifugiati burundesi hanno lamentato i tentativi governativi di costringerli a far ritorno nel loro paese, nonostante i rischi di persecuzione che avrebbero corso al loro rientro. È stata registrata un'alta incidenza di violenza contro donne e ragazze, mentre la maggior parte dei perpetratori non sono stati chiamati a risponderne.
Non sono ripresi i colloqui tra il partito di governo Chama Cha Mapinduzi e il Fronte civico unito all'opposizione, in merito alla condivisione dei poteri e alle riforme in campo legislativo ed elettorale nella semiautonoma Zanzibar, interrotti nel 2008. Ciò ha fatto temere un rigurgito di violenze di matrice politica a Zanzibar, nel contesto delle imminenti campagne politiche per le elezioni generali fissate per il 2010.
Sono continuate le uccisioni e le mutilazioni di persone albine, guidate da credenze popolari secondo cui le parti del corpo degli albini rendono ricca la gente. I dati indicano che nel corso dell'anno sono state uccise più di 20 persone albine, portando a 50 il numero complessivo nell'arco di due anni. Sebbene siano state decine i sospettati di coinvolgimento nell'omicidio e mutilazione di persone albine arrestate, soltanto i casi relativi a due uccisioni si sono conclusi con una sentenza di tribunale. Nel primo, a settembre, tre uomini sono stati giudicati colpevoli di omicidio; nel secondo, a novembre, quattro uomini sono stati condannati. Le indagini della polizia nei casi di questo tipo hanno continuato a procedere lenti, mentre lo sforzo del governo si è dimostrato nel complesso inadeguato a prevenire questi attacchi.
A luglio il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha reso note le proprie osservazioni conclusive in merito al quarto rapporto periodico della Tanzania presentato in base al Patto internazionale sui diritti civili e politici. Il Comitato ha espresso preoccupazione riguardo al persistere di un'alta incidenza di violenza per motivi di genere, in particolare la violenza domestica, e la mancanza di misure efficaci e concrete per combattere le mutilazioni genitali femminili; il sottofinanziamento dell'ente per i diritti umani, la Commissione per i diritti umani e il buon governo; il maltrattamento di detenuti da parte di agenti delle forze di sicurezza; e l'incapacità di riconoscere e tutelare i diritti delle minoranze e delle popolazioni native, anche in riferimento all'impatto negativo di progetti come riserve naturali dedicate allo stile di vita tradizionale di queste comunità. Il Comitato ha altresì osservato l'incapacità del governo di dare attuazione alle sue precedenti raccomandazioni.
Più di 36.000 rifugiati burundesi del campo rifugiati di Mtabila nella Tanzania occidentale erano a rischio di rimpatrio forzato. Le abitazioni di molti di loro sono state incendiate o erano sotto minaccia di essere incendiate, per mano di soggetti che agivano secondo istruzioni delle autorità della Tanzania. Nonostante vi fosse prova dei diversi tentativi di rimpatriare forzatamente i rifugiati, le autorità hanno negato il ricorso a metodi di coercizione e hanno affermato che il processo di rimpatrio era spontaneo e inserito in un accordo tripartito tra i governi di Tanzania, Burundi e l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Il governo ha annunciato di essersi impegnato a chiudere il campo e a completare il ritorno a casa dei rifugiati entro l'anno. Tuttavia, soltanto un numero esiguo di rifugiati si sono registrati per il rimpatrio spontaneo. Non è stata approntata alcuna procedura per valutare le accuse individuali avanzate dai rifugiati e richiedenti asilo circa i concreti e fondati timori di persecuzione al loro ritorno nel paese natale.
Il governo ha revocato la messa al bando che aveva imposto nell'ottobre 2008 nei confronti del settimanale MwanaHalisi. Tuttavia, alcuni giornalisti, sia sul continente che a Zanzibar, hanno riferito minacce e hanno lamentato vessazioni in relazione ad articoli della stampa riguardanti esponenti politici di primo piano.
La nuova versione del progetto di legge sui media, che regolamenta i mezzi di informazione tenendo conto dei pareri della società civile in riferimento a un disegno di legge del 2007, a fine anno non era stata ancora resa pubblica o presentata in parlamento.
Sono pervenute continue notizie di violenza contro donne e ragazze, compresa la violenza domestica, di stupro coniugale e di matrimonio di giovani ragazze. Le mutilazioni genitali femminili hanno continuato a essere praticate, anche in alcune zone urbane.
Organizzazioni della società civile locali hanno documentato un bassissimo tasso di perseguimenti giudiziari per i responsabili di violenze di genere.
Il tasso di mortalità materna ha continuato a essere elevato ed è stato calcolato dalle 8000 alle 13.000 donne morte ogni anno. Ciò è attribuibile principalmente all'estrema scarsità di strutture sanitarie e di personale medico qualificato, specialmente nelle zone rurali.
Le condizioni carcerarie, sia sul continente che a Zanzibar, hanno continuato a essere dure e sono pervenute notizie di torture e altri maltrattamenti. Organizzazioni locali per i diritti umani hanno registrato una diminuzione marginale del sovraffollamento delle carceri e hanno osservato che il problema era principalmente dovuto ai ritardi nell'assegnazione dei casi al tribunale e a un inadeguato ricorso da parte delle corti a sentenze amministrative. Secondo il Centro legale e sui diritti umani e il Centro servizi legali di Zanzibar, circa la metà della popolazione carceraria comprendeva detenuti in custodia preprocessuale.
I tribunali hanno continuato a comminare condanne a morte. A maggio, il governo ha dichiarato che i prigionieri in attesa di esecuzione erano 292.
Un'istanza presentata da tre organizzazioni della società civile nel 2008 in cui si contestava la costituzionalità della pena di morte è rimasta all'esame dell'Alta corte.
Un delegato di Amnesty International ha visitato la Tanzania continentale a ottobre.
Four Tanzanians sentenced to death for killing an albino man, 3 novembre 2009
Tanzania: Burundian refugees must not be intimidated to return home, 29 giugno 2009
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